Legion: episodi 6-7-8

Ho deciso di raggruppare in un solo articolo le analisi degli ultimi tre episodi di Legion, la serie di Noah Hawley dedicata al mutante omega dell’universo Marvel prodotta da FX, non tanto perché le sue puntate conclusive fossero deboli — anzi, come potrete leggere più avanti, in esse si raggiungono i momenti più alti del pacchetto —, ma semplicemente per recuperare il ritardo accomulato e concludere il viaggio nella mente di David Haller. Non pensate, però, che dedicando un solo paragrafo a episodio le analisi saranno meno approfondite del passato; perché l’obiettivo ultimo di questa serie di articoli è sempre quello di avviare un dialogo tra me e voi che leggete ed è fondamentale che esso sia stimolante per tutti e che ci sia una continuità.
Avviamoci insieme, dunque, verso le battute finali di Legion.

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Legion ep. 6 — “Terapia”

Rieccoci nella Clockworks o, per meglio dire, nella versione che il Demone dagli Occhi Gialli ha creato nel piano astrale della clinica psichiatrica dove tutto è iniziato. Un luogo in cui il parassita che abita la mente del protagonista può agire liberamente per far capire alla persona che lo ospita quanto il suo potere possa sovrastarlo, dominarlo, distorcere completamente la sua percezione del mondo e di chi lo abita. Un esempio concreto di questo concetto lo abbiamo nel modo in cui viene sfruttata la figura di Amy, la sorellastra di David: una inserviente, una badante che deve prendersi cura dei pazienti (e quindi anche di tutti i personaggi che hanno accompagnato il mutante fin qui) ma che si pone in maniera aggressiva nei confronti del fratellastro tentando di modificare l’idea che lui ha della donna.
Il Demone sembra a suo agio nel ruolo di regista, artefice, controllore. Libero/a da ogni vincolo materiale che David rappresentava e assunto quasi a tempo pieno il corpo e il volto di Lenny, può soggiogare e imprigionare anche Ptonomy, Syd, Melanie, Carey, Karry e The Eye nel piano astrale per quanto tempo vuole e senza apparenti conseguenze. Risvegliando le paure dei personaggi, costringendoli a pensare di meritare di stare lì dentro per sempre date le loro condizioni mentali, puntando sulle conseguenze che le loro azioni potrebbero aver provocato. Un’ipnosi, una stasi, uno stallo alla messicana (per riprendere uno dei tanti temi cari alla serie, la citazione cinefila) nella quale il Demone sembra avere un piccolo vantaggio, come possiamo vedere nella bellissima scena di danza in cui l’attrice Aubrey Plaza comunica allo spettatore che il suo personaggio ha raggiunto il pieno controllo sulla persona che lo/la ospita, a tal punto da imprigionare David nei meandri più reconditi della sua stessa mente.
Un controllo che, però, non fa i conti con un piccolo dettaglio: Oliver e la sua capacità di esplorare liberamente il piano astrale e di comunicare con le persone che vi sono dentro tramite sogni e visioni. È così che riesce a far capire a Carey dove si trovano tutti quanti, mostrandogli in sogno un cubo di ghiaccio (chiaro riferimento alla prigione dove è stato rinchiuso il marito di Melanie vent’anni prima degli eventi qui raccontati), e a farlo rinsavire per poter salvare gli altri componenti di Summerland prima che sia troppo tardi.

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Legion ep. 7 — “Shadow King”

