HEADLINER: giornalismo o intrattenimento?

La trasformazione dell’informazione in intrattenimento è il più grande dramma che la società occidentale deve affrontare. Dal terrapiattismo alla crisi economica, è possibile ricondurre ogni dibattito politico e sociale intorno al linguaggio che utilizziamo e alle informazioni a cui ricorriamo per ragionarci su. 
Come accaduto in ogni epoca storica, il mondo dell’arte e della cultura non è stato a guardare, ed è intervenuto con forza nel dibattito: tra Black Mirror e Orwell, passando per The Newsroom, sono molte le opportunità di provare esperienze relative ai temi sopracitati. Tra queste, possiamo annoverare HEADLINER, titolo indie dal budget evidentemente ristretto e dal rilievo tecnico tutt’altro che significativo, ma con degli obiettivi grandi, enormi, forse troppo. Vediamo perché.

In HEADLINER, dovremo decidere quali notizie pubblicare nelle realtà digitali e cartacee gestite dai nostri datori di lavoro. Saremo chiamati dunque a svolgere un compito delicato e importante, e riceveremo pressioni etiche, economiche e familiari sempre più gravose a seconda dello svolgersi degli eventi. La responsabile aziendale ci chiederà di “scegliere un angolo” politico per la nostra redazione, e puntare su quello: pro o contro immigrati? Pro o contro modifiche genetiche? Siamo a favore della riforma sanitaria o di quella universitaria? Mentre stabiliremo che prospettive adotteremo su queste scelte politiche e sociali fondamentali, sullo sfondo avvengono piccoli eventi dall’enorme rilievo mediatico, che coinvolgono cantanti e altre figure di spicco della Galixia, l’immaginaria nazione in cui è ambientato il racconto. Anche in questo caso, avremo l’opportunità di svolgere il nostro ruolo di giornalisti, oppure potremo trasformare il tutto in un Grande Fratello culturalmente legittimato, come già oggi si fa a seguito di ogni omicidio più o meno rilevante.
Al contempo, le strade della città metteranno in scena eventi che saranno influenzati direttamente dal nostro lavoro, così come le discussioni familiari a cena si evolveranno anche in funzione più o meno diretta delle nostre scelte professionali.

Uno screen di Headliner.

Dovremo scegliere cosa pubblicare, ma avremo delle indicazioni da parte dell’azienda relativamente alle notizie in grado di generare più interesse.

È interessante notare come l’autore, Jakub Kasztalski, abbia utilizzato la progressione dell’esperienza come strumento per mandare un messaggio politico: senza presentare alcuna schermata di sconfitta o vittoria, alla fine del gioco ci verrà mostrato un piccolo elenco, scritto dal nostro avatar, in cui troveremo una brevissima sintesi delle conseguenze delle nostre scelte. Far retrocedere negli indici d’ascolto una realtà giornalistica non è dunque considerabile un fallimento, non rappresenta l’unica prospettiva con cui guardare alla sua attività: potrebbe essere al contrario una reazione della società. Il compito del giornalista e del direttore editoriale non è infatti dare al lettore ciò che vuole, ma ciò che informa. Purtroppo, oggi questa prospettiva viene ancora difesa nell’ambito medico o giuridico, ma è passata totalmente in secondo piano in quello giornalistico e della comunicazione, strozzati dal peso degli influencer e dei reporter digitali. La legittimazione economica, unico vero metro di giudizio adottato nella nostra società, oscura completamente ogni altra prospettiva, a partire da quella deontologica e professionale.

Come detto prima, però, HEADLINER mette forse troppa carne sul fuoco. Se infatti Orwell si concentra su un argomento specifico della realtà digitale, e se Black Mirror e The Newsroom sfruttano ore e ore di filmati per esprimere i loro concetti, HEADLINER condensa l’intera esperienza in una manciata di minuti, e anche sommando i numerosi finali è difficile riuscire a inquadrare in maniera chiara più di uno degli argomenti affrontati. Riuscire  ad esporre in maniera approfondita così tanti concetti è un’impresa titanica, soprattutto se non si sta redigendo un saggio critico, ma se si sta costruendo un’esperienza interattiva.
Però, proprio in virtù della natura interattiva dell’opera, Jakub Kasztalski è riuscito a offrire maggiori spunti di riflessione rispetto a quello che potrebbe essere un semplice post su facebook, o un link condiviso distrattamente. 

Uno screen di Headliner.

La responsabile dell’azienda ci comunicherà l’approvazione dei piani alti, che non avrà mai a che fare con la qualità del lavoro ma con i numeri che generiamo.

Alla fine della mia prima partita, avevo causato un’attentato e un omicido come reazioni alle politiche d’apertura verso l’immigrazione del mio giornale, e avevo reso il mio paese più interventista nei confronti dei conflitti bellici mondiali. Ho evitato il mio assassinio per miracolo, e sono riuscito a garantire cure mediche a mia moglie anche senza una promozione da parte dell’azienda, infelice dei miei ascolti troppo bassi.
Ben lontano dunque dall’essere un saggio sulla realtà attuale del giornalismo mondiale, HEADLINER riesce comunque a rappresentare un insieme variegato e ben fatto delle numerose responsabilità e conseguenze del mondo della comunicazione e del giornalismo.
Dato il prezzo irrisorio e la qualità complessiva dell’esperienza, non posso non consigliarne l’acquisto, anche solo per conquistarci nuovi punti di vista e prospettive più fresche su uno dei temi più discussi del decennio.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici.
Fondatore di Deeplay.

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