Emily is Away Too: L’impossibile nostalgia dell’adolescenza


Emily is away Too è il seguito del breve e gratuito Emily is away, una simulazione di chat client che ci metteva nei panni di un adolescente alle prese con una delle sue cotte nel mezzo degli anni 2000. Benché nel gioco non succedesse sostanzialmente nulla, e sebbene il finale fosse solo apparentemente aperto, bisogna riconoscere a Emily is away l’intuizione di strappare le dinamiche di messaggistiche ARG al genere horror per restituirle a una dimensione a suo modo altrettanto disturbante: la pubertà.
Le premesse di Emily is Away Too sono sostanzialmente le stesse del predecessore. 
È il 2006, siamo nel nostro ultimo anno di liceo, e attraverso il nostro fedele client di chat avremo a che fare con Emily, la nostra amica di una vita, e con l’ancora più misteriosa Evelyn. Stavolta, rispetto al capitolo precedente, le nostre azioni influenzeranno davvero l’epilogo della vicenda, e la partita sarà aperta fino all’ultimo messaggio. Il gioco è articolato in capitoli, che seguono grossomodo lo scorrere delle stagioni.

La storia procede rispondendo ai messaggi delle ragazze e scegliendo di volta in volta tra le frasi disponibili. Interessante la possibilità di scegliere l’input manuale, che comporterà, dopo aver selezionato il messaggio, il premere tasti a caso per digitare effettivamente la risposta. Occasionalmente riceveremo link esterni e file da scaricare, ma non si tratta di elementi fondamentali per proseguire nella storia, che non presenta in realtà mai veri e propri enigmi.
A questo proposito, il gameplay puro si riduce a due minigiochi principali. Un sistema di memoria che ci avverte che le nostre parole saranno ricordate, come in Life is Strange, e rare sessioni con un limite di tempo entro il quale rispondere. Notevolmente, il fallimento di queste prove non comporterà mai il game over, ma influenzerà il corso degli eventi.

In Emily is Away Too è possibile rigiocare i capitoli sbloccati, ma al di fuori dei checkpoint di fine capitolo non c’è sistema di salvataggio tradizionale, e non è possibile tornare indietro. Da questo punto di vista, il gioco è perfettamente realistico. Il gioco è inoltre realizzato completamente in pixel art: immagini, icone e persino intere pagine web sono state ricreate con estrema sintesi grafica. La definizione dell’immagine è anacronistica, ma diverte e si integra bene con il lavoro fatto col sonoro: tutto, nel gioco, grido “Windows XP”.

La nostalgia è chiaramente un ingrediente chiave del gioco, ed elencare tutte le sue istanze equivarrebbe a guastare buona parte del divertimento. Basterà menzionare la possibilità, ad ogni nuovo capitolo, di personalizzare la foto profilo e lo stato con quello che in quel momento passa il convento: videogiochi, film e frasi delle canzoni in rotazione su MTV all’epoca (altra nota di realismo, queste scelte cosmetiche avranno conseguenze importanti nello sviluppo del rapporto con le ragazze). Alla ricerca “nostalgica” nel design si accompagna un’altrettanto affilata dissezione delle più tipiche situazioni da chat-broccolaggio.

Potremmo ritrovarci a mentire sui nostri gusti musicali solo per strappare uno smile alla nostra amata, e la temutissima “friendzone” sarà sempre dietro l’angolo. Si tratta di cliché, ma realizzati con cura e dalla devastante portata catartica per chiunque abbia passato il fiore degli anni a cercare di rimorchiare su MSN. I personaggi si esprimono in modo piuttosto realistico, e non sono molto più stereotipati delle loro controparti reali, e solo verso l’epilogo la trama prenderà un paio di forzature, che anche il giocatore più ingenuo (come me) potrà veder arrivare con tutta calma. Parlando di difetti, unico neo nella scrittura, evidente solo dopo aver rigiocato il titolo più volte, è la scelta di riciclare interi dialoghi per una ragazza o per l’altra, a seconda delle nostre azioni.

In ogni caso, il gioco raggiunge i suoi obiettivi in maniera egregia. Gli insight sono pochi ed elementari e proprio per questo molto potenti, e con la complicità di un’ottima scrittura in pochi minuti staremo chattando con la ragazza dei nostri sogni, o scorrendo con astio gli stati del nostro rivale in amore.
Nella misura in cui chattare è davvero una riduzione dell’altro a trilli e caratteri, e nella misura in cui l’amore può scadere in un gioco di bugie e frasi fatte, il realismo di Emily is Away è pervasivo e spietato. Un esempio: durante una run Emily mi ha inviato un .txt contenente una poesia. Nel corso della partita ci siamo messi insieme e “pochi mesi” dopo lei mi ha lasciato, stravolta. Fine della run, crediti.

Il giorno dopo accendo il computer (davvero) e mi ritrovo sul desktop il file .txt. Difficile descrivere la sensazione. Unico limite del gioco, e grande rovescio della medaglia dell’operazione nostalgia, è una certa ristrettezza di vedute. Se siete stati degli adolescenti (preferibilmente imbranati) nel corso degli anni 2000, il gioco colpirà duro e preciso, ma molte delle soluzioni artistiche mancheranno il bersaglio su un target di pochi anni più giovane, o più anziano.
Emily is away Too è uno dei pochi giochi in cui non si uccide, mutila o demolisce qualcuno o qualcosa che però abbia apprezzato davvero, ed è comunque uno dei titoli più brutali che abbia mai giocato.

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