Hitman – 47 modi per uccidere (e raccontare)

Sono seduto su una panchina della città di Sapienza, fingendo di leggere un quotidiano mentre osservo la villa del mio bersaglio, Silvio Caruso. Il posto è ben sorvegliato, ma sembrano esserci alcuni punti ciechi da poter sfruttare a mio vantaggio. Dalle informazioni ottenute, vengo a conoscenza di un fatto interessante: Silvio si incontrerà per la prima volta con uno psicologo. Quest’ultimo è in un bar poco vicino la mia posizione, impegnato a sorseggiare un caffè. Mi travesto da cameriere, aggiungo del veleno per topi alla bevanda per provocargli un’intossicazione e lo vedo correre verso il bagno, in preda a un malore. Messo fuori gioco lui, mi approprio dei suoi abiti, getto la mia pistola in un cestino e mi avvio verso l’entrata della villa. Le guardie mi perquisiscono e vengo accolto da un maggiordomo, che mi guida verso la camera di Silvio. Prendo posto sulla poltrona, e attendo. Silvio varca l’ingresso, fa qualche battuta non troppo sarcastica sul fatto che l’azienda per cui lavora gli abbia mandato uno psicologo, e si accomoda sul divano di fianco a me. Mi parla di lui, del rapporto morboso con sua madre, della sua ginecofobia. Sono uno psicologo, gli parlo, lo porto a riflettere sulla sua situazione, sulle sue paure e sui suoi conflitti interiori irrisolti. Un secondo dopo, sono di nuovo 47. Afferro un cuscino, glielo schiaccio sul volto e attendo, finché Silvio non esala l’ultimo respiro.

Esco dalla finestra e decido di cambiare travestimento: un semplice giardiniere. Raccolgo informazioni sul mio prossimo bersaglio, Francesca De Sanctis, e scopro che ha una relazione segreta con l’istruttore di golf di Silvio. Utilizzo di nuovo del veleno per topi per farlo correre al bagno e, mentre è intento a rimettere, lo afferro per i capelli e lo faccio affogare nel suo stesso vomito. Presi i suoi vestiti e il suo cellulare, chiamo Francesca per dirle che la attendo in camera sua e che, anche se lei esiterà perché indaffarata, verrà comunque. Preparo l’ambiente per rendere tutto il più veritiero possibile: candele, musica, camino. C’è un bicchiere di champagne pieno e decido di riempirlo con del veleno letale. Prendo posizione su una sedia in fondo alla stanza, un angolo abbastanza buio. Francesca entra, sembra non riconoscermi a causa della scarsa illuminazione. Mi parla di noi, del fatto che l’azienda è preoccupata per Silvio e che hanno intenzione di farlo fuori, o che per loro io possa essere una distrazione. Francesca sorseggia lo champagne, brindando a noi. Mentre tenta di avvicinarsi a me, tossisce, sempre più forte, finché non si accascia a terra viola in volto.

Le stradine di Sapienza. I tetti sono il luogo perfetto per posizionarsi con il fucile di precisione e assestare colpi in testa ai bersagli.

Questo è soltanto uno dei tanti modi per completare Sapienza, uno dei livelli scaricabili del nuovo Hitman di IO Interactive. Abbandonata la struttura lineare e cinematografica di Hitman: Absolution, il team ha ben pensato di tornare alla formula originale, inserendo il giocatore in ambientazioni aperte dove poter organizzare i propri omicidi nella maniera più fantasiosa possibile. Sviluppare un Hitman su console di nuova generazione non ha permesso soltanto la creazione di mappe più estese, sia in verticale che in orizzontale, ma ha anche dato la possibilità al team di rendere il mondo di gioco quanto più vivo e credibile possibile, rendendo molti NPC parte integrante del racconto, più di quanto lo siano stati in passato. In ogni dialogo casuale si nasconde sì una storia, ma anche un’opportunità. A tal proposito diventa quindi importante, se non fondamentale, osservare anche il più insignificante dei passanti, dal momento che potrebbero inconsapevolmente darci consigli su come, quando e dove agire.

Molta importanza viene data anche all’equipaggiamento, da scegliere con cura prima di dare inizio a una missione. Avere un grimaldello o una fiala di veleno può cambiare drasticamente l’esito di un omicidio, costringendo il giocatore ad adattarsi con gli strumenti che possiede.

Il terzo episodio ambientato a Marrakech. La folla, come avrete notato, torna ad avere un ruolo fondamentale.

