No Man’s Sky – Il gioco per pochi voluto da tutti

Quando annunciarono la funzionalità condivisione di PS4, non avrei mai potuto immaginare che sarebbe diventata ciò che è oggi. Al contrario del mercato PC, le console non hanno mai avuto la possibilità di condividere e catturare, in maniera così facile, veloce e gratuita, i momenti più particolari, divertenti, assurdi o indimenticabili dei vari titoli provati dai giocatori. Oggi, lo screen o la condivisione sono diventati qualcosa utilizzata da tutti, e addirittura molti sviluppatori hanno sfruttato questa peculiarità per esaltare il dettaglio tecnico dei loro giochi, come Mad Max o Infamous. Ma No Man’s Sky ha dato a questa funzionalità un peso totalmente differente: nel viaggio infinito che ci viene offerto, la foto di quel momento sarà probabilmente tutto ciò che ci rimarrà.

No Man’s Sky infatti ci permette di vivere un viaggio più che atipico, qualcosa di talmente originale nel panorama videoludico che fino all’ultimo momento prima della pubblicazione molti giocatori (anche acquirenti) non sapevano a cosa andassero incontro. Lo fa sacrificando molto, moltissimo, ma forse non abbastanza e non del tutto, rovinando parzialmente il seppur magnifico lavoro che emerge dalle ore complessive di gioco.

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Lovecraft sarebbe fiero di alcune creazioni di No Man’s Sky.

Cos’è No Man’s Sky? Non mi viene in mente nessun genere adatto, e non penso esista. L’opera di Sean Murray e di Hello Games rappresenta più che altro un’idea, quella della proceduralità, applicata a un modo di intendere la fantascienza e l’esplorazione molto personale. In maniera dinamica e imprevedibile persino per i creatori del gioco, ogni creatura, ogni mondo e ogni ecosistema di No Man’s Sky vengono creati e inseriti all’interno delle centinaia di galassie che costituiscono l’infinito (quasi) mondo di gioco, ma tutto è stato costruito, a monte, per restituire ai giocatori ciò che l’autore voleva: una fantascienza legata alla natura selvaggia, non alle società aliene; un’esplorazione spaziale, non planetaria. Posto questo, l’unica discriminante tra le esperienze dei vari giocatori sarà la fortuna, ma in ogni caso, a lungo andare, vi troverete di fronte panorami mozzafiato, creature terrificanti, putride, enormi, microscopiche, splendide o solo divertenti; mondi assurdi, capovolti, invivibili o persino più accoglienti del nostro pianeta. Ho visitato pianeti più desolati della Luna, ho lottato per la mia vita in un far west lovecraftiano, ho massacrato sentinelle nel regno dei Teletubbies, mi sono ritrovato catapultato in un Jurassic Park grande quanto Saturno. Sì, molti schemi e intere creazioni si ripropongono: si trovano spesso animali molto simili a galassie di distanza, sono stupidi e con animazioni pessime. Penso però che, a lungo andare, questo non possa che portare il giocatore a rimanere ancora più sorpreso e affascinato da una nuova scoperta tipica, assurda e mai vista prima. Non solo: è persino più divertente tentare di convidere con altri esploratori le proprie scoperte, e ritrovarsi a invidiare qualcuno perché ha scoperto qualcosa di strano o particolare.

Esseri microscopici, climi proibitivi e colori accesissimi; mastodonti impossibili da fotografare per la loro grandezza; creature che contraddicono qualsiasi logica estetica a cui siamo abituati; mondi decorati da serpenti di roccia fluttuanti: No Man’s Sky regala al giocatore viaggi ed esperienze indimenticabili, non solo in ciò che offre allo sguardo, ma nel modo in cui ce lo fa vivere. Esplorare un pianeta con fauna docile e clima mite rappresenta qualcosa di totalmente differente rispetto a un torrido pianeta con pioggie acide e scorpioni di sei metri che attacano in branco. Anche in questo, No Man’s Sky si discosta dalle esperienze tradizionali: sembra non esistere una progressione, potremmo passare decine di ore su pianeti facilmente esplorabili, e ritrovarci all’improvviso in un inferno vivente dal quale ritirarci subito, in caso di mancata preparazione.
Sembra.

