Scythe – Le macchine del Popolo

La coltre di densa caligine sfuma i dolci pendii delle colline. Ogni giorno il vento, sfiorando le macerie della città-stato caduta, conosciuta come La Fabbrica, ne solleva tanta da oscurare l’orizzonte.
Un contadino ara il suo campo con la fronte sudata ma il cuore leggero. Il duro lavoro aiuta a dimenticare l’incubo: la guerra è finita, il regime è finalmente destituito. Le acque dei fiumi dell’est Europa però non sembrano saperlo e continuano a far fluire rivoli neri di petrolio e catrame. La tundra, desolata e silenziosa, si estende per centinaia di chilometri davanti agli occhi di un condottiero. Al suo fianco, il suo compagno animale ringhia, e il suono riecheggia per miglia. Il cammino lento delle carovane e degli eserciti infatti viene interrotto da un sussulto della terra dura, che improvvisamente sembra sbriciolarsi perdendo tutto il vigore e la robustezza tipico di questi luoghi: è un camminatore, un mech di acciaio che sbuffa vapore e cola benzina sull’erba ingiallita.
È un mondo estremamente vibrante e credibile quello che traspare guardando il dipinto che ho scelto per aprire questo articolo. Anche ad un occhio meno attento, infatti, è piuttosto chiaro che quelle pennellate proteggono al loro interno uno studio e una creazione di una vera e propria ambientazione con le sue tradizioni e la sua storia. Una storia vera e alternativa allo stesso tempo, una rivisitazione ad opera dell’artista polacco Jakub Rozalski che va ben oltre la semplice rappresentazione grafica. Un universo narrativo che Rozalski ha donato al mondo e a vari progettisti per realizzare prodotti ambientati nella sua visione dell’est Europa del 1920.  Tanti media differenti, dal videogioco (il tanto atteso Iron Harvest) alla letteratura. Tra questi, però, spicca il lavoro compiuto da Jamey Stegmaier. Il rinomato designer di giochi da tavolo ha contribuito alla crescita del progetto 1920 con un gioco da tavolo, che prende il nome di Scythe.

scythe

Scythe è un gioco da tavolo di tipo 4X, sigla che indica al suo interno le quattro parole inglesi expand, explore, exploit e exterminate. I giocatori sono chiamati ad impersonare uno dei cinque condottieri degli altrettanti imperi che popolano questo mondo fittizio. Il fulcro dei turni ruota attorno ad un sistema di selezione delle azioni che permettono di spostarsi sulla plancia di gioco, di estrarre risorse dai singoli territori, di conquistare progressi tecnologici e di espandere il proprio dominio. Sembrerebbe, quindi, che il concetto di base del gioco non stravolga più di tanto un paradigma comune ai giochi dove è prevista un’evoluzione della propria civiltà. Avventurandosi nel manuale di gioco, però, si nota una precisa volontà. Stegmaier, infatti, ha condito le trenta pagine che compongono il regolamento di minuscoli dettagli finalizzati ad uno scopo: rendere elegante un genere fin troppo esoso e complicato. Restringere il campo non significa affatto rinunciare ad una completezza ludica e questo per il designer è un comandamento da dimostrare attraverso i suoi progetti. Una idea precisa che si traduce in una cura quasi maniacale in dettagli che molti penserebbero trascuarabili. Dal già citato regolamento, ricco di note ma mai eccessivo nelle digressioni, alla qualità del componetistica che è adattata per agevolare la comprensione delle regole. Tutto il pacchetto che racchiude il pensiero che ha portato alla realizzazione di Scythe è funzionale ad esso.

Un esempio pratico di come design grafico e progettazione si mescolino per rendere percepibile e puro l’obiettivo finale che Scythe rappresenta nel mondo del gioco da tavolo.

Estendere il bacino di utenza giocando sulla praticità di utilizzo ma senza mai compromettere soddisfazione e possibilità di scelta. Includere un’eleganza grafica e di progetto in un contesto dominato dalla complicatezza. Non è un caso che Jamey Stegmaier per il suo Scythe abbia creato una serie di video blog in cui spiega e giustifica ogni minuscolo abbellimento che ha deciso di includere nel gioco. Una missione che porta benefici in molteplici direzioni. Per i giocatori questo rappresenta una possibilità di compromesso tra il poter proporre giochi a persone non avvezze a meccanismi profondi senza rinunciare a quella sensazione che si ha quando si completa un gioco di un certo spessore, raggiungendo dei risultati a partire dalle proprie fini scelte strategiche. Per l’industria, invece, Scythe è il simbolo del tempo che cambia e che porta giovamento alle possibilità commerciali e creative. Per tutti è un capolavoro di intuizioni destinato a lasciare una impronta profonda e a posizionare la Stonemaier Games sulla mappa delle aziende da tenere d’occhio.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l'HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

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