Gray Matter – Si può giocare un romanzo?

Si dice spesso di un videogioco particolarmente emozionante quanto riconducibili al cinema possano essere le sensazioni che scaturiscono da esso. Molto più raramente si tira in ballo la letteratura, quando si tratta di qualità della narrazione nel medium. Eppure ci sono titoli come Gray Matter in cui giocare equivale a entrare dentro un romanzo, e a risolvere un rompicapo dopo l’altro per proseguire lungo la strada che porta fino all’ultima pagina.

Non è azzardato tirare in ballo il paragone con un romanzo anche perché l’autrice del gioco, la mai troppo lodata Jane Jensen, è appunto innanzitutto una scrittrice. Dall’inizio alla fine dell’avventura, senza trascurare nemmeno il più insignificante dei dialoghi opzionali, l’abilità della Jensen emerge con prepotenza, e la precisione con cui ogni personaggio e ogni situazione vengono delineati lascia il segno. Seppure non tecnicamente brillante, insomma, l’autrice ci tiene a mettere in chiaro che nel suo gioco non c’è spazio per la trascuratezza creativa. Nessuno scenario appare poco ispirato, nessun risvolto della trama — per quanto, come da tradizione, sia presente l’elemento paranormale — si impone con arroganza. Nulla appare fuori posto.

Gray Matter primi minuti di gioco

Prima cosa da fare al mattino: dare da mangiare al coniglio.

Gray Matter è innanzitutto la storia di due persone tormentate, una in fuga perenne e l’altra in fuga da una tragedia del passato, che sono destinate a incontrarsi e, nello scontro delle reciproche individualità, a sconfiggere i propri demoni: Samantha “Sam” Everett è un’artista di strada, viaggia continuamente in moto, un piccolo zaino sulle spalle con il minimo indispensabile, e si dirige verso Londra alla ricerca del Daedalus Club, un covo di maghi e prestigiatori abilissimi. David Styles era un rinomato professore e ricercatore di Oxford prima che un incidente automobilistico gli portasse via sua moglie, un lato del volto e, stando alle voci, buona parte della ragione. Durante un brutto temporale e, favorita da una casualità, Sam approfitta delle proprie abilità per introdursi in un’enorme magione, con l’intenzione di ripararsi dalla pioggia e levare le tende il mattino successivo. Al risveglio viene però scambiata per l’aspirante segretaria del proprietario di casa, proprio il dottor Styles di cui, spinta dalla curiosità, deciderà di fare la conoscenza.

In questi casi, dell’enorme villa in cui si ambientano diversi eventi della storia, si direbbe che è un personaggio anch’essa, e la definizione effettivamente calzerebbe. Non solo perché ogni parete, ogni angolo e ogni pezzo d’arredamento raccontano la storia di chi vi ha abitato, ma soprattutto perché, proseguendo nel mistero, ciò che la casa nasconde è destinato a venire a galla. E mai come in questo caso l’esplorazione è resa agevole, aiutati come si è da un indicatore che evidenzia ogni possibile punto d’interazione — caratteristica che non facilita affatto il compito al giocatore, come si potrebbe pensare, ma semplicemente scongiura la frustrazione di un eventuale “caccia al pixel” —, come a voler sottolineare che sì, Jane Jensen e gli sviluppatori di Wizarbox hanno curato Gray Matter nel dettaglio, e sarebbe davvero un peccato se il giocatore saltasse qualche pagina della storia per la sola colpa di non aver fatto scorrere il cursore in lungo e in largo per tutta la schermata.

Gray Matter la villa è personaggio a sé

Ogni stanza di Dread Hill è disegnata nel dettaglio, così come lo sono i giochi di luce.

Altra caratteristica che rende Gray Matter lodevole nello sconfinato panorama delle avventure grafiche è il sopraffino bilanciamento degli enigmi. Mettete da parte le massicce dosi di pensiero laterale che era necessario elargire per portare a termine un qualsiasi titolo uscito fuori dalla fucina LucasArts, e date il benvenuto alla cara, vecchia, e comunque sempre troppo spesso lasciata sul comodino la mattina, deduzione logica. Nessun rompicapo vi chiederà di fare qualcosa di irrazionale, ma piuttosto qualcosa che si sposa con la caratterizzazione del personaggio: tutto in Gray Matter è razionale, così come lo è l’approccio dei protagonisti nei confronti degli oscuri avvenimenti che si apprestano a esordire nelle loro giornate.

Contestualizzando le capacità da prestigiatrice di Sam, sarà necessario diverse volte ricorrervi per scoprire qualche retroscena sulla vita delle persone che conosceremo, o per risolvere il mistero nei suoi aspetti riconducibili a un possibile inganno. Queste sequenze fanno capolino unicamente quando necessarie, e richiedono la ricostruzione in sequenza delle azioni necessarie per effettuare la magia attinente — che sia far sparire un oggetto, farlo ricomparire o leggere il contenuto di una lettera senza aprirne la busta. La tecnica con cui effettuarla è sempre consultabile dal manuale che Sam porta con sé.

Gray Matter David Styles

Scoprirà mai le proprie ferite?

David, invece, avrà il suo da fare con gli esperimenti e le ricerche che lo tengono prigioniero tutto il giorno dei sotterranei. Queste sequenze, sensibilmente più brevi rispetto ai momenti passati con Samantha, risultano forse le più tese e drammatiche, tanto per via dello struggimento che da anni consuma il dottore quanto per l’assoluta mancanza di luce in cui ha deciso di rifugiarsi, per sfuggire al passato e tentare di riviverlo quotidianamente al contempo.

Il compito di musicare Gray Matter spetta a Robert Holmes, marito dell’autrice e già responsabile della colonna sonora delle sue precedenti opere. Ai brani strumentali d’atmosfera, in cui sopra un tappeto di malinconiche sonorità ambientali si stende il tema principale sempre eseguito al pianoforte, si alternano gli Scarlet Furies citati dagli stessi personaggi, folk band fondata da Holmes insieme a suoi coetanei, nei cui brani emerge delicata e potente la voce della giovanissima Raleigh Holmes, figlia dello stesso Robert e della Jensen. La brillante trovata, oltre a fornire al titolo delle canzoni incredibilmente efficaci, permette ai giocatori di conoscere dei musicisti che in patria, e ancora di più nel resto del mondo, ancora non hanno ottenuto la notorietà che meriterebbero ma che d’altronde, probabilmente, nemmeno desiderano.

Gray Matter The Scarlet Furies

Le canzoni dei Scarlet Furies saranno protagoniste di un particolare momento della storia.

Già autrice dell’acclamata saga di Gabriel Knight, con Gray Matter Jane Jensen conferma la propria sensibilità di scrittrice nel dare vita a personaggi realistici, dalle emozioni palpabili. Dai personaggi secondari alla fugace comparsa nessuno appare fuori posto, ma sono soprattutto il carisma e la straordinaria forza della ragazza dal trucco pesante, i piercing sul mento e i capelli con sfumature viola di nome Samantha a rimanere impressi. Inizialmente in fuga, poi incuriosita e infine ostinatamente alla ricerca di una soluzione, di un riscatto per la propria esistenza vagabonda e per quella spezzata di David, Sam giunge all’ultima pagina della storia con il sorriso di chi sa che, se la si è seguita fino a quel punto, non si potrà più dimenticarla. Nonostante il poco successo del titolo, nonostante la scarsa fama della sua leggendaria autrice, nonostante tutto.

Roberto Grussu

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