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Radiazioni altissime, carnovori velocissimi e sentinelle onnipresenti: l’inferno esiste.

E forse è qui che No Man’s Sky iniza a prestare il fianco a delle necessità che mi sembrano solo ed esclusivamente commerciali, volte a divertire e intrattenere una fetta d’utenza maggiore di quella che l’idea alla base del progetto avrebbe soddisfatto. Esiste una progressione, esistono potenziamenti, miglioramenti, ed esistono soprattuto degli indicatori, dei percorsi prestabiliti. Tutto ciò che ha inesorabilmente spinto molti giocatori, forse legittimamente, a pensare che dietro ognuna di queste missioni ci fosse qualcosa di più del “semplice e banale” esplorare all’infinito. Non sapremo mai quali fossero i progetti iniziali, ma di sicuro la presenza di un obiettivo così imperante, poiché unico, viene vissuta in maniera negativa da molti giocatori, che si approcciano al percorso non con totale e completa libertà, ma nell’attesa di raggiungere l’agognato centro della Galassia. Centro della Galassia che in realtà si dimostra solo un nuovo modo per esplorare, ancora, all’infinito, e forse è questo il motivo per cui i giocatori ne sono rimasti così profondamente delusi: se ancora si rifiutavano di accetttare che No Man’s Sky vivesse di pura e semplice esplorazione, quello che tutti hanno voluto intendere come “il finale” lo evidenzia senza possibilità di smentita.
Non solo: persino l’esplorazione è guidata, non lasciando quasi mai al giocatore la libertà di muoversi secondo i suoi desideri, ma inondandolo di obiettivi, punti di interesse e stazioni commerciali talmente ripetute, statiche e identiche di volta in volta, che rischiano di annullare quanto di buono è stato fatto negli altri aspetti del gioco.

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Ambientazioni, creature e colori indimenticabili.

In No Man’s Sky, dopo oltre duecento ore di gioco, tutti i contenuti più importanti e presenti mi sembrano assimilabili e distinguibili in due blocchi: in uno la proceduralità funziona, nell’altro no. Ogni volta che il primo si scontra con il secondo, la magia della proceduralità e della fantasia del giocatore viene meno, fino ad annullarsi. Se da un lato, infatti, i mondi, le creature, i climi, persino le astronavi garantiscono una varietà impossibile da eguagliare persino per i titoli della grande industria, dall’altro la qualità e la quantità delle strutture, dei testi e delle interazioni disponibili risultano ridicole, al confronto. Nonostante abbiano un senso a livello narrativo, la ripetizione visiva e delle interazioni disponibili con gli alieni e le strutture cozza inevitabilmente con la varietà garantita durante l’esplorazione libera dei pianeti. I testi, assolutamente ben scritti, rischiano di ripetersi con una certa frequenza, annullando anche l’empatia e l’emozione del giocatore: di tutte le componenti di un videogioco, la scrittura forse è l’ultima da rendere procedurale.

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L’assurdità della fisica e della chimica di alcuni modi regala scorci splendidi.

Dunque, di nuovo: cos’è No Man’s SkyNo Man’s Sky vuole rappresentare un concetto di esplorazione e libertà difficilmente espresso da altri giochi, e a volte impossibile da mostrare persino per Hello Games. È un paradosso, è una sopresa costante intervallata dalla noia più profonda, ma è soprattutto la foto di quel momento, di quel luogo che sai che nessuno ha visto a parte te. No Man’s Sky è il gioco venduto a tutti ma creato per pochi, voluto da pochi. Il desiderio costante di rimettermi in viaggio mi suggerisce che appartengo a quella manciata di giocatori che rimangono con il fiato sospeso quando, dietro l’angolo, trovano una creatura orribile, splendida, o magari ridicola e divertente. Tutti gli altri, vedranno solo numeri, noia, schemi, ripetizioni. Diranno che ciò che ti diverte, ti diverte perché ce lo vedi tu. Forse hanno ragione, forse no. Ma se siete come me, non sentitevi in colpa, anzi, siate felici: non capiterà spesso di ritrovarvi con un gioco creato solo per voi.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici.
Fondatore di Deeplay.

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