Oniken il Guerriero: hardcore a 8 bit

Se esistesse un RetroGOTY e io fossi una sorta di re del mondo videoludico con il potere assoluto di decidere a chi assegnarlo, Oniken riceverebbe questo privilegio senza alcun tentennamento.
Premessa, non amo molto il termine “retrogame” perché mi sembra assurdo tanto quanto lo sarebbero “retromovie” o “retrocomics” se riferiti a cinema e fumetto, ma dato che termini come “giochi del passato”, “giochi 8-bit” e simili mi sembrano comunque troppo imprecisi o vaghi, mi vedo costretto a utilizzarlo.

Non sono molto convinto di poter dare un parere oggettivo sulla perfezione di un titolo: non gioco un numero abbastanza alto di titoli, necessari per un confronto, dato che solitamente mi limito ad andare a fiuto su quelli che mi attirano e a dare la precedenza a quello che mi colpisce piuttosto che a quello che dovrei provare perché famoso.
A dire il vero non sono neanche uno che scrive articoli sui videogiochi. Questo infatti è il mio primo articolo in assoluto. Se ho deciso di farlo, allora significa una e una sola cosa: che Oniken mi è piaciuto talmente tanto che non ho potuto resistere alla irresistibile voglia di parlarne in pubblico.
Cosa ha allora di così speciale Oniken? Prendete Ken il Guerriero, Berserk e un Famicom, frullateli assieme (mentalmente, mi raccomando!) e otterrete la risposta. Troppo poco? Concretizziamo la suggestione guardando da vicino questa gemma.

Sviluppato dalla casa indipendente brasiliana JoyMasher nel 2012 per Windows, poi per OS e Linux, infine riproposto su Steam con una nuova veste grafica e contenuti aggiuntivi, Oniken è uno splendido esemplare di quella nuova specie di videogiochi che potremmo chiamare “retrogame del presente”, ovvero giochi sviluppati nella nostra epoca ma realizzati guardando più o meno totalmente ai giochi del passato, riproducendone aspetti tecnici, musicali e di gameplay tipici della categoria. Titoli come Shovel Knight, Castle in the Darkness, Maldita Castilla, Axiom Verge, You Have to Win the Game, Ninja Senki, sono altri ottimi esempi da aggiungere a questa vasta popolazione videoludica.

Oniken

Un serpente meccanico che vi punta con aria tutt’altro che rassicurante mentre siete appesi a un ramo… Bella giornata oggi!

Se siete inguaribili romantici e i colori sparati di un televisore a tubo catodico continuano a essere la vostra più profonda fonte di soddisfazione, se siete persone che quando sentono qualcuno esclamare, di fronte a un Mega Drive: «Il Mega Drive e Sonic! Bei tempi!», pensano dentro di loro: «Bei tempi? Ma ci ho giocato fino all’altro ieri!», allora, piuttosto che dedicare la maggior parte del vostro tempo ai tripla A o alle pietre miliari del “videogioco come forma d’arte” dovreste, se non buttarvi a capofitto, almeno passare una fetta considerevole del vostro tempo su questo nuovo (e fortunatamente florido) fenomeno.
Sì perché forse, piuttosto che cercare in tutti i modi di riprodurre il passato procurandoci Commodore 64, Super Nintendo e addirittura cabinati arcade, dovremmo (noi retroincalliti ovviamente) cominciare a dare priorità a una nuova forma di apprezzamento di esso. Il passato che prende forma nel presente piuttosto che il presente che cerca di riprodurre il passato. E se ve lo dice uno che tiene con assoluta tranquillità un Game Boy sulla scrivania e custodisce un Famicom come fosse il Santo Graal, forse potete fidarvi.

Questo tipo di titoli, comunque, non sempre rappresenta una semplice emulazione del passato, ma piuttosto anche un tentativo di miglioramento dei suoi aspetti più ostici, come i comandi, che spesso non permettevano di ottenere un’esperienza di gameplay molto fluida (pensiamo ai primi Castlevania… I Belmont probabilmente avevano un paio di tonnellate negli stivali a giudicare da come strisciavano sul terreno e da come saltavano…). Se Arthur di Ghosts ’n Goblins avesse percorso le oscure terre di Makaimura con la maggiore scioltezza di Don Ramiro di Maldita Castilla, forse avrebbe piantato qualche lancia in più nel cranio degli odiosi demoni che hanno rapito la sua amata!

