Legion ep.4: “The Eye”

Questo quarto appuntamento con Legion, serie televisiva della Fox dedicata a uno dei più bizzarri personaggi che popolano il mondo degli X-Men, segna il raggiungimento della metà sia del percorso che Noah Hawley sta tracciando per raccontare la sua visione di David Haller, sia di quello di analisi avviato su queste pagine. Quattro episodi, con quello di cui vi parlerò fra poche righe, che hanno lasciato non pochi interrogativi agli spettatori: a causa della quantità di informazioni criptate riproposte via via in maniera pressoché identica, si è palesato il rischio di una ridondanza e di una scarsità di idee.
Questa scelta, però, assume un senso maggiore a fronte dell’annuncio che FX, il canale di Fox che trasmette la serie negli Stati Uniti, ha fatto al suo pubblico la scorsa settimana: una seconda stagione di Legion non solo è confermata ma è in lavorazione. Si è taciuto sul dubbio che, rimanendo una miniserie, la narrazione potesse risultare eccessivamente dilatata e circolare.
Ma in che modo si conclude la prima metà di questa prima stagione? Che porte lascia aperte la quarta puntata? Quali sono i suoi temi? E, ammesso che lo faccia, in che modo porta a termine le tendenze degli episodi precedenti?

legion

Empatia e paura

Come di consueto, anche il primo paragrafo di questa analisi sarà dedicato alla sequenza di apertura dell’episodio. I primi minuti della puntata, questa volta, si aprono con la voce di un personaggio che abbiamo imparato a conoscere nella precedente, Oliver il marito scomparso di Melanie, che dona colore a tutte le macchine presenti a Summerland. Ci viene presentato come una guida per lo spettatore, ruolo che ricoprirà con il progredire della narrazione, svolgendo lo stesso ruolo per David nella dimensione in cui entrambi sono imprigionati (e che, di conseguenza, possono controllare e plasmare). Ritorna quindi un modo di raccontare che abbiamo già visto le scorse settimane: lo show dialoga con chi lo guarda, facendo intuire porzioni della storia con il linguaggio della serialità. In questo caso, trasformando il classico riepilogo in una parte integrante e significativa della trama.
Interessante è poi la metafora che permea tutte le scene ambientate nel piano astrale — la dimensione in cui sono intrappolati Oliver e David — oltre alla pungente ironia del nuovo personaggio: tutto ruota intorno al ghiaccio, alla sensazione di stasi obbligata, come trappola ma anche come bolla per proteggere (e proteggersi). Ed è per questo che trovo molto corretta la scelta di rendere tutta l’effettistica di queste sequenze estranea al resto della messa in scena: staccare così nettamente gli attori dagli sfondi, in maniera marcatamente artificiosa, è un modo per rimarcare il concetto di estraneo e opprimente, non ordinario.

legion

Contorno

Sebbene le parti analizzate nel paragrafo precedente risultino interessanti e diano un seppur minuscolo ragguaglio su dove i poteri possano portare David, i momenti più interessanti, nonché più trattati, della puntata sono quelli che riguardano i personaggi secondari e i co-protagonisti di Legion. Ad esempio, conoscere, tramite scelte registiche azzeccatissime, la storia delle «due persone in un solo corpo», Carey e Karry, dà uno stacco alla ripetitività, dando alla puntata un respiro più ampio.
Grazie a questa scelta, la serie non solo compie un balzo dal punto di vista del ritmo o dell’immagine, che chiarisce quali dei ricordi di David che abbiamo visto in precedenza sono reali e quale è la causa delle incongruenze e delle visioni che il giovane mutante ha avuto negli anni. Importante è il ruolo di Ptonomy, che diventa telecamera e sala di montaggio, intenta a inquadrare gli elementi sotto altri punti di vista, incollando tra loro le pellicole della realtà e della finzione.

Per concludere, quindi, questo quarto episodio si pone come pietra angolare dell’intera struttura seriale di Legion. Un momento di riposo dovuto e meritato per tutti quanti, un tempo brevissimo per riordinare le idee seguito in maniera repentina da nuovi dubbi. Era necessario che la serie si prendesse una libertà simile per evitare che lo spettatore, inevitabilmente, si stancasse, qualora la stesura e la composizione delle scene si fosse arenata su tutto quello che ormai eravamo abituati a vedere.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l’HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

Website:

Post a Comment