Mulaka – la leggerezza della tradizione

I Tarahumara sono una delle culture più peculiari e interessanti al mondo, perché le varie realtà  sociali che la rappresentano sono state in grado di mantenere una certa autonomia rispetto al resto del mondo, garantendosi una certa autonomia culturale, cosa alquanto straordinaria nel panorama mondiale. Le informazioni relative a questo straordinario popolo ci arrivano direttamente da reperti parietali, che inscrivono la nascita di questa peculiare cultura in un’epoca molto antica, e rendono ancora più incredibile la loro attuale esistenza.
Riuscire a raccontare qualcosa di questo magnifico popolo tramite il mezzo interattivo rappresenta una grande imprese, e la risposta di molte delle grandi aziende del settore sarebbe quella di investire milioni di euro in passeggiate didattiche (Discovery Tour) o ricorrere a un realismo spicciolo ma a rappresentazioni culturalmente errate o edulcorate (Kingdom Come: Deliverance). Lienzo, invece, ha compreso al meglio come un contesto più leggero e sensibile possa dirci molto di più di quanto non possa fare un dettaglio grafico eccellente o un realismo estremo. È da queste premesse che nasce Mulaka.

Una gif di Mulaka.

Alcuni scorci sono deliziosi.

I giovani sviluppatori messicani desideravano dare voce a una cultura che non ha quasi mai avuto altra copertura mediatica, e volevano farlo a modo loro, come piace a loro, con il più classico dei videogiochi, pieno di nemici da sconfiggere, livelli da superare, pedane su cui saltare e potenziamenti da attivare. Grazie alla mitologia di riferimento, però, tutto ciò non risulta quasi mai eccessivamente giocoso, nè inficia in alcun modo la scrittura: la semplicità del racconto poggia le sue basi sulla tradizione culturale, e la struttura a livelli è la stessa richiesta dal mito. L’eroe, che sarà anche il nostro avatar, rappresenta una sorta di Ercole in salsa Chihuahua, un mortale ma con poteri divini che dovrà affrontare una serie di prove per sfidare il simbolo del male sulla terra, e salvare il suo popolo.

L’esperienza di gioco è dunque molto tradizionale ma fluida, non interrompe mai il progredire del racconto ma ci tiene sempre attivi, sempre intenti a trovare un nuovo potenziamento o nuove risorse, in grado di farci proseguire nella storia. Il sistema di combattimento è sorprendentemente vario ed efficace per una produzione simile, così come la varietà dei nemici e di combinazioni possibili: quella che sembrava un’avventura prevalentemente narrativa si è trasformata velocemente in un’appagante e divertente esplorazione ludica, dalle meccaniche basilari fino alle combinazioni più peculiari. Rendere divertente questo progredire è l’elemento fondamentale per rendere efficace tutto il resto del lavoro svolto in fase di scrittura e di trasmissione del messaggio.

Uno screen di Mulaka.

Le mappe sono decisamente diverse tra di loro, a volte stimolano approcci da metroidvania, altre volte sono decisamente più libere.

Sebbene non sia tramite l’interazione più pura che Lienzo ha infuso le conoscenze del popolo Tarahumara nel giocatore, ogni altro elemento di gioco ci racconta di una prospettiva, di una visione del mondo e delle cose che rispecchia quella del popolo messicano. Non esiste un indice di resistenza nel gioco, e il nostro personaggio potrà correre all’infinito e con una velocità disarmante, poiché il popolo Tarahumara ha una predisposizione genetica straordinaria per la corsa: le leggende narrano che i loro cacciatori andava a caccia sfiancando i cervi, portandoli allo stremo e catturandoli una volta esausti. Uno dei minigiochi di Mulaka rappresenta proprio questa leggenda, in chiave ludica. I mostri ci raccontano di una visione del mondo tipica delle culture amerinde, dove a vivere è tutto ciò che ci circonda, non solo ciò che respira: lo spirito della vita è presente anche in massi, oggetti e strutture per noi inanimate, ma cariche di forse ed energia per i Tarahumara. Così molti dei nemici rispecchiano questa visione: ci sono rocce animate, teschi semoventi e fiamme volanti. Le iconografiche masse di sterpaglia che rotolano nel deserto non sono simbolo di morte e desolazione come nell’immaginario collettivo successivo alla conquista del West, ma sono gomitoli con cui furbe volpi spiritiche giocano e colpiscono i più disattenti. Il mondo intero presenta due piani dell’esistenza, elemento che ha reso anche utile e giocoso uno dei poteri del nostro eroe, una sorta di “occhio dell’Aquila” dinamico e decisamente meglio integrato di quanto le grandi produzioni abbiano fatto fino a oggi.

Una gif di Mulaka.

I poteri dei semidei cambiano anche i livelli di inizio gioco, spingendo i completisti a ripeterli.

Anche e soprattutto le prospettive culturali non si piegano ad ammodernamenti e strizzatine d’occhio alla cultura occidentale, ma mantengo integre le visioni del mondo del popolo di Mulaka: l’arcobaleno è un simbolo negativo, poiché rappresenta la fine della pioggia, fenomeno atteso e importantissimo nella zona; il serpente è colui che porta e diffonde l’acqua nel mondo, e ciò è rappresentato da alcuni enigmi presenti nel mondo di gioco, che solo alla fine acquisiranno un senso. Tutto ciò è garantito non solo da un sistema di combattimento divertente e da poteri appaganti e peculiari, ma anche e soprattutto da una direzione artistica eccezionale, soprattutto dal punto di vista visivo: alcui scorci sono da mozzare il fiato.

Mulaka, così come Never Alone, rappresenta un vero e proprio agente culturale, un prodotto d’intrattenimento che diventa anche strumento di conservazione e protezione di culture e società atipiche e oggi a rischio. Senza dover ricorrere al futile realismo tecnico, Lienzo ha compreso che con Mulaka avrebbe dovuto affidare alla mito e alla fiaba la storia del popolo Tarahumara, e che col divertimento e una buona scrittura si possono stimolare gli interessi dei più ricettivi e attenti dei giocatori. Mulaka è la risposta indiretta alle critiche sull’assenza di varietà nel panorama culturale videoludico, e qualsiasi giocatore interessato all’ampliamento del pubblico e delle prospettive culturali del mezzo dovrebbe dare una possibilità a questo piccolo documentario interattivo.

A questo link trovate una serie di video e approfondimenti sulla cultura Tarahumara presenti in Mulaka.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici. Fondatore di Deeplay.

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