Analisi

The Way of Life – Educazione interattiva

L’utilizzo del videogioco come strumento di formazione è oramai stato sdoganato da molto tempo, e persino i grandi titoli tripla A cercano di declinare alcuni dei loro elementi principali in una versione più educativa dei loro contenuti (si pensi ad Assassin’s Creed: Origins). The Way of Life, probabilmente in maniera non totalmente intenzionale, è una piccola raccolta di varie situazioni sociali, personali, intime o collettive, in cui ognuno di noi può ritrovarsi nel corso della vita, e offre alcuni spunti e soluzioni per affrontarle.

La raccolta proposta dall’opera Cyber Coconut ci permette di spaziare dalla depressione alla violenza familiare, dalle più semplici e genuine scaramucce d’amore fino al lutto più profondo della perdita e del distacco sentimentale. Tramite interazioni molto semplici ma sempre diverse, indosseremo i panni di un giovane, di un adulto e di un anziano, alle prese con varie situazioni e problemi. A metà tra l’esperienza interattiva e un’avventura digitale, The Way of Life non ci offrirà quasi mai una vera e propria sfida, magari con l’obiettivo di intralciarci o renderci particolarmente difficile l’avanzamento, ma non è neanche privo di quegli elementi ludici generalmente assenti in opere simili: enigmi ambientali e puzzle arricchiscono molti dei vari livelli del gioco, e rendono il tutto più “giocoso” rispetto ad altri titoli simili.

Uno screen di The Way of Life.

La direzione artistica ricorda molto da vicino That Dragon, Cancer.

Ciò che rende educativa l’offerta di The Way of Life è l’approccio didascalico alle varie situazioni in cui verremo calati: le nostre scelte vengono sempre descritte, commentate e analizzate dal protagonista, che ne darà anche un giudizio complessivo (parlando per se stesso, ma riferendosi a se stesso). Così, la nostra capacità di non farci solleticare dal pregiudizio e dagli stereotipi verrà apprezzata dal protagonista, e la volontà di mantenere un’amicizia verrà ricompensata da un giudizio morale positivo nei nostri confronti.

Purtroppo, per chi dovesse cercare qualcosa che non sia educativo per un pubblico preadolescenziale, The Way of Life racconta eventi di certo complessi e profondi sulla carta, ma narrati con una certa banalità e con estrema linearità, e in tal senso l’approccio didascalico non aiuta. Tra le decine e decine (circa 70) di livelli esperibili, ben pochi sorprendono per struttura e per imprevedibilità del racconto, e poche volte l’evoluzione e la valutazione morale della storia vengono lasciate alla sensibilità giocatore, che si trova invece quasi sempre di fronte alla più classica delle spiegazioni, che restituisce una sapore quasi fiabesco a temi che vorrebbero forse essere più complessi.

Uno screen di The Way of Life.

L’approccio didascalico sintetizza quasi sempre le scelte del giocatore.

La direzione artistica regala spesso scorci che sorprendono e riescono a calare con intelligenza ed eleganza nei vari contesti scelti dagli autori, e il minimalismo grafico ben si sposa con l’esigenza di far sentire il giocatore il vero protagonista delle singole vicende, nonostante le differenti età e situazioni. Ricordando molto da vicino That Dragon, Cancer, il gioco sa davvero spaziare con intelligenza tra giochi di luce, sonori e visivi in grado di raccontare e trascinare il giocatore con maggiore impatto e forza delle scontate narrazioni testuali che ci accompagneranno durante l’avventura.

Data la sua peculiarità e varietà, The Way of Life è di certo un’esperienza interessante, arricchita da alcune trovate visive intriganti e da una prospettiva sul ruolo dell’interazione che meriterebbe di essere approfondita, sfruttando la stessa struttura ma snellendone l’aspetto più didascalico, dando al giocatore più forza decisionale anche dal lato emotivo e valutativo.

Approfondimenti #marketing e comunicazione

Leggere un testo evitando le incomprensioni – una breve guida

Il periodo storico che stiamo vivendo viene spesso definito come “l’era dei social”. La definizione è probabilmente dovuta al fatto che gran parte del sapere umano, in ogni sua forma, viene in qualche modo costruito, deformato e trasmesso tramite le reti sociali virtuali. La possibilità di accedere a internet in qualunque momento della giornata, e di dare un contributo su ogni argomento o accadimento — proprio come sto facendo io in questo momento — ha reso tutti un po’ scrittori, con una diretta conseguenza che trovo abbastanza preoccupante: il numero di persone che ogni giorno legge è aumentato a dismisura, ma lo stesso non si può dire riguardo al numero di coloro che capiscono effettivamente ciò che hanno appena letto. Le cause di questo fenomeno possono essere individuate in un numero forse troppo grande di fattori – scarsa preparazione culturale in un determinato argomento, mancanza del linguaggio tecnico-specialistico, inesperienza su un certo tipo di testi e chi più ne ha più ne metta –, ma non è mia intenzione individuarle in questa sede. Vorrei piuttosto elaborare una guida alla lettura di un testo standard — un articolo scientifico, una recensione di un prodotto o un breve post sui social network —, al fine di ottenere un’informazione più pulita e completa possibile, evitando al contempo di ricevere e condividere i punti di vista altrui in maniera erronea e, soprattutto, evitando di innescare reazioni eccessivamente impulsive. Questo perché, probabilmente, qualcuno sta offrendo un’opinione che mette in discussione le nostre certezze relative a un certo oggetto o tema d’interesse. Cominciamo.

la lettura di un testo è influenzata dal mezzo sul quale viene proposto

Il numero sempre maggiore di social network ha portato alla nascita di nuovi modi di comunicare.