La possibilità di creare la propria storia è sempre stato uno dei punti di forza della saga di Hitman, dato che immerge il giocatore in un mondo il cui unico limite è la propria fantasia omicida. Chi ha avuto il piacere di giocare Hitman: Blood Money ricorderà gli articoli di giornale a fine missione, in cui veniva specificata la causa della morte del bersaglio, i colpi sparati e il calibro di quest’ultimi, eventuali sospetti, testimonianze, dando l’impressione a chi giocava di avere realmente il controllo non solo sul mondo di gioco, ma anche su quanto veniva raccontato. Abbiamo spesso parlato di quanto sia importante permettere al giocatore di plasmare la propria storia attraverso l’interazione, e Hitman ne è un esempio lampante. Ciò che non ha funzionato in Hitman: Absolution, infatti, era esattamente questo: al giocatore veniva preclusa la possibilità di agire liberamente, e il tutto veniva impostato su un percorso prefissato in cui l’unica libertà d’azione si limitava all’arma e al tipo di approccio da utilizzare con il bersaglio (passivo o aggressivo), delegando la responsabilità di raccontare a una serie di cinematiche sì ben scritte e dal sapore tarantiniano, ma che a conti fatti lasciavano davvero poco al giocatore, se non la sensazione che gli sviluppatori si stessero prendendo fin troppo sul serio con una trama che faceva acqua da tutte le parti. Questa volta, invece, la trama assume una posizione piuttosto marginale rispetto a quello che succede nel capitolo precedente, e viene inscenato un complotto internazionale che vede coinvolti 47, Diana, una spia misteriosa e la ICA, l’agenzia per cui lavora(va) il nostro caro sicario. Nonostante siano usciti già tre episodi, la storia appare piuttosto nebulosa; non è ancora ben chiaro chi stia facendo cosa e perché. Probabilmente, inserire delle informazioni distribuite casualmente nei vari livelli non aiuta alla comprensione del tutto. Il giocatore dovrà quindi rigiocare più volte un livello in modo da ascoltare tutte le linee di dialogo principali, e capire come queste informazioni si incastrino nella vicenda.

La qualità delle cinematiche è ottima, sia per quanto concerne la regia che la scrittura. Il racconto ha sicuramente del potenziale, ma è presto per un verdetto.

La struttura a episodi ha quindi permesso al team danese di concentrarsi su singole location, sia per quanto concerne la struttura di gioco che la scrittura. Rigiocare un livello, infatti, significa vivere un’esperienza totalmente nuova, con personaggi, dialoghi, storie e situazioni differenti. Questo non mi ha soltanto permesso di passare una decina di ore a Parigi o a Sapienza, ma anche di apprezzare la cura maniacale riposta nella creazione di un mondo più vivo e reattivo che mai. Persino lasciare un oggetto per terra significa scatenare una reazione nei personaggi di gioco, sottolineando l’importanza di anche la più insignificante delle azioni in questo nuovo capitolo di Hitman.

L’unica critica che mi sento di avanzare, al momento, riguarda le Opportunità. Queste ultime sono, appunto, opportunità da poter sfruttare per avvicinarsi e/o eliminare un bersaglio; una funzione interessante, che però sembra perdere di valore dal momento che il gioco ci guida letteralmente verso oggetti e persone chiave al fine di mettere in moto una serie di eventi. Il mio consiglio, qualora voleste vivere un’esperienza libera o quantomeno realistica, è quello di disattivare parzialmente i consigli su schermo; in questo modo il gioco darà a voi l’incarico di cercare le varie Opportunità per la mappa, avvisandovi nel momento in cui vi troverete vicini a ciò che vi interessa, senza guidarvi troppo: a quel punto starà a voi individuare l’Opportunità nelle vicinanze, ed eventualmente farne uso. Nel caso in cui siate alla ricerca di un’esperienza pura, invece, potrete tranquillamente disattivare qualsiasi aiuto su schermo, rischiando però di percepire un senso di spaesamento data l’enormità delle ambientazioni. Cercare una scheda d’accesso in un edificio a tre piani che si estende per centinaia di metri potrebbe risultare tanto impegnativo quanto frustrante, ma a voi la scelta.

A differenza di Hitman: Absolution, non tutti i membri di una determinata categoria sapranno riconoscerci.

47 torna a colpire con una veste sia nuova che familiare per i fan di vecchia data, regalando ai giocatori uno dei migliori capitoli della saga, forse superiore a quel capolavoro che fu Hitman: Blood Money. L’unica incognita è se IO Interactive riuscirà a stupire con le ambientazioni future, dato che, a mio parere, già il terzo episodio, ambientato a Marrakech, sembra avere meno fascino rispetto alle location precedenti, ma attendo con ansia di vedere il nuovo livello ambientato in Thailandia, che dovrebbe essere mostrato nei prossimi mesi.

In un mercato dominato da serpenti solidi, cellule fantasma e assassini incappucciati, quello del sicario numero uno al mondo è sicuramente un gradito ritorno.

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Gennaro Saraino

Ama le belle storie, specie se può crearle giocando. Passa parte del suo tempo leggendo di psicologia e filosofia.

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