Storie di Uomini Intraprendenti e di Situazioni Critiche – Generi, montaggi e messa in quadro

Se leggete sovente queste pagine saprete quanto teniamo (o per meglio dire, tentiamo) a sottolineare come non sia propriamente esatto analizzare un prodotto trasportando in maniera letterale i tratti linguistici di un medium differente a quello in cui è contenuto. In sostanza un videogioco parla nel modo unico del videogioco ed un fumetto, allo stesso modo, segue il modo di esprimersi di se stesso. Questo però non vuol dire che esistano solo assolutismi di linguaggio o che non ci possano essere punti di contatto ed influenza. Ogni mezzo di espressione artistica è collocato nella sua quotidianità e in quella di chi lo crea, e di conseguenza risente di ciò che sta intorno a queste due entità. Non è possibile che un film viva soltanto dei principi cinematografici, ma non è altrettanto realistico pensare che possa convertire 1:1 ciò che rende differente esso dalla letteratura. Vi è, piuttosto, una traduzione, un adattamento che renda possibile e plausibile l’esistenza di quel concetto proveniente da un altrove.
Storie di Uomini Intraprendenti e di Situazione Critiche di Luca “Regular Size Monster” Negri, oggetto di questo articolo di analisi, adempie – in maniera involontaria, stando a quanto appuntato dall’autore nella postfazione – al compito di fornire una riforma dei codici del cinema all’interno del fumetto. Distillandone l’essenza e portandola in un’arte statica e, quindi, sostanzialmente contrapposta.

Per rendere l’analisi più agevole, ho segmentato la trattazione in tre componenti distinte: il concetto (e l’uso) dei generi cinematografici, l’uso del montaggio e come viene messo in quadro il racconto.

storie di uomini intraprendenti

Il genere come scheletro

Quando si legge che una certa storia appartiene ad un certo genere, si danno per scontato pratiche narrative e, nel caso di media visivi o pittorici, di raffigurazione. La scelta di dividere il volume Storie di Uomini Intraprendenti e di Situazioni Critiche in otto storie ognuna caratterizzata da un genere di riferimento è anche un modo per l’autore di far capire ciò che lui intende con il termine suddetto. Certamente si tratta di un indice che permette a chi scrive di avere dei punti di partenza, degli stereotipi più o meno evidenti da sfruttare, ma mai un obbligo. Luca Negri sfrutta i tratti base di ciascuna tipologia per raccontare le sue storie nel suo modo, allontanandosi a più riprese da ciò che più normalmente si associa a ciascuna di esse; senza però mai negarne il collegamento. Il suo western – ad esempio – è certamente un western, ma lo è in modo atipico e tangenziale. L’autore si distanzia da quelle costrizioni che lo vedono sottostare a quello che gli altri normalmente fanno in quell’ ambito, preferendo portare l’ambito verso di sé.
Ne consegue, oltre che nella narrazione, una personalizzazione anche della rappresentazione visiva del tutto; che si allontana dalla tipicità ma che non nega mai la sua natura (includendo anche delle citazioni piuttosto importanti a prodotti che invece vengono percepiti come classici di un genere).

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 Il “taglio e cucito”della comprensibilità

Per (evidenti) motivi di comprensibilità, in alcune circostanze, l’artisticità deve cedere il passo alle spiegazioni e alle motivazioni. Espedienti come i frames di raccordo, che separano le scene considerate “madre”, possono servire oltre che per dare un riferimento più concreto a chi si approccia all’opera ma anche per evitare di condensare ritmi troppo concitati che rischierebbero di diventare ingestibili. Il montaggio è quindi anche un modo per aiutare chi guarda/gioca/legge ad avere più chiaro quanto succede e anche gestire in maniera più facile le variazioni di atmosfera e ritmo.
Quella appena descritta è una norma che però, da circa cinquant’anni, i narratori dei più disparati media stanno cercando di riscrivere e ribaltare. Rinunciare alla comprensione totale e verbosa per dare più spazio allo spettatore arrivando perché no a disorientarlo e lasciarlo senza appigli era uno degli obiettivi della nouvelle vauge francese, che viene preso a piene mani in Storie di Uomini Intraprendenti e Situazioni Critiche. I “raccordi” tra una situazione ad un’altra scelti da Regular Size Monster echeggiano il jump-cut godardiano svuotando completamente la narrazione di scene transitive tra un episodio focale ed un altro, limitando lo spazio di comprensione del lettore ma aumentando notevolmente le possibilità di senso. Una rinuncia che diventa guadagno, permettendo di poter creare un racconto forse meno capibile ma certamente più suggestivo.

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Distorsioni, deformazioni e griglie che diventano schermi

Scegliere come inquadrare le cose, in un contesto dove il visivo è preponderante, è sempre una decisione complessa. Nel suo libro, Luca Negri sceglie di comprimere le inquadrature spingendo il più possibile i volti e i baloon contro i bordi delle vignette. Una messa in quadro che ricorda i già citati lavori cinematografici della nouvelle vague ma anche i più recenti esperimenti di Terence Malick (con cui il fumetto condivide una canzone). Distorcere e deformare per dare il più possibile la sensazione di vicinanza, quasi come se stessimo vedendo ciò che succede essendo noi stessi dentro la scena, creando un parallelismo tra l’effetto innaturale della stortura e quello invece perfettamente realistico della posizione della telecamera. Questo viene a sua volta accentuato e reso ancora più sensibile da una griglia quasi sempre composta da una impaginazione classica 2×3, sui quali bordi delle vignette vengono stiracchiati e decomposti.
Scelta classica che però ben si amalgama con il tanto cinema che si respira pagina dopo pagina, creando la sensazione che ciascuna vignetta sia di fatto sempre lo stesso schermo sul quale le immagini scorrono inesorabilmente.

Luca Negri, autoritratto

Reinventare la lingua del cinema con l’accento tipico del fumetto, una sfida che Regular Size Monster ha, se non vinto, quantomeno affrontato in maniera convincente e inaspettata. Un esordio, questo, che mette sotto i riflettori il giovanissimo autore. Una nuova stella che Progetto Stigma e Eris Edizioni possono appuntare nella loro già notevolissima costellazione di fumetto alternativo, autoriale e che non cede ai compromessi.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l'HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

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