Serial Cleaner — Do You Like Cleaning Other People?

Serial Cleaner, di iFun4All, è uno dei molti emuli succedutisi a seguito di quel titolo seminale conosciuto come Hot Line Miami. L’intuizione che dà carattere al titolo e all’esperienza in generale si basa sul ribaltare i ritmi dell’opera Dennaton Games, mettendo al centro dell’interazione non gli omicidi seriali, violenti e sanguinosi, ma un’analisi schematica e programmata del mondo di gioco. Il nostro compito sarà infatti quello di ripulire le scene del crimine di vari sicari e agenti della mala, ovviamente senza farci notare. Ecco dunque che lo sparatutto si trasforma in un gioco d’infiltrazione, e i ritmi al cardiopalma di Hot Line Miami (ma anche di 12 is Better Than 6) lasciano il posto al ragionamento e allo studio delle mappe di Serial Cleaner.  

Le soluzioni adottate da iFun4All per risolvere alcuni dei maggiori problemi di Hot Line Miami sono molte, e tutte ottime. Innanzitutto, con un semplice tasto è possibile inquadrare l’intera mappa di gioco, osservando il numero di nemici e le strutture, e potendo quindi pianificare uno schema d’azione prima di dover quasi obbligatoriamente morire per apprendere dati fondamentali per il successo della missione. Inoltre, le mappe sono più interattive, ricche di oggetti da poter muovere, percorsi da scoprire, scorciatoie e strumenti da usare per distrarre i nemici. Infine, il posizionamento degli oggetti da recuperare e dei cadaveri da spostare cambia di volta in volta, aggiungendo un pizzico d’analisi strategica a ogni ripetizione del livello. Purtroppo, non tutto è gestito alla perfezione: alcuni nemici hanno abilità che potremo scoprire solo una volta innescate, e il design delle mappe a volte cozza con la resa grafica, che non lascia intuire perfettamente prospettive e dimensioni delle ombre e delle strutture (fondamentali per le coperture). 

Uno screen di Serial Cleaner.

La direzione artistica è ottima e riesce a rendere attività abbastanza schematiche e ripetitive comunque divertenti.

Tra l’altro, per sciogliervi qualsiasi dubbio al riguardo, anche a livello narrativo il lavoro di iFun4All ricalca in maniera quasi ossessiva la struttura di Hot Line Miami: ogni missione ci garantisce un “pezzo” da collezionare, come le maschere; ogni missione ci viene notificata tramite telefono; quando veniamo scoperti, dobbiamo ripetere l’intero livello, dall’inizio. Nonostante gli evidenti miglioramenti rispetto alla formula Dennaton Games, e tenendo conto dell’originalità garantita dall’inversione tematica e dall’ottima direzione artistica, ispirata sia a livello visivo che sonoro, il gioco scorre però abbastanza tiepidamente verso i titoli di coda, senza esaltare né infastidire il giocatore, una colpa forse dovuto all’assoluta mediocrità degli eventi narrati, ma che in generale sembra imputabile alla “normalità” di tutto ciò che l’esperienza offre nel complesso.

Serial Cleaner è privo di quei particolari picchi qualitativi che hanno garantito a Hot Line Miami il successo raggiunto. Serial Cleaner fa quasi tutto bene, forse anche concettualmente meglio di altri esponenti del sottogenere, ma lo fa con eccessiva scontatezza, senza trascinarci con qualche elemento particolare che lo renda memorabile. Persino alcune chicche alquanto peculiari, come la geolocalizzazione del giocatore, che proietta condizioni meteo e il ciclo giorno/notte sul gioco in funzione di quelle reali, ci sorprendono per qualche secondo, per poi farci ripiombare nel ritmico e costante “pulisci, deruba, ripeti”.
Non c’è quell’accompagnamento sonoro in grado di esaltarci ogni volta che faremo fuoco, non c’è l’attesa spasmodica di scoprire cosa avranno da dirci le maschere, non c’è una particolare meccanica o arma che viene introdotta a metà gioco e che cambia gli equilibri interattivi. iFun4All sembra volerci semplicemente dire che Serial Cleaner esiste, è lì, e che se vogliamo possiamo giocarlo, nulla di più.

Uno screen di Serial Cleaner.

Quando sarà notte nel mondo reale, caleranno le tenebre anche nella realtà virtuale.

Quasi dispiace dover criticare un titolo che, alla fine, mi ha intrattenuto il giusto, senza intrigarmi particolarmente ma al contempo senza deludermi  così tanto da farmi rinunciare prima della fine, magari criticandone l’estrema difficoltà. Ma forse questo è un problema del mercato attuale, talmente ricco, a tratti esaltante e persino innovativo da relegare nel dimenticatoio quei titoli che fanno del loro meglio senza però riuscire a scalzare quell’infinita mole di concorrenti semplicemente migliori di loro.
Eppure la realtà dei fatti è questa: giocare Serial Cleaner mi ha lasciato solo con la coscienza della sua esistenza, nulla di più e nulla di meno.

Prima di chiudere, una piccola precisazione andrebbe fatta circa l’uso degli stereotipi all’interno dell’opera. Nel 2017, vedere il poliziotto nero correre più veloce del bianco e arrestare i criminali urlando «Yo» è fastidioso e ridicolo. Difficilmente può far sorridere chi non consulta quotidiamente 4Chan, e non ha alcuna contestualizzazione narrativa, né parodistica né critica. Dicono «Yo» e corrono veloce perché sì, fine. Stesso discorso, ovviamente, per la mafia, obbligatoriamente italo-americana. Insomma: gli anni ’70 erano una cosa, il modo in cui ce li raccontavano un’altra. Sarebbe bene iniziare a pretendere una maggiore cura per certi dettagli, che poi dettagli non sono.

Ho potuto giocare Serial Cleaner su Steam grazie a un codice inviatoci dagli sviluppatori.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici. Fondatore di Deeplay.

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