C'è una corrente artistica che deve molto al medium videoludico, in quanto è grazie ad esso che è riuscita a scolpirsi nella mente dei videogiocatori attraverso immagini e colori precisi, al punto da poter essere "vissuta" in prima persona, in qualche modo. Parlo della Synthwave, un fenomeno vasto e sconfinato, che è stato rappresentato al meglio delle sue possibilità e portato al grande pubblico videoludico con titoli come Outrun, Hotline Miami e Far Cry Blood Dragon. Questo movimento culturale è in continua crescita e le sue influenze raggiungono continuamente nuovi lidi, contaminando con i propri caratteri tipici altri stili musicali, cinematografici e televisivi. È proprio da questa continua contaminazione che nasce Hyper Jam, un esperimento che prende un genere consolidato nel panorama videoludico e lo sottopone a una dose massiccia di Synthwave, permeandone ogni minimo aspetto.
Hyper Jam, primo titolo del team di sviluppo Bit Dragon, viene definito dagli stessi come un neon-soaked Arena Brawler, per un massimo di 4 giocatori online, in cross-platform o in locale.
Al momento del rilascio sul mercato, il gioco mette a disposizione sei arene e quattro personaggi giocabili, che assieme alle tracce che vanno a comporre la colonna sonora del titolo, esplorano i diversi rami dell'immaginario Synthwave, a partire dall'Outrun fino alla Darksynth, passando per il Cybersynth. Tra i quattro eroi selezionabili abbiamo un milionario in abito elegante, una cyber ninja, un motociclista ispirato ai Daft Punk e al protagonista di Ruiner, e infine un veterano di guerra. Se le daranno di santa ragione, innumerevoli volte.
Come funziona? L'obiettivo è mettere al tappeto i nemici con ogni mezzo a disposizione, al fine di restare l'ultimo sopravvissuto del round. Tutti i match iniziano con i combattenti ad armi pari, o meglio, totalmente privi di qualsiasi strumento di morte. Tutti i personaggi hanno le stesse tre abilità di base: uno scatto veloce, riutilizzabile dopo un breve periodo, uno scudo che riflette ogni tipo di colpo da usare con perfetto tempismo e, infine, i semplici e onnipresenti pugni.
Un suggerimento per chi è alle prime armi: non farti prendere dal panico. Correre senza una meta in giro per l'arena ti porterà a morte certa con le tue sole mani, mandando il tuo personaggio dritto nell'esplosione di un razzo, o peggio (ma non meno raro), finendo fuori dall'arena o in una delle buche in esse presenti.
Ma non finisce qui, perché uno degli elementi fondanti del gioco è il cosiddetto Perk Drafting. Alla fine di ogni round ciascun giocatore potrà selezionare un bonus passivo, così da aggiungere valore al combattente e invogliare a sperimentare nuove strategie, stavolta più consapevoli.
In generale il titolo è carente da un punto di vista quantitativo dell'offerta e ciò, assieme all'iniziale soglia di apprendimento, potrebbe sfiduciare i giocatori di passaggio. Allo stesso modo, per gli appassionati del genere, il gioco non presenta una profondità delle meccaniche degne di nota. Sarebbe stato interessante rendere unico ogni personaggio, magari inserendo un'abilità speciale per ognuno di essi.
Provando infine ad analizzare l'unico aspetto non riguardante il gameplay in senso stretto, focalizziamoci sull'aspetto formale di Hyper Jam. Il gioco è saturo di elementi Synthwave, ma c'è davvero un reale legame tra questa corrente e il gioco in sé? A parere di chi scrive, no. L'estetica di riferimento è stata trasmessa al gioco in maniera impeccabile, è tutto bellissimo da vedere e i diversi sottogeneri sono ben rappresentati, fondendo in maniera perfetta personaggi, arene e brani della colonna sonora. Al tempo stesso, tutto questo appare come un semplice fan-service, una vetrina per attrarre una certa fetta di utenza a provare questo brawler che non ha nulla di così particolare (se non nell'estetica, appunto) né di innovativo per il genere.