Innanzitutto, bisogna porsi un obiettivo. Leggere è un’azione volontaria e consapevole e, come tutte le azioni di questo tipo, è spinta da un’intenzione, una motivazione per raggiungere un fine. Ciò ci aiuta a predisporre le nostre risorse mentali nella giusta direzione, ovvero la comprensione del testo e del punto di vista di chi scrive. Che si tratti di un titolo provocatorio, di un argomento scottante o semplicemente di un interesse per l’autore che stimiamo e al quale ci approcciamo con curiosa aspettativa, è bene tenere l’attenzione focalizzata su quello che siamo in procinto di leggere. A tal proposito, è utile soprattutto richiamare alla memoria l’insieme delle nostre conoscenze pregresse sull’argomento trattato, in modo da effettuare opportune verifiche sugli stessi, e sui contenuti che andremo a leggere.

A questo punto possiamo tuffarci nella lettura, ma non così in fretta. Leggere non significa scorrere velocemente con gli occhi il maggior numero di parole nel minor tempo possibile, in modo da arrivare subito alla sua conclusione. In questa fase bisogna essere più svegli e attenti che mai, perché basta un attimo di disattenzione a fraintendere tutto: come si suol dire, «per un punto Martin perse la cappa». Durante la lettura dovremmo infatti chiederci qual è il senso delle parole che sfilano dinnanzi a noi, dove vuole andare a parare lo scrittore, affinché si mettano in moto quei processi metacognitivi di organizzazione del pensiero. Non di rado può capitare infatti che un certo passaggio del testo non ci appaia abbastanza chiaro: sorvolare non è una soluzione, bisogna indagare. Magari ci sfugge qualcosa, forse è stato tirato in ballo un concetto dato per scontato dall’autore ma che noi non conosciamo affatto, oppure semplicemente ci troviamo di fronte a un esempio di pessima scrittura. Potrebbe essere un po’ di tutto. In questi casi, è di vitale importanza focalizzarsi sul problema e organizzare una strategia funzionale, che può consistere anche nella semplice rilettura del passaggio incriminato, non esiste un metodo universale. Una volta venuti a capo della situazione, possiamo proseguire nell’impresa facendo tesoro di ciò che abbiamo appreso per tutelarci da eventuali nuove insidie del testo. Poco prima di giungere alla conclusione, dovremmo fare una previsione della stessa, per vedere se il percorso logico che abbiamo seguito verrà disatteso o meno, portandoci a ulteriori elaborazioni del testo. Giunti alla fine, infatti, non possiamo affatto poter affermare di aver letto qualcosa. Non finisce qui.

se nel testo sono presenti parole sconosciute, è bene usare un dizionario

Il dizionario spesso può salvarci da piccole incomprensioni che comportano gravi conseguenze.

L’ultima parte è la più importante, la verifica del contenuto assimilato. È importante qui muoversi in modo sistematico, agendo su due fronti: essere sicuri di aver compreso il messaggio del testo da un lato, formare una propria opinione su quanto letto, usando le nuove informazioni come spunto per una nuova riformulazione delle nostre credenze in una forma più completa, evoluta. Bisogna allora fare mente locale su quanto appena letto, e individuare i punti focali sui quali l’autore ha fatto leva per costruire il messaggio fondamentale da trasmettere, la sua tesi. Questi punti non ci sono chiari? Rileggiamo. Ci sono chiari? Andiamo a verificare che questi siano ben supportati all’interno del testo con spiegazioni, esempi e dimostrazioni. Capita fin troppo spesso di leggere boriose sentenze senza valide argomentazioni alle spalle, e la paradossale conseguenza di questo modus operandi è che quando invece sono presenti, può capitare l’esatto contrario: il lettore trascura le argomentazioni e si accanisce sulle tesi, che ritiene inaccettabili e assolutamente fuori discussione. In questo caso, il lettore evita erroneamente il confronto, e rifiuta ogni verità che non sia la sua. Ciò avviene perché non è disposto a imparare, ma soprattutto, in preda alla rabbia, dimentica che non esiste una verità assoluta, ma soltanto conclusioni che possono essere ridefinite di continuo attraverso la dialettica. Nella più rosea delle aspettative, sarà il lettore ad aprire gli occhi a chi scrive, aiutandosi a vicenda, favorendo così il progredire dell’analisi di quel determinato argomento. Agendo in questo modo, si fa l’interesse di entrambi, perché in modo intenzionale lo scrittore ha investito del tempo per offrire il suo pensiero, così come il lettore ha scelto di investire il suo leggendo quel determinato testo, spinto da determinati interessi e aspettative, in base anche a quanto detto prima. L’interesse si fa costruttivo.

Sfruttando il pensiero riflessivo, in definitiva, possiamo evitare di trasmettere bufale e di innescare inutili quanto nocivi flameattacchi distruttivi rivolti alla persona con la quale sorge il diverbio, e che perdono di vista l’origine del problema, che viene frainteso come un’offesa personale: un conflitto di idee.

La tanto odiata analisi del testo che ci hanno insegnato a scuola forse non è tanto inutile quanto si pensi.