Legion ep.3: “Nelle pieghe della mente”

Prosegue l’appuntamento settimanale con Legion, la nuova serie da otto episodi prodotta per Fox da Noah Hawley (già responsabile della serie ispirata al film dei fratelli Cohen, Fargo) e dedicata al personaggio Marvel di Chris Claremont. Negli scorsi appuntamenti (che potrete recuperare qui e qui), ho ragionato insieme a voi su alcuni simboli sparsi nei due episodi, che possono suggerirci quale direzione vogliono far seguire al loro prodotto i creatori della serie. Questa volta, però, adottare lo stesso approccio — ossia cercando di contestualizzare semioticamente gli elementi delle puntate — è molto meno immediato: infatti il terzo episodio, in italiano Nelle piaghe della mente e in inglese semplicemente Chapter 3, è più strettamente narrativo, e ci dà una più palese chiave di lettura delle vicende legate a David Haller. Nello specifico, collocando in maniera più chiara su una ipotetica linea temporale alcuni passaggi che finora risultavano quasi incomprensibili. Un episodio, quindi, più semplice a livello di comprensione del testo e della storia; quasi come se la serie volesse premiarci per la fiducia riposta in essa proponendoci un episodio che funge da riepilogo dei precedenti e che ne chiarisce la trama.

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«Possiamo cominciare?»

Sebbene la natura di questo episodio di Legion sia legata alla narrazione più pura e lineare, non mancano momenti che si possono leggere in chiave simbolica. Tra questi, che sono molto pochi, il più significativo è la sequenza iniziale.
I primi minuti riprendono esattamente da dove avevamo lasciato Amy: catturata da The Eye dopo il tentativo di recuperare, invano, notizie sulla scomparsa del fratello nella clinica in cui era ricoverato all’inizio della storia, la Clockworks (una delle tante citazioni a Kubrick che puntellano gli episodi visti fino ad adesso). Sfruttando l’espediente dell’interrogativo che The Eye pone alla donna — «Possiamo cominciare?» —, la regia alterna, con una serie varia di tecniche di montaggio (dalla dissolvenza incrociata al finto raccordo sull’asse usando il nero ai bordi delle due inquadrature unite) sequenze utili per ricostruire la vicenda. Si passa da un momento dell’infanzia di David, che gioca con il suo cane, a una scena che vede il protagonista a Summerland, con un semplice raccordo sul nero che crea una situazione di continuità narrativa. Il montaggio, come spesso accade per i tecnicismi nella produzione Fox, diventa spunto per raccontare.

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Ricostruire i pezzi

Ovviamente gli spunti di riflessione non mancano ma, come dicevo prima, analizzare nello stesso modo in cui ho trattato i precedenti due anche questo episodio mi viene piuttosto difficile. Senza contare che i pochi simboli che possono portare a delle interpretazioni non vanno oltre il dettaglio, e ripercorrono la stessa strada vista finora, come le simmetrie che dividono la scena in due emisferi a indicare quale parte del cervello di David è più attiva in un dato momento. Altre scelte, come ad esempio rendere nota la funzione del mutante da bambino come rappresentazione della irrazionalità senza freni del protagonista, serve a decifrare il resto. Tutta la puntata è un costante chiarimento, un posizionamento preciso e chirurgico di eventi conosciuti e non in un contesto. Il passato del giovane inizia a essere più chiaro, anche se non è escluso un ulteriore tentativo da parte degli autori di sviare gli spettatori.
Interessante, poi, è lo spazio dedicato a Melanie che, oltre a darci un riferimento piuttosto chiaro sull’epoca storica in cui è ambientata la serie, delinea un profilo psicologico più fragile e sfaccettato di quanto non apparisse prima.
Resta da vedere se queste scelte siano solo legate alla chiusura di un ipotetico ciclo o se invece le prime due puntate volessero strabiliare, cosa che per inciso, per quanto ben fatto, questo terzo episodio non riesce a fare appieno, gettando lo spettatore in un turbine di narrazioni non lineari e sovrapposizioni temporali in cui era chiaro che mancassero delle informazioni. Per ora, però, l’appuntamento è alla settimana prossima.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l’HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

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