Cognition: An Erica Reed thriller – Ingredienti altalenanti, risultato altalenante

Tenuto d’occhio dagli appassionati di avventure grafiche prevalentemente perché pubblicizzato come un titolo a cui avesse apportato il proprio contributo Jane Jensen (nota autrice della saga di Gabriel Knight e dello splendido Gray Matter, nonché scrittrice a tutto tondo), Cognition: An Erica Reed thriller è però un titolo che oscilla fra la mediocrità e il piacevole disastro.

Relegata in realtà al mero ruolo di “consulente”, della poetica e delle tematiche sovente trattate dalla Jensen nel titolo sviluppato da Phoenix Online Studios non vi è traccia. Si ha, indubbiamente, a che fare con il paranormale, con delle realtà che l’essere umano ancora non è in grado di comprendere e può a malapena decidere di accettare, ma né il registro linguistico adottato dalla sceneggiatura né lo svolgimento delle vicende sono a lei riconducibili.

Le premesse che vedono la Erica Reed del titolo, un’investigatrice dell’FBI con poteri cognitivi, alle prese con un caso di omicidio che si trasforma fin da subito in qualcosa di più grande e articolato, sono fra le più banali. Così come banali sono i dialoghi che scandiscono i primi minuti di gioco. Ci si ritrova fin da subito gettati in una vicenda costruita mediante i più consolidati stampi della più abusata fra le catene di montaggio; che si tratti di un film, di un romanzo solitamente capace di macinare record di vendite o, appunto di un videogioco, il meccanismo è quello: talmente ben rodato da sentirne il cigolio causato dall’usura.

A danneggiare ulteriormente la scrittura non troppo ispirata ci pensano però le animazioni, legnose quando non inguardabili, prossime alla parodia e capaci di rendere tragicomico il tono comunque cupo e tormentato della vicenda. Vicenda che vuole Erica Reed alle prese col proprio passato, oltre che col caso di omicidio affidatole. Il fratello di Erica, infatti, è l’ultima vittima conosciuta di un serial killer che per obiettivo mirava sempre a fratelli e sorelle, mettendoli di fronte a dei crudeli giochi tramite cui poter salvare la propria vita. Sopraffatta dalla perdita e dal senso di colpa per non aver salvato suo fratello, Erica insegue ancora la vendetta e, a distanza di anni, nell’indagine apparentemente insignificante che si ritrova per le mani, trova un indizio mediante cui risalire al colpevole; negli stessi giorni, però, una persona sconosciuta comincia a mostrare interesse nei suoi confronti e di essere a conoscenza delle sue peculiari abilità paranormali.

Erica e John

Il motore grafico non garantisce volti e animazioni consone al tono della vicenda, a differenza degli intermezzi a fumetto.

Le premesse non originali vedono fortunatamente qualche picco d’inventiva nel susseguirsi degli avvenimenti. Almeno nei primi due capitoli dei quattro totali di cui è composto il gioco. Originariamente infatti rilasciato a episodi e finanziato tramite kickstarter, Cognition: An Erica Reed thriller è un gioco che dimostra anche l’intento (solo parzialmente riuscito) di celebrare la lieta unione fra la formula più tradizionale del genere delle avventure grafiche e quella più moderna brevettata da TellTale. Non solo il formato episodico porta a pensare ciò, ma anche delle sequenze interattive simili agli ormai non più così abusati Quick Time Event. Sequenze in cui è richiesto di cliccare più rapidamente possibile nei diversi punti con cui interagire, dovendo peraltro azzeccare quelli giusti in sequenza: pena il game over. Va da sé che questi rari frangenti si inseriscono nel fluire di sessioni altrimenti lente e meditative, e che inserendosi recano con sé meccaniche trial & error di cui non si sentiva particolarmente la necessità.

I poteri di cui è dotata Erica, oltre a tessere i fili della vicenda, conferiscono al gameplay quella sfumatura che rende il gioco sensibilmente diverso dagli esponenti più anonimi del genere, ma sfociano comunque in un utilizzo piuttosto guidato e lineare. Che si tratti semplicemente di analizzare un oggetto, o di cercare un effetto personale di un indiziato tramite cui poter ricostruire in sequenza dei ricordi, o di analizzare aree di interesse altrimenti invisibili per sbloccare ulteriori possibilità di esplorazione, il loro impiego non dona soddisfazione alcuna e, anzi, in un paio di casi si traduce piuttosto in un procedere per tentativi.

Erica in uno dei primi scenari del gioco

Alcuni fondali sono più curati di altri. A stridere è però la poca grazia con cui i personaggi attraversano le ambientazioni.

Pur godendo di una progressione fluida e priva di intoppi causati da picchi di difficoltà o momenti di spaesamento, Cognition: An Erica Reed thriller sceglie di fornire inoltre un sistema di aiuti che prevede un primo indizio grazie a cui trarsi di impaccio cui segue, se non ritenuto sufficiente, la soluzione vera e propria dell’enigma corrente.

In mezzo a pochi alti e tanti bassi, a brillare enormemente nel gioco è però il doppiaggio della protagonista e parte della colonna sonora. A prestare la voce a Erica è infatti Raleigh Holmes, figlia di Jane Jensen e cantante della folk band The Scarlet Furies, già responsabile delle canzoni portanti di Gray Matter. Anche attrice, la Holmes interpreta Erica conferendo ad ogni sua espressione una carica emotiva considerevole e rendendo piacevole da ascoltare perfino il banale commento che il personaggio riserva nell’analizzare un oggetto ininfluente per il proseguire del gioco. La sua voce nella canzone The Taking, impiegata in un rompicapo del primo episodio, irrompe rabbiosamente e riesce a farsi ricordare fino ai titoli di coda.

Cognition: An Erica Reed thriller è un titolo realizzato facendo i conti con tante limitazioni. La scarsa cura riposta nelle animazioni e nei fondali rende impossibile non pensare quanto l’aspetto estetico avrebbe probabilmente giovato di un interfaccia più scarna, simile a quella dei vari hidden object, adottata anche dal misconosciuto Dying for Daylight alla cui colonna sonora aveva contribuito sempre Raleigh Holmes con le sue furie scarlatte. Ma prendendolo per quello che è, il lavoro di Phoenix Online Studios si rivela un titolo purtroppo trascurabile, a tratti perfino irritante, apprezzabile unicamente dal più irriducibile degli appassionati di avventure grafiche.

Roberto Grussu

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