Legendary Gary – Quantificare le emozioni in significati sistemici

Nei momenti più bui della mia vita, ho quasi sempre avuto la fortuna di trovarmi vicini amici, familiari e parenti, capaci di farmi orza e darmi nuovi stimoli quando io non riuscivo più a trovarne. Eppure, ammetto con un certo imbarazzo che, negli anni recenti, il videogioco si è spesso trasformato in un buco nero in grado di risucchiare le mie aspettative e la mia forza di volontà, una sorta di realtà parallela, con tanto di gruppo sociale dedicato (che fossero gli amici del PSN o i contatti Steam) e obiettivi da raggiungere. Indipendentemente dalle persone che ci stanno vicine, il nostro rapporto con esse deve basarsi e costruirsi su una forza di volontà che non è la stessa per ognuno di noi, e che spesso viene a mancare quando i fatti della vita ti mettono di fronte a situazioni e scelte che, per maturità e caratteristiche personali, non siamo ancora pronti ad affrontare. Ecco perché Legendary Gary mi ha colpito così a fondo: nella staticità emotiva e professionale di Gary ho rivisto me stesso, e nella sua incapacità di reagire al mondo in evoluzione intorno a lui ho rivisto le mie stesse mancanze. Senza quest’empatia nei confronti del racconto, probabilmente sarei stato molto più infastidito dalla struttura utilizzata da Evan Rogers, autore di Legendary Gary, per trasmettere con sistemi e meccaniche questo genere di sensazioni. 

Uno screen di legendary gary

La presa di coscienza di certe realtà dipenderà dalle scelte del giocatore.

Legendary Gary racconta la storia di un ragazzo di trentanni con una vita terrificante nella sua banalità: una ragazza, un lavoro, una macchina, una stanza nella casa della madre. La staticità con cui si ripetono le azioni e gli eventi della sua vita viene interrotta dall’arrivo di una strana confezione, all’interno della quale si trova un codice di un videogioco.
Una volta attivato, Gary può finalmente avviare “La lancia leggendaria“, un gioco di ruolo a turni in cui impersona un grande guerriero, che dovrà salvare la sua amata e il re dall’arrivo delle forze del male.
Mentre il reame della realtà digitale inizia a sfaldarsi, la sua vita viene smantellata pezzo per pezzo: dalle folli azioni della madre all’addio della ragazza, Gary si trova in grandi difficoltà, che solo un adulto può affrontare. Lasciando Gary di stucco, il gioco mostrerà una serie sempre più spessa di punti di contatto con la sua vita reale, e questo lo porterà a maturare nuove prospettive sul mondo. In base alle nostre scelte e alle nostre capacità, scriveremo le nuove pagine della sua vita.

Uno screen di legendary gary

Il rapporto con chi ci è vicino descriverà noi stessi.

Non è solo tramite le scelte narrative che Evan Rogers decide di raccontare le tematiche della crescita e della ludopatia: il sistema di crescita motivazionale utilizzato nel gioco tende a garantire al Legendary Gary una serie di opzioni di dialogo e azioni specifiche che possono essere messe in atto solo se la sua motivazione sarà abbastanza alta. Otterremo dei punti se riposeremo abbastanza invece di giocare, se saremo apprezzati dai nostri cari, e se il lavoro andrà nel verso giusto. Al contrario, fare delle pessime figure nei confronti della nostra ragazza o degli amici ci farà perdere forza di volontà e motivazione, precludendoci certe opzioni di dialogo.

Da un lato, l’idea sistemica della forza di volontà è eccellente nel riproporre la sensazione che sia ha quando si entra in depressione e si viene colpiti dalla diffidenza di chi ci è vicino: a livello personale, ho percepito come molto vicino il momento della sfiducia della madre di Gary di fronte alle sue scelte di vita, e il far coincidere un malus alla sua forza di volontà per ogni frase negativa di chi gli sta vicino è un ottimo sistema per tentare di riprodurre nelle meccaniche una sensazione psicologica.
Al contempo, il valore dato ai singoli eventi è troppo arbitrario, ed è difficilissimo riuscire a collegare al loro valore numerico un impatto emotivo. Perché il lasciarsi con la ragazza colpisce di più del perdere il lavoro? E vincere in un videogioco equivale al trovare un nuovo amico, in termini di soddisfazione personale? Schematizzando così tanto le sensazioni del personaggio, Evan Rogers trasforma Legendary Gary più in un racconto sulla maturità di Gary che non sul modo in cui ognuno di noi vorrebbe affrontare questo percorso.

Uno screen di legendary gary

Il gioco colpisce per un’enorme ricchezza di dettagli e cura per il design.

Se i sistemi rafforzano il tema ma indeboliscono l’omogeneità del racconto, la direzione artistica si mostra eccellente nel descrivere sensazioni ed emozioni del protagonista: ogni fase di gioco nella vita reale è caratterizzata da un colore dominante, che aiuta il giocatore a capire in che contesto ci stiamo muovendo. Così, il verde speranza del grande centro commerciale diventa il simbolo di un lavoro mortificante e ripetitivo, mentre il blu del nostro più grande amico ne contraddice la vera natura dell’animo, che solo a fine racconto ci verrà descritta anche a livello testuale.
Le musiche ricoprono un ruolo sottile ma fondamentale: sono il vero collegamento tra il mondo reale e quello digitale, identificano il grande guerriero con Gary, e viceversa.

In base a come giocherete Legendary Gary, potreste interpretarlo come un messaggio di speranza, o come un grido d’aiuto per voi stessi. La qualità della scrittura aiuta a immedesimarsi con situazioni comuni, ma proprio per questo così straordinarie nell’offrirci la possibilità di intervenire su di esse. Se non fosse per la quantificazione delle emozioni espressa dal sistema numerico implementato nel gioco, Legendary Gary sarebbe davvero un piccolo processo di autoanalisi per chi vuole cercare di scoprire qualcosa di più di se stessi.

Ho potuto giocare Legendary Gary grazie a un codice datoci dagli sviluppatori. Qui trovate la pagina Steam del gioco.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici. Fondatore di Deeplay.

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