Oniken

La bellezza infinita di una battaglia su moto d’acqua di fronte a un tramonto che più Famicom di così non si può.

Ma basta con introduzioni sulla categoria e andiamo direttamente a osservarne un fantastico esempio. Dal punto di vista grafico, Oniken presenta una palette cromatica decisamente gradevole e fedele a quella del NES/Famicom, presentando alcuni personaggi sotto forma di tipici sprite monocolore dell’epoca, da gustare anche tramite la selezione del filtro TV, gradevole ma forse non molto in caso di lunghe sessioni di gioco.
La colonna sonora, composta con Famitracker, programma che riproduce il chip audio della console 8-bit di Nintendo, ci riporta direttamente negli anni ’80.
La trama suona parecchio familiare: impersoniamo Zaku, guerriero sopravvissuto a una catastrofe nucleare e impegnato a difendere l’umanità superstite dalla minaccia di un gruppo di malvagi cyborg chiamati appunto Oniken, aiutato, oltre che dalla sua grossa spada, da un gruppetto di soldati ribelli. Non è proprio Kenshiro ma state sicuri che spacca uguale.
Il gameplay si ispira profondamente a action orizzontali come Ninja Gaiden, Kabuki Quantum Fighter e Shatterhand, mantenendone il ritmo serrato e letale per i riflessi dei più pigri.

Armati della suddetta spada, dovremo farci strada lungo sei tappe, a metà e al termine di ognuna delle quali ci aspetta un boss (tranne che nella prima tappa, dove al boss finale si sostituisce una sessione di fuga con tanto di lava e massi che cadono dal soffitto). Tra una tappa e l’altra, splendide cinematiche, sempre in grafica rigorosamente NES, che mostrano lo svolgimento della trama.
L’attacco di Zaku consiste in un taglio orizzontale, sferrabile in posizione eretta o accovacciata, la cui portata può essere potenziata da alcuni power-up disseminati nel corso dei livelli e che possono anche concedere alcuni secondi di invincibilità e aggiungere  due tagli verticali al fendente, aumentando notevolmente la potenza di attacco. Maggiore è il numero di power-up, maggiore è il tempo di invincibilità, e con il loro numero massimo (tre), si potrà abbattere la maggior parte dei boss in una manciata di secondi. Attenzione però, perché si perde un power-up ogni volta che si subisce un danno (e di danni, ve lo assicuro, ne subirete).
 È possibile trovare kit medici che, ovviamente, ripristinano l’energia, 1up che danno una vita in più, e bombe a mano da lanciare premendo il tasto di attacco mentre si tiene premuto il tasto up nel pad direzionale.

Oniken

Le teste saltano per colpa della spada… Succede!

La difficoltà di gioco è ben calibrata, con un crescendo progressivo veramente tosto in alcuni livelli, dove i giocatori meno avvezzi a questo tipo di sfide potrebbero provare un serio senso di frustrazione. Morire e riprovare di continuo sarà la norma, andamento d’obbligo per strutture di gioco a cui la produzione attuale tende a non abituarci più. Una volta finito il gioco si potrà giocare un’ulteriore missione, stavolta nei panni di Jenny, soldatessa armata di mitra e lanciagranate, che dovrà cimentarsi nel salvataggio di alcune reclute superstiti in una frenetica sessione di gameplay alla Contra. Se poi ci tenete a testare la vostra abilità di guerrieri e a sfidare davvero fino in fondo la difficoltà del gioco, ci penseranno la Boss Rush, in cui dovrete sconfiggere di fila tutti i boss del gioco con una sola vita, un solo kit medico e zero power-up e bombe (i vestiti e la spada ve li lasciano tranquilli), e l’Hardcore Mode, vera chicca finale che prevede il completamento del gioco in un’unica tirata, senza possibilità di continuare una volta esaurite le vite e con danno raddoppiato da parte dei nemici: scordatevi di completarlo senza avere imparato a memoria i movimenti dei singoli boss e dei nemici disseminati nei i livelli. Verrete comunque ricompensati con un notevole senso di gloria e una piccola sorpresa dopo i titoli di coda… 

Insomma, se state cercando qualcosa di vecchio ma contemporaneamente nuovo, questo è il gioco che fa per voi. E se non sapete nulla dei giorni passati, in cui giocare in questa maniera era la norma, allora mettetevi in riga e studiate alla scuola di acciaio di Oniken e dei tempi andati del videogioco hardcore.  

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