GRIDD: RETROENHANCED- NOSTALGIA LUDO-ESTETICA

Il 25 marzo 2017 si è tenuto presso il Santeria Social Club di Milano un incontro volto a unire la scena videoludica indipendente italiana con l’emergente sonorità della synthwave: il Retrofuturo. All’evento si sono esibiti Orax, artista italiano di spicco, e College, vera e propria leggenda del genere. Il compositore francese è infatti autore di una delle tracce del film culto di Nicolas Winding Refn Drive. Il concerto è stato clamoroso. Poter ascoltare dal vivo uno dei musicisti che hanno contribuito alla nascita della retrowave è uno di quei momenti che mi consoleranno nel distopico avvenire tutto cyborg e neon che ci aspetta. Ma non sto scrivendo questo articolo per annoiarvi con la mia ossessione per il sintetizzatore.

Mentre mi aggiravo tra gli stand dell’evento, il mio sguardo è stato attirato da un grosso schermo su cui un velivolo low-poly sfrecciava su griglie viola e azzurre. L’estetica che stavo osservando era talmente appropriata al contesto da risultare quasi irreale. Pochi secondi dopo mi sono ritrovato con il controller in mano a provare GRIDD: Retroenhanced.
Dopo una chiaccherata con i disponibilissimi sviluppatori del gioco (Antab Studio), sono dunque andato a provare altri titoli presenti, senza però resistere dal lanciare occhiate allo schermo tutte le volte che ripassavo in prossimità di quell’esplosione di poligoni e laser.

Qualche settimana dopo mi è stata fornita la chiave per la versione beta del gioco, la cui uscita ufficiale è prevista per il 17 maggio 2017. Lanciamoci dunque nel cyberspazio, per scoprire cosa GRIDD ha da offrire.

Il titolo si propone come un’esperienza fortemente arcade dal design vecchia scuola. Si impersona un hacker nell’esercizio della sua professione, così come interpretata dalla filmografia fantascientifica anni ’80. Invece di scrivere codice si controlla una navicella che si muove ad alta velocità su dei binari generati semi-proceduralmente, con delle meccaniche di base che ricordano molto Star Fox e Race the Sun. Ci si può muovere su, giù, a destra, a sinistra, e si può sparare: lo schema di controlli è essenziale.

Le modalità disponibili sono due: la modalità arcade, e la endless mode. Nella prima è presente una basilare narrativa che oppone il giocatore alle difese del mainframe: ostacoli, trappole, semplici puzzle e anche veri e propri boss vengono scagliati sul nostro percorso in rapida successione.

Questo susseguirsi di avversità è però ogni volta lo stesso, tanto che dà al giocatore la possibilità  di imparare gli incontri e apprendere attraverso un design prettamente trial and error. Nonostante ciò, il gioco non risulta però particolarmente frustrante, visto che l’intero percorso può essere completato in circa mezz’ora (ma fidatevi, ce ne vorranno molte di più prima che acquisiate con il tracciato la confidenza necessaria per giungere al termine).

La endless mode è invece uno score attack generato proceduralmente che verrà sbloccato solo una volta completata la modalità arcade. Il suo notevole livello di difficoltà unito alla sua proceduralità aumentano in maniera significativa la longevità del titolo.

Sì, in GRIDD si interpreta sostanzialmente Hackerman di KungFury.

Di sicuro GRIDD non è il primo gioco ad adottare questa particolare estetica. Tuttavia, il lavoro svolto da Antab Studio si spinge un passo oltre nell’evocare nel fruitore le sensazioni tipiche di una sala giochi anni ’80. Non sono solo modelli, palette di colori e musica ad avere uno stampo retrò, ma anche il game design ci fa sembrare di avere appena inserito un gettone in un arcade. A cominciare dai controlli minimalistici e intuitivi, che si adatterebbero bene a un cabinato, l’illusione inizia a formarsi e a immergere il giocatore. Ogni sistema di gioco tradizionale viene plasmato e adattato al contesto, così le preziose vite extra diventano backdoor (e si devono abbattere letterali firewall per conquistarle). Il loop di gioco, che porta a ripetere più volte gli stessi segmenti fino al raggiungimento dell’abilità necessaria, svolge poi un ruolo fondamentale nel suscitare uno dei più vividi momenti di nostalgia da arcade che io abbia mai provato. A ogni tentativo fallito di violazione del mainframe, è impossibile non chiedersi “Le avrò altre 500 lire per un’altra partita?”.

La coerenza tematica e meccanica di GRIDD rischia però di essere una spina nel fianco per chi gli si avvicina senza coglierne gli intenti. Il già citato approccio trial and error mi porta a sconsigliarne il completamento in una sola sessione di gioco: limitatevi a mille lire a serata e la frustrazione associata dovrebbe risultare tollerabile!

Il firewall prende forma poligonale e diventa componente del gameplay.

Nel caos del Retrofuturo non ero riuscito a cogliere l’ultimo vitale elemento che funge da legante per tutto il lavoro dello studio milanese: l’eccellente e appropriata colonna sonora del compositore australiano Dream Fiend. Gli ipnotici sintetizzatori travolgono il giocatore senza mai sovrastare l’esperienza, lo accompagnano nel suo stato di “flow” un po’ come accade con le prepotenti note di Mick Gordon in DOOM.

Quando la concentrazione è totale, il ritmo viene scandito dagli oscillatori e si entra in uno stato di trance, almeno fino a quando le difese del mainframe non hanno la meglio sui nostri riflessi. Con queste melodie elettroniche si chiudono le mura di GRIDD: Retroenhanced, dentro le quali, un gettone illusorio alla volta, potrete perdervi nella sua fluorescenza digitale.

Il piccolo team di sviluppo riesce nel suo obbiettivo di rievocare un futuro visto dall’era dei floppy disk: se questa distorsione temporale risuona in voi come in me, date una chance a quest’ottima produzione nostrana.

 

Si ringrazia Antab Studio per l’opportunità di provare il gioco in anteprima.

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