Gone Home – Storia di un amore straordinario

Se dovessero chiedervi il nome di un gioco che tratti di una storia d’amore, cosa rispondereste? I titoli da citare sembrano tanti, ma probabilmente esiterete quando arriverete alla conclusione che le storie d’amore, nella maggior parte dei casi, hanno un ruolo puramente marginale e non rappresentano il cuore pulsante dell’esperienza, in un videogioco.

Viene quindi da interrogarsi se fino a oggi siano stati pubblicati titoli dedicati interamente a una storia che tratti di amore, in una qualsiasi delle sue forme. Ed è qui che arriviamo a Gone Home, anche se in realtà già titoli come Passage di Jason Rohrer erano riusciti a parlare di amore attraverso meccaniche e mondo di gioco — in maniera piuttosto intelligente, aggiungerei.

Passage, di Jason Rohrer.

A differenza di quest’ultimo, però, Gone Home utilizza uno stile narrativo totalmente differente, servendosi della tecnica dell’audio-diario, che ci permetterà di immergerci completamente nella storia raccontata da una delle protagoniste. Una storia d’amore, appunto, fatta di gioie e dolori, di sorrisi e segreti, di lacrime e addii.

È il 7 giugno del 1995 e Kaitilin Greenbriar, dopo un anno passato all’estero, torna a casa… senza trovarvi nessuno. Il primo indizio ci viene dato da un messaggio lasciato da nostra sorella, Samantha, che ci chiede di non andarla a cercare. Kate comincia quindi a esplorare la magione, nella speranza di trovare indizi sulla posizione di sua sorella. Nel contempo, potrà indagare sul passato della propria famiglia, oltre che sugli avvenimenti che si sono susseguiti in sua assenza.

In Gone Home, l’interazione non ricopre un ruolo fondamentale, o questo almeno è ciò che ho percepito. Il giocatore, infatti, ricopre il ruolo di spettatore, o meglio, di ascoltatore. Gone Home non ci chiede di risolvere enigmi, né di prendere decisioni fondamentali ai fini della storia; ci chiede soltanto di ascoltare cos’ha da dirci nostra sorella su quanto le è accaduto negli ultimi tempi, come una lunga chiacchierata con un amico che non vediamo da un po’. E la forza di Gone Home sta tutta qui.

Una foto delle due protagoniste.

Il racconto è breve, funzionale, e si espande anche in altre direzioni. Non è soltanto la storia di nostra sorella, ma anche dei nostri genitori. Ambientare il gioco nel 1995 ha dato agli sviluppatori l’opportunità di disseminare un po’ ovunque lettere, documenti, diari, messaggi scritti ecc., dato che, stando alla mente dietro Gone Home, Steve Gaynor, ambientarlo nel presente avrebbe significato narrare la storia attraverso noiose e-mail.

Ma l’anno in cui si ambienta il gioco diventa anche un punto a favore del titolo, dal momento che quest’ultimo è stracolmo di citazioni di classici come X-Files, Terminator, Ritorno al Futuro, il tutto puramente sotto forma di VHS, per la gioia di chi ha vissuto quel periodo.

E se colpisce la meticolosità con cui è stata creata la magione — forse la vera protagonista di Gone Home — quello che più ci entra e rimane nel cuore è la storia di Sam e Lonnie, che fa a meno di banali spettacolarizzazioni o elementi fuori dal comune, raccontando una serie di eventi che potrebbero tranquillamente far riemergere in voi ricordi di un’adolescenza (ormai) passata. Forse è anche per questo che Gone Home assume tutto un altro sapore se quel periodo lo si è già vissuto, rendendo di fatto il racconto ancora più di intimo di quanto non lo sia già di per sé.

Lonnie

Le informazioni nascoste qua e là ci permettono di ottenere un quadro completo della situazione in famiglia, dandoci così la possibilità di approfondire non solo la storia dei personaggi, ma anche la loro psicologia, le loro paure e i loro desideri. Janice, madre di Sam e Cat, probabilmente tradisce suo marito, Terry. Quest’ultimo è uno scrittore fallito che ha ricevuto molestie sessuali in passato da suo zio Oscar, fatto che si proietta anche in una sua opera in cui un uomo, tornando indietro nel tempo, tenta di salvare John Kennedy. In realtà, Terry sogna che quell’uomo lo salvi da suo zio, con cui i rapporti si sono interrotti nel 1963 (proprio l’anno della morte di JFK).

Personalmente, non saprei dire se Gone Home sia un capolavoro o meno, ma questo non ha alcuna importanza. Ciò che conta veramente è la consapevolezza di trovarsi di fronte a una delle opere più brillanti degli ultimi anni, nonché a una delle storie che fa del realismo (in senso artistico) il suo cavallo di battaglia.

Gennaro Saraino

Ama le belle storie, specie se può crearle giocando. Passa parte del suo tempo leggendo di psicologia e filosofia.

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