Jackie Chan Stuntmaster – Portare il Kung Fu su PlayStation

Jackie Chan Stuntmaster, uscito sulla prima PlayStation nella prima metà del 2000, ha rappresentato un mezzo miracolo per gli appassionati del cinema di arti marziali e dei videogiochi. Si trattava di un picchiaduro a scorrimento, genere ormai scomparso e solo saltuariamente riportato in auge da qualche bella produzione indipendente, ma ai corridoi e alle stanze in cui era necessario liberarsi di un numero sempre crescente e sempre più pericoloso di nemici, univa delle fasi platform tanto ostiche quanto divertenti. Era come giocare un vero e proprio film dell’attore e artista marziale tanto apprezzato in tutto il mondo, sostanzialmente, acrobazie con gli oggetti e rovinose cadute comprese.

Di videogiochi tratti da successi cinematografici se ne sono sempre visti troppi e, come sanno e ribadiscono un po’ tutti, quasi sempre si tratta di titoli mediocri, dal comparto tecnico claudicante, sviluppati in tutta fretta per arrivare in concomitanza con l’uscita nelle sale; oppure, peggio ancora, perché a reggere il disastro non è nemmeno la comprensibile operazione commerciale messa in atto, si tratta di prodotti trascinati avanti con l’intenzione di puntare tutto sull’effetto nostalgia o sull’imprescindibile richiamo che un nome altisonante può recare con sé. Eppure, quel “quasi sempre” va talvolta incontro a delle notevoli eccezioni, capaci di generare, se non capolavori acclamati all’unanimità come accaduto con la saga dedicata da Rocksteady all’Uomo Pipistrello, comunque titoli validi e fortemente apprezzati da una più ristretta cerchia di ammiratori, come nel caso di Shadow of Mordor o Mad Max.

Jackie Chan Stuntmaster, il primo livello

Si inizia dalle strade del quartiere, si prosegue per… fogne, tetti, banchine.

Questo Jackie Chan Stuntmaster è proprio una di quelle notevoli eccezioni. La semplice storia raccontata nel gioco vede Jackie (sì, proprio come in Mr. Nice Guy, Terremoto nel Bronx e altre delle sue più famose pellicole, l’attore interpreta un personaggio che porta il suo stesso nome) alla ricerca dello zio, inspiegabilmente rapito da una banda di loschi figuri fra cui figurano un cuoco, un clown, un ballerino di disco music e… beh, non è il caso di rovinarvi la sorpresa. I vari membri della banda rappresentano, ovviamente, i diversi boss dei diversi mondi (fra cui figurano delle fogne, Chinatown, dei tetti, un molo), a loro volta suddivisi in livelli di difficoltà crescente. E fin qui tutto piuttosto scontato: la struttura è quella di sempre, la progressione è scandita nelle modalità più canoniche. Terminata però la spettacolare e divertentissima cinematica d’apertura, pad alla mano i punti di forza del titolo si palesano al giocatore, all’istante. Oltre ad un numero di combinazioni di colpi insolitamente alto per un titolo del genere, e alle notevoli possibilità di movimento di Jackie – tante da impegnare tutti i tasti del pad –, il maggior motivo di stupore emerge dal lavoro svolto nelle sessioni di motion capture. Oggi è prassi, al punto tale che perfino le più legnose animazioni del più sconosciuto dei titoli sono costruite tramite “cattura” dei movimenti di un attore o uno stuntman, ma nel 2000 tale pratica non era così diffusa, e quando veniva utilizzata i risultati non necessariamente si dimostravano notevoli. Le animazioni dell’originale Prince of Persia all’epoca facevano ancora strabuzzare gli occhi, perché nonostante i mondi tridimensionali, i primi timidi open world e meccaniche sempre più complesse, le animazioni dei movimenti, nei videogiochi, erano quasi sempre una roba molto brutta da vedere. Solid Snake correva come se stesse per scivolare e impattare con la faccia sul pavimento, e i vari eroi dei vari Resident Evil parevano armadi con rotelle che vagavano per gli scenari trascinati da chissà quale energia cinetica. Jackie Chan Stuntmaster, invece, restituiva nelle mani la fisicità delle splendide coreografie del suo interprete, e negli occhi l’impressione di stare davvero vedendo uno dei suoi successi cinematografici.

Pugni, calci, stile dell’ubriaco uscito dritto dritto da Drunken Master e Legend of the Drunken Master (per alcuni, fra le sue migliori opere in assoluto), rimbalzi sul muro per evitare automobili e treni, capriole, piroette che terminano con una sciabolata di calci, contromosse e controprese, pesci spada e padelle usate come armi contundenti, salti mortali, cheesburger e patatine fritte che ripristinano la salute e ciak che incrementano il bagaglio delle vite extra a disposizione; non solo le movenze e l’agilità (e la voce, esilarante) del cinema di Jackie Chan, ma anche tutto l’immaginario che permea le sue produzioni statunitensi sono riscontrabili nel gioco.

Sviluppato dai veterani Radical Entertainment e pubblicato da Midway, Jackie Chan Stuntmaster è uscito senza destare particolare clamore e senza che un sacco di persone sapessero della sua esistenza. Cosa piuttosto auspicabile vista la pessima distribuzione, i titoli di maggior richiamo usciti in quel periodo e l’imminente arrivo sul mercato di PlayStation 2. Peccato. Peccato perché il gioco aveva dei validi assi nella propria manica, a differenza del pessimo Jackie Chan Adventures uscito sul monolite nero e tratto dall’omonima serie animata e del mediocre Rise to Honor con protagonista invece Jet Li.

Sarò un inguaribile appassionato di tutto ciò che diverte e intrattiene onestamente, senza mostrare la minima spocchia o pompose e incongrue velleità artistiche laddove non servono minimamente, ma il fatto è che, insieme a questo Jackie Chan Stuntmaster, inevitabilmente mi si è ripresentato in mente quello Stranglehold sempre prodotto (e realizzato) da Midway. Un altro gioco onesto, uno sparatutto in questo caso, privo delle rifiniture tecniche che un titolo del genere dovrebbe possedere per mostrarsi gratificante sul lungo periodo, e assolutamente scevro dell’eleganza della pellicola a cui funge da seguito, quell’Hard Boiled diretto da John Woo nel ’92 che, una volta arrivato in America, sicuramente avrà detto qualcosa di simile: «Così di gira un film d’azione, guardate bene»; niente affatto privo, però, di alcune brillanti trovate e di una propria, imponente personalità.

Ecco, Jackie Chan Stuntmaster è un po’ questo. Un gioco con una sua personalità, uguale nella struttura a tantissimi altri eppure inconfondibile nella sua messa in atto. Un gioco adorabile, insomma, che non posso fare a meno di consigliarvi assolutamente, anche oggi.

Roberto Grussu

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