Another Lost Phone: Laura’s Story – Imitare, simulare, immergere

Copertina Another Lost Phone

Se leggessimo la microanalisi di Luca Parri senza sapere il titolo del gioco trattato potremmo riferire ogni singola parola ad Another Lost Phone: Laura’s Story. Le somiglianze sono inevitabili poiché il gioco è stato sviluppato dallo stesso studio, Accidental Queens, ed è il calco tipologico di A Normal Lost Phone. Già la quasi omonimia (“A Normal” e “Another” Lost Phone) è un indizio, prima ancora di essere entrati nel vivo dell’esperienza, di una continuità programmatica. Non andremo più in là di un’ipotesi per giustificare questa scelta, poiché non possediamo gli strumenti e la presunzione di sapere cosa succede dietro il sipario dell’azienda. Certo ci avrebbe fornito un’ulteriore chiave di lettura la comparazione stretta tra gioco e gioco, quindi una descrizione delle differenze fra A Normal Lost PhoneAnother Lost Phone. Purtroppo, dobbiamo chinare il capo e ammettere di non poterlo fare: l’ambito, quello della recensione contenutistica, non prevede questo tipo di formulazioni, le quali, forse, sarebbero di troppo in uno spazio in cui il consumatore cerca una risposta sulla natura e qualità di un gioco isolato nella sua esperienza o, meglio, paragonato ad altri titoli simili: un’operazione quest’ultima che stentiamo a definire comparativa per via di un gusto eccessivo all’incasellamento e alla chiusura categoriale. Se questo non è il momento per un’analisi più approfondita, non escludiamo che lo possa essere in futuro, specie se sollecitati dai nostri lettori. Terminati i preamboli, passiamo alla descrizione del gioco.

Another Lost Phone 1

Un telefono nel telefono

Another Lost Phone: Laura’s Story è un videogioco che simula l’aspetto e le funzioni di un telefono cellulare. Questi è finito nelle nostre mani in circostanze misteriose: non conosciamo né il proprietario né le circostanze dell’abbandono. Starà a noi, detective un po’ improvvisati, capire cosa è successo. La narrazione è di natura fortemente testuale (SMS e messaggi di posta elettronica), frammentaria e parziale, con dei puzzle posizionati nei punti di accesso alla narrativa ulteriore. Quella dell’investigatore è una veste che il giocatore è chiamato a indossare. In bilico tra il possibile e l’improbabile situazionale, dovrà inoltre fare i conti con il proprio ruolo: come giustamente scrive Parri in merito ad A Normal Lost Phone, l’interattore vive il «dubbio morale di curiosare nella vita privata di un’altra [persona]». Attraversare il testo ludico è una violenza necessaria: il co-testo, dai trailer fino alla sinossi del gioco, sono segnali inequivocabili della natura del testo e del suo mistero da dischiudere. Di fatto, la nostra azione è a fin di bene, poiché è l’unico modo che abbiamo per scoprire l’identità del proprietario.

Il gioco dunque ci rassicura della sua natura simulata e allo stesso tempo ci avvisa delle implicazioni negative che un comportamento del genere avrebbe nel mondo reale. Possiamo parlare allora di un mix evasivo invasivo, in cui si entra nella porta del mondo gioco (evasione) e si esce dalla finestra per tornare al mondo reale (invasione), un circuito da percorrere senza sosta e che contribuisce fortemente all’immersione.  Another Lost Phone è interessante anche sul piano tematico, ciò che esprime. Due dati: tre e sole donne fanno capo allo studio Accidental Queens; la protagonista e proprietaria del telefono è donna. Senza anticipare troppo i suoi contenuti, il gioco riflette sulla posizione della donna nella società occidentale, seguendone le sue diramazioni negli ambiti più noti: la carriera lavorativa, il rapporto amoroso e quello amichevole. Scorrendo i messaggi fittizi che il gioco ci proporrà ritroveremo situazioni e fatti di cronaca noti, internazionali e non, che contribuiscono a definire il ruolo esemplare che ha la vicenda di Laura: in qualche modo tutti ne siamo coinvolti, per cose viste o sentite, capitate a famigliari, amici o provate noi stessi. Il merito di Another Lost Phone è quello presentare un tema sfaccettato e attuale nella forma umana e accessibile dell’empatia: essere l’altro, da uomo a donna.

La questione donna è al centro della narrativa.

Ciò che caratterizza Another Lost Phone: Laura’s Story è la sua struttura, che imita quella di uno smartphone. L’interfaccia grafica è l’interfaccia grafica del telefono, non vi sono cioè strati di mediazione, e dunque non è un errore parlare di uno come se fosse l’altro, e che quindi il menù di gioco coincide o è allo stesso tempo il menù dello smartphone. Come è facile intuire, la simulazione alimenta l’immersione la quale, non ci stancheremo mai di ripetere, è uno dei tratti costitutivi del videogioco, e per questo è una fonte instancabile di fascino e studio. Abbiamo provato il gioco su computer, ma non è difficile immaginare l’effetto che può dare su smartphone: la simulazione è perfetta, ciò che fa il videogioco è imitare il suo contenitore, una sorta di meta-smartphone. Come il gioco nel videogioco, uno è indistinguibile dall’altro. Un altro esempio è quello di Her Story, la cui interfaccia ricalca quella dei desktop PC. Ci troviamo di fronte a forme più spinte di simulazione e non vediamo l’ora di scoprire cosa ci riserverà il futuro.

Scrivo meglio di come parlo, il che è tutto dire

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