The Graveyard

The Graveyard — Un Manifesto artistico interattivo

«Il gioco si nasconde dietro la scusa dell'arte e la poesia volendo spingere il giocatore a credere che ci sia dietro chissà che concetto, ma in realtà non si fa nulla». Eppure, trovo che anche solo il voler spingere il giocatore a "pensare", invece di "agire", sia già un passo importante.

Cos'è, The Graveyard? A raccontarlo, una barzelletta. Impersoniamo un'anziana che, arrivata al cimitero, percorre lentamente uno dei suoi lunghi sentieri, fino a una panchina. Una volta arrivati, ci siederemo, e dovremo decidere quando rialzarci. Fine.

Prima di elencare le mie perplessità e i miei elogi, vorrei ricordare un evento: nel 1917, Marcel Duchamp realizzò Fontana, ricorrendo all'esposizione di un orinatoio. Attivando un contrasto tra definizione e natura dell'opera, Duchamp intendeva spostare l'accento sulla fruizione intellettuale.

Ed effettivamente, sono palesi i messaggi che The Graveyard tenta di trasmettere. L'intera costruzione del gioco si regge sull'inserimento di critiche dirette all'industria, dai canoni ludici che mortificano l'esperienza fino alle pratiche commerciali che sminuiscono il potenziale del medium.

The Graveyard non è un videogioco tradizionale: non vuole divertire, non vuole commuovere. The Graveyard è invece un manifesto interattivo, un breve ma concreto excursus delle idee che hanno sempre accompagnato le opere Tale of Tales. Per fortuna, il loro Manifesto sembra ormai essere stato accolto da tantissime altre case di sviluppo.

Claudio Cugliandro

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici. Fondatore di Deeplay.it.