Sony: basta indie con il Plus!

C’è stato un tempo in cui credevo che Sony avesse avviato, più o meno inconsciamente, una straordinaria opera di arricchimento culturale per i giocatori console, pubblicando mensilmente vari capolavori delle produzioni indipendenti, o nuovi titoli molto attesi dalla critica ma sconosciuti ai più.
Tra FURI, Fez, Apotheon o Transistor, il giocatore console distratto sarebbe stato proiettato in un mondo straordinario, fatto di estetiche, narrative e meccaniche atipiche, se non profondamente differenti, rispetto a quelle a cui si è abituato nelle passate generazioni.

Mi rendo conto solo adesso di essere stato un folle.

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“Che schifo, neanche un Tripla A!”. 

Purtroppo, le conseguenze di questa politica distributiva hanno costituito un’altra fonte di becero dibattito tra gli autoproclamatisi “veri giocatori”, dato che numerosi giochi da provare sono stati forniti gratuitamente a utenti non interessati ad approfondire il medium, e sui quali adesso si può sentenziare e sproloquiare. Tra un’accusa di hipsterismo da un lato, e dall’altro una insignificante categorizzazione di tutto ciò che non preveda delle sparatorie in un walking simulator, all’uscita dei giochi del Plus, numerosissimi videogiochi vengono mortificati nelle tematiche e nelle meccaniche. Difficilmente si riescono a contenere la rabbia e la voglia di intervenire quando si leggono post e articoli che riducono scelte narrative come il voler affrontare il tema dell’omosessualità a logiche commerciali pensate per solleticare il palato dell’hipster di turno, quando poi magari il Tripla A a cui serve un mercato di decine di milioni di utenti, viene considerato dagli stessi innovativo e coraggioso. È difficile trattenersi quando un’esperienza videoludica complessa come Gone Home viene degradata a “film interattivo”, definizione, tra l’altro, priva di senso e logica.

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“Noia, cammini e basta”.

La cosa che fa ancora più rabbia è vedere certi professionisti del settore sfruttare le loro bacheche per fomentare determinate riflessioni sentenziando su giochi dall’indubbio valore artistico che vengono ridicolizzati da frasi fatte e formule arcaiche tipiche di chi ha una visione del videogioco ferma all’assedio di Alesia.

Perdonate la frustrazione e la rabbia: è innegabile che oggi anche il mercato console si stia aprendo sempre di più verso il videogioco indipendente, e basta seguire una qualsiasi conferenza Microsoft o Sony per vedere quanto anche queste grandi società stiano puntando sempre di più su questo settore. Il problema però è che ancora oggi è quasi rischioso esprimersi positivamente su un gioco che con coraggio rifiuta gli standard e le categorie imposte a priori dall’industria, perché i primi muri che si dovranno affrontare non sono piccole nicchie ribelli di videogiocatori senili, ma masse digitali inadatte al dialogo.

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“Se volevo colorare tornavo alle elementari”.

Per non parlare del risparmio oggettivamente superiore per chiunque abbia sottoscritto l’abbonamento con il Plus. Se infatti è impossibile veder pubblicare un gioco Tripla A al lancio, e quindi si potrebbe sempre averlo già recuperato nei mesi precedenti, per titoli come Apotheon, Ether One o Rocket League il risparmio è garantito, poiché vengono inseriti nella lista dei giochi gratuiti sin dal primo giorno di pubblicazione sullo Store: è dunque impossibile averli già comprati. Ma date le critiche che gli sviluppatori sono costretti a leggere persino nelle pagine ufficiali di Sony, viene quasi voglia di ricomprarli, per far capire ai creatori di quei giochi che non ogni giocatore vive di sola superbia e supponenza.

Ti prego, Sony, basta indie con il Plus.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici.
Fondatore di Deeplay.

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