L’effetto MTV nel mondo Videoludico

Le produzioni tripla A, e non solo, si stanno rendendo conto di quanto possa essere importante un trailer ben costruito. Una breve carrellata tra storia ed esempi.

Incisivo è bello

Nel 1981, in TV esplose la bomba MTV e il mondo della musica non è più stato lo stesso. Al pubblico pop non bastava più una buona canzone, ben arrangiata e ben cantata. No, non era più abbastanza. Dal 1981 serviva anche qualcos’altro per passare alla storia: il videoclip. Un esempio? Quanti di voi collegano Coffee and TV dei Blur al cartoncino del latte e alle sue avventure? E ancora, quanti ricordano il balletto diretto da Spike Jonze (Essere John Malkovich, Lei) per Praise You di FatBoy Slim? Chi non alza la mano o è troppo giovane, o è un venduto. Incisività delle immagini come primo mantra, dunque, in modo da entrare nella mente del pubblico in un modo o nell’altro.
Il mondo della musica è stato quindi il primo a capire l’importanza dell’immagine video come accompagnamento alla creazione intellettuale vera e propria. Dietro l’angolo, ad aspettare il loro turno, se ne stavano altri due media, decisamente più giovani: il cinema e il videogioco. Il primo, pur vivendo ai giorni nostri una nuova ondata in cui il trailer, nella sua concinnitas, può risultare migliore del film stesso (Batman vs Superman è l’esempio perfetto), non ci interessa; il secondo, eccome.

Anche il videogioco vuole la sua parte

Qualcosa deve essere andato storto negli anni ’90. E per storto intendo molto storto. Mi immagino dieci persone sedute a un tavolo ovale, luci soffuse e volti nascosti mentre un silenzio di tomba avvolge tutto e tutti. A un tratto la domanda: «Come lo pubblicizziamo, signori?».
Mi immagino allora risate nervose, colpi di tosse e tramestio di carte.
Poi la luce: un uomo si alza in piedi, convinto di avere la soluzione.
«Fidatevi di me», dirà.
Dalla sua mente uscirà questo.

Ecco, questo è un trailer/commercial che nel 1996 ha raggiunto le televisioni del pubblico americano. Soffermatevi sui dettagli: i costumi, le luci, l’immagine leggermente sfocata tipica dell’NTSC americano, le incredibili gag.
OK, ammetto che la parte davanti alla Nintendo è un colpo di genio fuori scala ma, per quanto concerne tutto il resto, mi limito semplicemente a dire: «Sì, dai, il ragazzo si è impegnato ma… Sì signora, diciamo che deve studiare un pochino di più, ecco».
 L’anno 2000 arriva impetuoso con tutte le sue irrazionali fobie (vedi alla voce “Millennium Bug”), le sue mode senza alcuna logica (vedi pantaloni a zampa di elefante), e la killer application capace di sminuzzare il mercato console: ladies and gentleman, please welcome the PlayStation 2!
Ma il suo successo ci interessa relativamente; a interessarci è una delle pubblicità con cui verrà lanciata, opera del signor David Lynch (sic!).

Come sempre, Lynch è una garanzia: in poco meno di un minuto, prendendo a piene mani da Eraserhead, mescola con bianchi e neri sporchi eteree figure calate in un modo impossibile da descrivere. David ci fa fare un viaggio nel nostro io di giocatori, scava nel senso stesso del videogiocare proponendoci la sua originale visione surrealista dell’essenza di questo mezzo di comunicazione. Ecco, all’improvviso l’ostacolo è stato superato: la pubblicità o il trailer di un videogioco possono diventare una forma d’arte apprezzabile.

Dal 2006 a oggi: la svolta

Devono passare sei anni prima che qualcuno possa fagocitare il messaggio lanciato da Lynch e produrre un trailer capace di spezzare definitivamente il cordone ombelicale con il passato, lanciando una nuova moda dal tasso qualitativo altissimo. Il gioco in questione è Gears of War, l’anno domini è il 2006.

Violenza, terrore, disperazione. E una canzone memorabile messa come contrasto. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe bastato così poco? Nessun artificio, nessun effetto di troppo, nulla di nulla: solo un video in CGI creato ad hoc e una canzone. Il gioco è fatto. Ancora adesso ricordo il giorno in cui lo vidi per la prima volta in TV: rimasi folgorato. In quel momento mi resi conto che quello sarebbe stato l’esempio da seguire: se Lynch aveva solamente indicato la strada da prendere, Gears of War l’ha definitivamente spianata, dando vita a un nuovo genere di trailer che, nella scena pop, non si era mai visto. Ricalcando con la carta carbone l’idea, molti giochi sono riusciti a realizzare brevi capolavori capaci di ancorarsi nella mente dello spettatore senza più lasciarlo.
 Altro esempio? Eccolo.

Sarò sincero: non so se a farmi comprare The Witcher 3 sia stato questo trailer, o la canzone Oats in The Water di Ben Howard che ho ascoltato sino allo sfinimento. Molto probabilmente è stata l’unione dei due fattori ad avermi messo KO, perché, detto tra noi, signore e signori, questo è un capolavoro fatto e finito. Montaggio di qualità altissima dove momenti in-game si mescolano a scene sature di epicità. Il deciso cambio di ritmo della canzone abbinato al fotogramma del naufragio è la ciliegina sulla torta che consacra il trailer come capolavoro.

Marketing, l’onnipresente

Non giriamoci intorno, fingendo che il mondo sia costruito sulla poesia e l’ideale: tra i vari scopi di una software-house, il guadagno è al primo posto. Guardando dunque all’analisi da questa prospettiva, è facile capire il motivo per cui le software house hanno deciso di percorrere con tanta sicurezza, e voglia di investire, questa strada: un buon trailer può solo creare un maggiore desiderio nell’utenza, desiderio che si traduce inevitabilmente in tintinnante moneta.
 Concludendo, l’allievo ha superato il maestro: MTV ha perso lo smalto che l’aveva innalzata a culto, diventando un contenitore di reality generalisti. Il mondo del videogioco, al contrario, sta cementificando il suo ruolo proprio sull’onda dell’originale MTV, fatta di video destinati a diventare culto o, quantomeno, di portatori sani di cultura pop.

One Comment

  1. andreverts 8 agosto 2016 16:42

    Ormai, nel cinema e anche nei videogiochi, in molti casi il trailer crea aspettative tali che il prodotto finale finisce quasi sempre per non esserne all’altezza; si protende per il ‘cinematic’ che non è, secondo me, il modo migliore per presentare il medium videoludico. Senza ombra di dubbio, comunque, riesce nell’intento e, talvolta, vengono fuori anche dei piccoli capolavori come ad esempio lo spot del primo Assassin’s Creed: https://www.youtube.com/watch?v=_V4Wm-GgsIE

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