Ryuichi Sakamoto: Coda – Vita sonora

Sembrerebbe facilissimo parlare di Ryuichi Sakamoto. Basterebbe far riecheggiare nelle orecchie delle persone il tema da lui scritto Merry Christmas Mr. Lawrence , ricordare che anch’egli ha fatto parte del incetta di premi per L’Ultimo Imperatore di Bertolucci curandone la colonna sonora o – per restare su tempi più recenti – citarlo per il contributo sonoro dato a The Revenant assieme al musicista tedesco Alva Noto. Sarebbe facile sì, ma allo stesso tempo riduttivo e svilente. Coda – documentario diretto da Stephen Nomura Schieble presentato fuori concorso al festival di cinema musicale Seeyousound dopo un’incursione veneziana a settembre 2017 – vuole proprio scardinare queste convinzioni, andando a riempire quelle lacune biografiche – raccontate da Sakamoto in prima persona – che mancano ai più riguardo al compositore nipponico.

Il tocco gentile di Ryuichi Sakamoto che tenta di riparare, e successivamente suonare, un pianoforte sopravvissuto allo tsunami di Fukushima è ciò cui lo spettatore si trova davanti nei primi minuti di Coda. Il compositore accenna un sorriso mentre lo definisce un “cadavere di un pianoforte” per poi dedicarsi al premere i suoi tasti per farne melodie, preoccupandosi di sollevare quelli che si incastrano con un amore denso e sincero. L’amore per la musica e l’amore per il suo Giappone – che non lesina a criticare aspramente per la comodità con cui hanno vissuto i suoi abitanti negli ultimi anni –  trasudano profondissimi nelle prime sequenze. La voce spezzata e commossa con cui cerca di incitare una folla di manifestanti anti-nucleare si fonde e si confonde con le note della già citata Merry Christmas Mr. Lawrence suonata nell’aula di una scuola che, tra il 2011 e il 2012, fungeva da rifugio per le centinaia di famiglie sfollate dell’area di Fukushima.

sakamoto

L’impegno politico, il cancro alla gola di cui il musicista è affetto, Fukushima e il nucleare, la natura, l’amore per il cinema di Andrei Tarkovskij e ovviamente la musica. Tutto prende forma nelle parole di Ryuichi Sakamoto e diventa suono, mescolandosi con le vibrazioni che lo circondano creando un tutt’uno armonico e armonioso. Ne sono di esempio i campionamenti, naturali e non, che il compositore raccoglie durante la parte finale del film, che finiranno poi dentro Async – sua ultima fatica musicale pensata come la colonna sonora di un ipotetico film del suddetto regista russo che risente in maniera pesante e struggente della sua recente malattia dovuta, si presuppone dal documentario, all’esposizione alle radiazioni. Vederlo, concentrato e innamorato, registrare il battere dell’acqua su una vetrata e, successivamente, ricercare in studio la perfetta sintesi programmata con attenzione accademica crea un rapporto duplice, come se esistessero due anime nella stessa persona che si riuniscono sotto un’idea e un bisogno concreto.
Necessità e anime che si concretizzano quando Sakamoto esprime la sua idea riguardo lo stato naturale degli elementi che compongono un pianoforte. Qui il nostro compie una critica piuttosto aspra verso se stesso e il suo lavoro, guardandosi con gli occhi del naturalista e dell’ambientalista: la precisione del suono, che l’uomo ricerca accordando i suoi strumenti, non è nient’altro che una forzatura e un impedimento alla volontà della natura di tornare al suo stato originario. La lentezza delle corde di un pianoforte o l’imbarcarsi delle tavole che lo compongono sono soltanto reazioni di opposizione delle cose naturali, che noi uomini costringiamo in una perfezione che è soltanto nostra e non di tutto.

Per riassumere e condensare la vita, la carriera e le idee di una persona non basta mai ripercorrere i suoi successi. È anche dalle sue incertezze, sfortune, problematiche e dolori che si crea e plasma un individuo. Stephen Nomura Schible, con il suo Coda, ci porta un ritratto sorridente e gentile di un Ryuichi Sakamoto che ha vissuto il successo in maniera distante, perché non lo ha mai interessato come lo sperimentare la vita e ricordarne i suoi, meravigliosi, suoni.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l’HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

Website:

Post a Comment