È tempo di rivelazioni in questo penultimo episodio della prima stagione di Legion. È giunto il momento che gli autori districhino i nodi giunti al pettine narrativo della serie e spieghino chi è cosa nella produzione FX.
Insolito, nell’economia del prodotto, è il modo scelto per spiegare chi è effettivamente il Demone dagli Occhi Gialli e tutte le sue rappresentazioni. A introdurre l’identità del personaggio, infatti, è un discorso tra Carey e Oliver dal sapore decisamente fumettistico, orientato a una narrazione supereroistica più pura rispetto a quanto visto prima. Il vero volto di Ahmal Farouk, il Re delle Ombre dell’universo Marvel, viene svelato nel modo più inaspettato: un perno narrativo che risveglia lo spettatore ricordandogli che, in fin dei conti, sempre di X-Men stiamo parlando, anche se sono state prese delle libertà inedite per il tipo di prodotto.
Questa della spiegazione e della narrazione più esplicita che comunque non dimentica le caratteristiche peculiari della serie è una delle cifre più sensibili non soltanto di questo settimo episodio ma di tutta la parte finale di Legion. Altro esempio, oltre a quello appena visto, sta nel momento in cui David parla alla sua parte razionale (che, in lingua originale, si esprime con un divertentissimo accento britannico) e ripercorre la sua infanzia scoprendo — e facendo scoprire — la sua genesi e il suo passato.
Come ho ripetute in altre occasioni, la serie è densissima di riferimenti cinematografici sia sotto forma di citazioni di pellicole precise che di rimandi a stili particolari. In questo settimo episodio, ad esempio, vediamo due sequenze consecutive e collegate che danno questa sensazione. La prima vede protagonista Oliver intento a suonare le linee dimensionali come fossero strumenti musicali, intonando una versione distorta — al limite del dubstep –del Bolero. La canzone prosegue poi nella seconda sequenza, questa volta in bianco e nero (colore usato per distinguere ciò che è reale e fittizio nel piano astrale) e costruita come un film slapstick, con un chiaro richiamo ai Maestri del cinema come Charlie Chaplin e Buster Keaton, mutando completamente i personaggi e limitando i dialoghi a pannelli in sovraimpressione.

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Legion ep. 8 — “Guerra o Pace”

Il capitolo finale della prima stagione di Legion. La conclusione di un primo ciclo di episodi densi di spunti riflessivi sia a livello di storia che di messa in scena televisiva. Questa ottava puntata ci ricatapulta nel primo episodio con un personaggio che lo spettatore dava completamente per disperso: ricordate l’interivstatore della Divisione 3 che David faceva esplodere nella piscina della Clockworks? È tornato, vuole la sua vendetta sui mutanti di Summerland e completare il lavoro che l’agenzia delle Nazioni Unite per cui lavorano ha affidato a lui e a The Eye. Un settore dell’ONU impegnato a sradicare la crescente minaccia mutante prima che essa possa prendere consapevolezza del suo potere.
Ma non è l’unica minaccia che i protagonisti dovranno affrontare in questa fase conclusiva: Farouk, infatti, è intenzionato a scappare dal luogo in cui David ha cercato di rinchiuderlo alla fine della puntata precedente, e per farlo è disposto a uccidere il protagonista. Questo è quello che il Re delle Ombre, sotto forma di Lenny, comunica a Syd prima che i vari personaggi di Summerland si avventurino nel tentativo di liberare meccanicamente David da Farouk. Syd e David, in otto episodi, hanno sviluppato un rapporto che da idealizzato e astratto è diventato concreto e sentito. Non è quindi difficile capire perché la ragazza scelga di liberare il Re delle Ombre cambiando il suo corpo con quello di David mentre Farouk tenta di distruggerlo dall’interno: per amore, amore finalmente vero. Ne consegue una sequenza ricchissima di azione e dai toni sempre più marcatamente supereroistici, in cui Farouk esce dal corpo di Syd per entrare in quello della combattiva Karry e chiudere i conti sospesi con David in un combattimento piuttosto tipico per il genere e infarcito di effetti speciali e rallentamenti.
Il combattimento, però, non va a finire come sperato e Farouk riesce a fareun ultimo, disperato sforzo gettandosi nel corpo di Oliver. Il nostro poeta beat si accorge dell’avvenuta possessione e, dopo una significativa scena cantata, abbandona Summerland in compagnia di una piacevole partner, Lenny.


Così si chiude, dopo la classica scena post-titoli di coda tipica delle produzioni cinematografiche e televisive della Casa delle Idee, l’ottava puntata e la prima stagione di Legion. Molti gli interrogativi in sospeso e altrettanti gli spunti sui quali gli spettatori possono fare teorie per cercare di capire cosa potrebbe attendere loro l’anno prossimo nella seconda stagione.

 

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l'HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

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