Milanoir – Milano Calibro Pixel

Il cinema poliziottesco all’italiana ha lasciato una profonda eredità nella cultura del nostro paese, andando a far parte di tutti quei lasciti che ora ci permettono di analizzare e comprendere la seconda metà degli anni ’70 e il fenomeno degli anni di piombo.
Sebbene per anni, e anche tutt’ora, sia stato considerato il coacervo di una cultura qualunquista e di un modo reazionario e irrispettoso di vedere gli avvenimenti di un periodo particolarmente difficile per la storia del nostro paese, il genere ha sicuramente costruito un’eredità al suo seguito. Anche grazie alle parole di apprezzamento fornite da Quentin Tarantino – che in questo tipo di film riconosce una forte influenza di archetipi e stile (più che di una autoriale e artistica) – le pellicole di questo tipo sono diventate a tutti gli effetti una chiave di lettura del periodo, ovviamente romanzata e filtrata dall’occhio di chi quei film li ha realizzati. Una scia che, oltre nel già citato regista americano, trova spazi molteplici dove la sua dimensione viene estesa e riadattata. Gli esperimenti musicali dei Calibro 35 ne sono un esempio lampante e concreto, capaci di rievocare in musica un immaginario, e che sono in grado di valorizzare le velleità che originariamente facevano solo da sfondo ed accompagnamento a questo genere di opere.
Rispetto a questo punto di vista, non so quale sia l’obiettivo che si sono posti i ragazzi di Italo Games con il loro Milanoir; se sia un tributo a un genere; un modo di sottolineare lo sguardo che aveva quel cinema rispetto ai tragici momenti di storia che si stavano vivendo; entrambe le cose. E forse è meglio così, perché non sempre influenzare un’opera d’arte con le proprie prospettive è sintomo di libertà e personalità.

milanoir

Milanoir ci mette nei panni del sicario al soldo della mafia milanese Pietro Sacchi, raccontandoci il suo percorso alla ricerca di vendetta verso la persona che lo ha incarcerato. Ed è proprio in questo stralcio di trama, che nei suoi sviluppi rivela una scrittura sapiente e coerente con il contesto, che vengono fuori i tratti principali della produzione ItaloGames: replicare, anche nelle componenti ludiche, le suggestioni del cinema poliziottesco anni ’70 in maniera fedele; anche quando ciò può voler dire ridurre lo spettro delle libertà del giocatore.
Il gioco è uno sparatutto con scorrimento orizzontale dal sapore classico, accentuato da una pixel art vibrante e veritiera nel trasmettere l’immaginario culturale e sociale di riferimento. Come già detto prima, non lesina nel prendersi delle libertà che ad alcuni potrebbero risultare scomode o mal pensate ma che, in realtà, sono state studiate per rendere il gioco contemporaneamente più difficile (MOLTO più difficile) e anche ludicamente più attinente alla storia e al suo tono; senza mai però sfociare nell’artificiosamente incomprensibile. Limitare la scelta delle armi, per esempio, serve a creare un contesto specifico legato a quella bocca da fuoco anziché rischiare di omogenizzare i vari schemi.


I livelli, sia per le cose che il giocatore deve fare che per la loro connotazione geografica, fanno intuire una conoscenza piuttosto profonda del genere cinematografico e del periodo storico di riferimento, ma suggeriscono anche una grande abilità nel rendere giocabili e attraenti delle sessioni di shooting piuttosto varie, e combattimenti con i boss di fine livello intelligenti e originali. La Milano di ItaloGames è vera e vibrante: ricostruita in modo credibile e attento, inserendo dettagli che sono ben più che semplici note di colore, ma testimonianze di una parte dell’Italia che può ancora vederne dal vivo, anche ai nostri tempi.

Al netto dei difetti derivanti da una forse eccessiva ricerca della difficoltà, come la necessità di dover completare ogni capitolo in una singola sessione (cosa parzialmente giustificabile con la natura “filmica” del prodotto), Milanoir è un tributo sentito e convincente. La Milano riprodotta puzza di piombo e napalm, fa riecheggiare chitarre effettate e riesuma – durante il quarantesimo anniversario del sequestro Moro – una pagina di storia forse troppo poco considerata ma che, come poche altre, ha nel nostro presente una influenza straordinaria.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l'HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

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