Mr.Robot 3×01 – Elliot e il dopo-rivoluzione

L’odissea di Elliot incarna lo spirito ribelle tipico dei giovani d’oggi: arrabbiati con un’entità dai mille volti senza la quale la “civiltà” non esisterebbe, o almeno non così come la conosciamo. Sin dalla prima puntata lo scopo di Elliot è stato chiaro: distruggere quell’entità mostruosa, un corporativismo perverso figlio dell’era capitalista in cui viviamo. Ma fare del bene spesso significa anche fare del male, e questo nuovo ciclo ruota proprio attorno a questo dilemma. Chi ha subito maggiormente le conseguenze del piano di Elliot sembra essere proprio la società, la stessa che il ragazzo nelle prime puntate mandava bellamente “a fare in culo”. Viene quindi da chiedersi se Elliot voglia più il male per quest’ultima, che non il bene. Il sogno di una civiltà libera dai debiti, dalle multinazionali e dalle banche si infrange nell’esatto momento in cui quella stessa civiltà è messa con le spalle al muro, stanca, ferita e affannata, pronta a battersi per l’ultima goccia di acqua rimasta in città. Ma mentre il prezzo della benzina sale, l’elettricità viene a mancare e i risparmi di una vita depositati in banca diventano soltanto numeri invisibili, dall’altra parte della barricata c’è un’elite che sembra non aver subito la rappresaglia organizzata da F.Society, l’organizzazione clandestina fondata da Elliot.

Anzi, la stessa elite globale sembra esserne uscita rafforzata, facendo leva sugli istinti più bassi dell’uomo in tempi difficili (le immagini del Presidente Trump in questa puntata si incastrano perfettamente), così da assicurarsi consenso e ordine. Ironico vedere come la Rivoluzione scatenata da Elliot sia diventata l’ennesima figura su una t-shirt, un argomento di discussione nei talk show, l’ennesimo urlo di rabbia divenuto un oggetto da acquistare, fatturare, impacchettare e da esibire in vetrina. Elliot è disgustato dal modo in cui la sua causa sia diventata parte del tutto, di come si sia agglomerata al consumismo più becero. Non il cambiamento sognato da molti, ma sicuramente quello sperato da chi osserva dall’alto. Un cambiare tutto per non cambiare niente.

Donald Trump appare in alcuni spezzoni video all’interno della prima puntata.

Questa prima puntata di terza stagione si presenta decisa, concentrandosi sui rimpianti e sugli errori commessi in passato dai personaggi con allo stesso tempo gli occhi rivolti al futuro. È chiaro che Sam Esmail abbia in mente qualcosa di ancora più enorme per questa stagione, una sensazione che accompagna lo spettatore sin dai primi minuti per poi affievolirsi in quelli seguenti, dove viene appunto lasciato spazio ai personaggi con i loro dubbi e le loro certezze, il tutto sempre condito da una regia lenta e meticolosa che lascia spazio ai silenzi e agli sguardi e da una fotografia sempre più oscura, a tratti quasi acida in quei ritrovi segreti dove vengono decise le sorti del mondo da un manipolo di giovani sì capaci, ma impotenti di fronte alla grande macchina dell’esistenza.

Il cast di Mr.Robot

I personaggi che accompagnano Elliot nel suo viaggio acquisiscono sempre più importanza, tanto da essere diventati ormai fondamentali per la riuscita del piano (o meglio, dei piani). La figura di Mr.Robot, sempre presente, non sembra essere destinata ad abbandonare Elliot, in quello che si preannuncia essere l’ennesimo gioco di specchi che i due portano avanti da tre stagioni. Ancora una volta Elliot dovrà capire se può fidarsi non tanto delle persone che lo circondano, ma del suo alter ego Mr.Robot, dal quale il protagonista proprio non sembra essere capace di difendersi. Puoi scappare dai tuoi demoni interiori, ma il tuo inconscio prima o poi ti chiederà di fare i conti con la realtà (distorta) in cui vivi. Se alla fine vincerà Elliot, Mr.Robot o nessuno dei due è difficile da prevedere, ma lo scontro psicologico fra i due sembra ancora più vivo che mai.

Mr.Robot contro Mr.Robot.

Le musiche, quasi inesistenti in questo episodio, cedono il passo ai silenzi assordanti sopracitati e alla voce narrante di Elliot che discute delle sue azioni con lo spettatore, che assiste all’inesorabile fine del mondo, ma soprattutto all’inizio di una nuova era costruita sul sangue di innocenti diventati foto su un muro del ricordo. Il fattore informatico viene messo da parte sempre di più per dare voce alle inquietudini interiori dei personaggi che si muovono sulla grande scacchiera della vita, superando quel tono freddo e cinico dei primi tempi in cui tutto era relegato a codici informatici (persino le emozioni), sottolineando un processo di maturità in corso nella mente di Elliot che lo porterà, magari, ad avvicinarsi più alle emozioni che alla tastiera di un computer, fuoriuscendo dal guscio protettivo nel quale sembra vivere da anni, senza però abbandonare quella visione cinica della società su cui la serie ha marciato sin dalla prima puntata.

Forse il futuro auspicato dal grande Tyler Durden non è così roseo come ce lo immaginavamo. Quei palazzi rasi al suolo non sancivano la fine di ogni austerità, ma l’inizio di qualcosa di ben più peggiore di banche e multinazionali: sé stessi.

Gennaro Saraino

Ama le belle storie, specie se può crearle giocando. Passa parte del suo tempo leggendo di psicologia e filosofia.

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