Legion ep. 2: “Summerland”

Benvenuti nel secondo di otto appuntamenti settimanali dedicati alla nuova serie, prodotta da Fox, dedicata a un personaggio facente parte dell’universo Marvel, Legion. Lunedì scorso ho portato alla luce alcuni segni cercando di descriverne quelle che, secondo me, sono i significati o almeno ciò che i suggerimenti forniti dagli autori hanno attivato nel mio cervello. Cercherò di fare la stessa cosa con questo secondo episodio ponendo l’enfasi su tre aspetti: la gestione dell’infanzia di David Haller, il dialogo autore-spettatore e l’uso del suono.

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Passato e zone d’ombra

Grossa parte dei 64 minuti proposti questa settimana si concentra su due momenti piuttosto specifici della vita di David: la sua infanzia e il periodo in cui era in cura da uno psicologo, periodo che coincide con una profonda tossicodipendenza condivisa con Lenny.
Grazie alle abilità di Ptonomy, infatti, David ha la possibilità di rivedere porzioni della sua vita. Parti che risultano confuse, con interruzioni e i visi di persone chiave per la vita del protagonista, come i genitori, con volti oscurati o mai inquadrati.
Sul padre, in particolare, lo stesso David ricorda (o sa) molto poco: a malapena ricorda che fosse un astronomo, una «persona che parlava con le stelle». E qui il collegamento con le abilità del personaggio principale viene quasi da sé. Che sia un modo per avvicinare i fan dei fumetti originali, suggerendo che il padre è lo stesso che loro ricordano? O forse è l’ennesimo tentativo di sviare? Altro punto fumoso, oltre all’identità, è il ruolo del padre, collegato a un libro che leggeva al piccolo David e che sembrerebbe essere parte del motivo per cui il demone con gli occhi gialli vive e si alimenta della mente del mutante.

Drizzare le orecchie

L’audio, il rapporto tra l’uomo e l’udito è senza ombra di dubbio, dopo l’infanzia di David, il secondo tema principale dell’ episodio. Il proseguire della narrazione ci fa scoprire che David è capace di raggiungere una persona con il pensiero, telepaticamente, focalizzandosi sulla sua voce. Qui gli autori ci propongono una metafora: la mente del protagonista funziona come un amplificatore. Ruotando una manopola nella sua testa, il mutante può concentrarsi su qualcuno in particolare. La mente, però, ci gioca brutti scherzi, e ciò viene rappresentato tramite distorsioni. Voci che rallentano, velocizzano, cambiano di nota, ci fanno vedere come David possa interpretarle nel suo cervello.
Come per creare una continuità, poi, Summerland, titolo scelto per la versione italiana di questo episodio di Legion, si apre con una canzone del passato. A differenza del primo episodio però, qui, Road To Nowhere non viene proposta nella versione dei Talking Heads. Piuttosto, si preferiscono alla voce di David Byrne quelle dei componenti del cast che si riuniscono in una esibizione corale, che ricorda (come già nell’originale) quelle dei gospel americani. Gli attori descrivono quindi con le parole che intonano la situazione in cui personaggi si trovano: «Sappiamo dove stiamo andando, ma non sappiamo dove eravamo», recita il primo verso. Ma è realmente così? O forse, come è accaduto per la questione delle personalità multiple, gli autori ci stanno allontanando dalla realtà?

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Guidare o sviare?

Tutto l’episodio è pervaso da un rapporto tra chi guarda e chi mette in scena. Chi ha scritto Legion, questa volta, vuole prenderci per mano e rassicurarci. Veniamo accompagnati nel passato del protagonista seppur, come abbiamo visto prima, tenendo alcune cose molto distanti, con le figure di Melanie e Ptnonomy a enfatizzare che David, che in questo caso rappresenta lo spettatore, debba fidarsi di ciò che vede come se fosse la verità. Siamo sicuri che sia così? Davvero quelli sono i ricordi di Haller? O forse, ancora, Hawley e compagni ci spingono al dubbio? Per questo non possiamo che attendere le prossime puntate.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l'HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

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