Legion ep.1: “Realtà o Illusione”

Potrei aprire l’articolo snocciolando una serie di informazioni facilmente reperibili da chiunque su Legion, la serie di FX curata e ideata da Noah Hawley, che ha visto la sua prima italiana lunedì scorso, ma sarebbe tedioso. Preferisco quindi pensare che sappiate già con quale ragionamento è stata pensata la serie e da dove prende spunto, e da lì partire creando un compendio, a cadenza settimanale, per ciascun episodio pubblicato da qui alle prossime otto settimane, piuttosto che ripetere nozioni che avreste potuto leggere in altri lidi, senza che io ve le riproponessi. Anzi, meglio ancora, parto dal presupposto che voi la puntata l’abbiate già vista, in modo tale da avviare un ipotetico dialogo volto a risolvere i dubbi e spiegare i simboli che lo show usa per comunicare determinati messaggi e narrazioni.
Do quindi per scontato che sappiate chi sia David Haller, e quale sia il vero volto della sua schizofrenia. Mi sposto dunque sui modi con cui l’episodio ci racconta e ci accompagna attraverso il suo straordinario potere. Sequenze, musiche, luci, colori, movimenti di macchina che ci orientano e disorientano in un turbine di oggetti sbalzati in aria e simmetrie asfissianti.

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Evoluzione della specie

I primi minuti dell’episodio ci riassumono, sulle note di Happy Jack dei The Who, gli anni della vita di David prima dell’inizio della storia raccontata in Legion. La carrellata che vede il protagonista crescere, con i fotogrammi iniziale e finale, ci dà dei minuscoli dettagli riguardo la realtà dei fatti: quello che ha trasformato il giovane da allegro e pestifero a insicuro e impaurito non è semplice schizofrenia. Rami d’albero e folle che si avventano sul suo corpo vengono usati per indicare le personalità multiple che si annidano nella sua psiche e che vanno al di là di una comune malattia. Viene quindi automatico capire il riferimento biblico del titlo dell’opera, quel Legione che ospita le anime di svariati demoni dentro sé, e comprendere come è la percezione delle cose delle persone a cambiare prospettive: ciò che per alcuni potrebbe essere inteso come un dono, David lo vive come una condanna, a causa di coloro i quali gli stanno intorno. Una evoluzione, una regressione, una costrizione dovuta da ambienti poco confortevoli? Non è dato saperlo, per il momento. Piuttosto, Hawley ci propone la prima delle scene ricorrenti dell’episodio: oggetti di vario tipo vengono proiettati dappertutto e rimangono sospesi. Queste scene vengono proposte a conclusione di un percorso di conoscenza del personaggio, quasi come se lo spettatore conoscendone un pezzetto in più possa capire meglio l’esplosione che chiude ciascun momento di approfondimento della/e sua/e psiche.

Interessanti, poi, sono i momenti che seguono questa sequenza: la stanza in cui si svolge la scena di dialogo tra i due fratelli Haller è ricoperta da una serie di traduzioni in diverse lingue della parola “benvenuti”. La serie ci accoglie tra le sue braccia, presumibilmente, in maniera amichevole, senza curarsi troppo degli effetti che quanto staremo per vedere potrà avere su di noi; non interessa a nessuno se ci inquieteremo o se non saremo a nostro agio durante l’ora e poco più che ci attende a seguire. Interessa, piuttosto, che siamo lì presenti ad ascoltare la storia che si vuole raccontare.

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Dipingere sensazioni

Un altro punto su cui questo pilota di Legion punta fortemente è rappresentare in maniera grafica e visiva le sensazioni che David prova. Colori, movimenti di macchina e formati sono usati per enfatizzare ciò che il mutante (perché, ricordiamoci, che stiamo parlando di un X-Men) prova in un dato momento. Ad esempio: tingere di rosso e usare la figura ricorrente del “demone con gli occhi gialli” – una allucinazione ricorrente del protagonista – serve ad anticipare allo spettatore che sta per succedere qualcosa di spiacevole.
Ma è sull’idealizzazione degli altri personaggi maturata da Haller che si nota la maggiore influenza di Hawley. Prendiamo come esempio Sydney Barrett, la “fidanzata” – che di fatto David non conosce – con un nome che strizza l’occhio ad un certo musicistada cui la serie eredita un certo gusto e fascino per la psichedelia oltre che dare, insieme alle scelte musicali, piccoli indizi sull’epoca storica in cui si potrebbero svolgere i fatti. Come già detto, i due non si conoscono affatto nel momento in cui si fidanzano e si giurano amore, ed è per ciò che, nelle scene immediatamente successive, le soggettive dal punto di vista del ragazzo hanno una luce che oscura quasi completamente il volto della ragazza. David è quindi innamorato dell’idea che ha di Sydney, piuttosto che di quello che lei realmente è, senza curarsi troppo della riluttanza che la donna ha nei confronti del contatto fisico e finendo dunque per strapparle un bacio, rivelando a chi guarda il motivo di tale rifiuto: il rischio di scambiare la propria personalità con quella di colui che la tocca. Un’idealizzazione totalizzante e opprimente che David si autoinfligge, una persuasione ipnotica che sfocia in un balletto alla Bollywood che serve a sottolineare la natura ideologica della relazione tra i due.
Oltre che con i colori, poi, gli stati d’animo e le emozioni vengono comunicate anche attraverso il formato dell’inquadratura. Il momento in cui Sydney rivela a David la caratteristica del suo potere, e il conseguente ritorno di ciascuno nel proprio corpo, avviene con un cambiamento del rapporto di aspetto che diventa, per una solo scena, a 16:9, per enfatizzare il valore risolutivo di quella sequenza, incastonandola tra le due bandelle nere come segno di importanza.

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Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei simboli e dei mezzi che la nuova serie FX usa per raccontare la storia del personaggio ideato da Chris Claremont in questo episodio pilota, di quelli con tutte le carte in regola per diventare la base del prodotto su licenza Marvel più originale e distante dalla concezione comune di supereroismo offertaci fino a oggi. Non è un caso, quindi, che la produzione abbia voluto specificare più volte la lontananza dai circuiti classici delle produzioni cinematografiche e televisive sui personaggi della casa delle idee.
Io, personalmente, non vedo l’ora di immergermi nuovamente nella mente di questo personaggio ,e di lasciarmi abbandonare nel turbine disorientante che sembra poter essere Legion.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l’HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

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