Analisi #Cinema

Legion: episodi 6-7-8

Ho deciso di raggruppare in un solo articolo le analisi degli ultimi tre episodi di Legion, la serie di Noah Hawley dedicata al mutante omega dell’universo Marvel prodotta da FX, non tanto perché le sue puntate conclusive fossero deboli — anzi, come potrete leggere più avanti, in esse si raggiungono i momenti più alti del pacchetto —, ma semplicemente per recuperare il ritardo accomulato e concludere il viaggio nella mente di David Haller. Non pensate, però, che dedicando un solo paragrafo a episodio le analisi saranno meno approfondite del passato; perché l’obiettivo ultimo di questa serie di articoli è sempre quello di avviare un dialogo tra me e voi che leggete ed è fondamentale che esso sia stimolante per tutti e che ci sia una continuità.
Avviamoci insieme, dunque, verso le battute finali di Legion.

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Legion ep. 6 — “Terapia”

Rieccoci nella Clockworks o, per meglio dire, nella versione che il Demone dagli Occhi Gialli ha creato nel piano astrale della clinica psichiatrica dove tutto è iniziato. Un luogo in cui il parassita che abita la mente del protagonista può agire liberamente per far capire alla persona che lo ospita quanto il suo potere possa sovrastarlo, dominarlo, distorcere completamente la sua percezione del mondo e di chi lo abita. Un esempio concreto di questo concetto lo abbiamo nel modo in cui viene sfruttata la figura di Amy, la sorellastra di David: una inserviente, una badante che deve prendersi cura dei pazienti (e quindi anche di tutti i personaggi che hanno accompagnato il mutante fin qui) ma che si pone in maniera aggressiva nei confronti del fratellastro tentando di modificare l’idea che lui ha della donna.
Il Demone sembra a suo agio nel ruolo di regista, artefice, controllore. Libero/a da ogni vincolo materiale che David rappresentava e assunto quasi a tempo pieno il corpo e il volto di Lenny, può soggiogare e imprigionare anche Ptonomy, Syd, Melanie, Carey, Karry e The Eye nel piano astrale per quanto tempo vuole e senza apparenti conseguenze. Risvegliando le paure dei personaggi, costringendoli a pensare di meritare di stare lì dentro per sempre date le loro condizioni mentali, puntando sulle conseguenze che le loro azioni potrebbero aver provocato. Un’ipnosi, una stasi, uno stallo alla messicana (per riprendere uno dei tanti temi cari alla serie, la citazione cinefila) nella quale il Demone sembra avere un piccolo vantaggio, come possiamo vedere nella bellissima scena di danza in cui l’attrice Aubrey Plaza comunica allo spettatore che il suo personaggio ha raggiunto il pieno controllo sulla persona che lo/la ospita, a tal punto da imprigionare David nei meandri più reconditi della sua stessa mente.
Un controllo che, però, non fa i conti con un piccolo dettaglio: Oliver e la sua capacità di esplorare liberamente il piano astrale e di comunicare con le persone che vi sono dentro tramite sogni e visioni. È così che riesce a far capire a Carey dove si trovano tutti quanti, mostrandogli in sogno un cubo di ghiaccio (chiaro riferimento alla prigione dove è stato rinchiuso il marito di Melanie vent’anni prima degli eventi qui raccontati), e a farlo rinsavire per poter salvare gli altri componenti di Summerland prima che sia troppo tardi.

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Legion ep. 7 — “Shadow King”

È tempo di rivelazioni in questo penultimo episodio della prima stagione di Legion. È giunto il momento che gli autori districhino i nodi giunti al pettine narrativo della serie e spieghino chi è cosa nella produzione FX.
Insolito, nell’economia del prodotto, è il modo scelto per spiegare chi è effettivamente il Demone dagli Occhi Gialli e tutte le sue rappresentazioni. A introdurre l’identità del personaggio, infatti, è un discorso tra Carey e Oliver dal sapore decisamente fumettistico, orientato a una narrazione supereroistica più pura rispetto a quanto visto prima. Il vero volto di Ahmal Farouk, il Re delle Ombre dell’universo Marvel, viene svelato nel modo più inaspettato: un perno narrativo che risveglia lo spettatore ricordandogli che, in fin dei conti, sempre di X-Men stiamo parlando, anche se sono state prese delle libertà inedite per il tipo di prodotto.
Questa della spiegazione e della narrazione più esplicita che comunque non dimentica le caratteristiche peculiari della serie è una delle cifre più sensibili non soltanto di questo settimo episodio ma di tutta la parte finale di Legion. Altro esempio, oltre a quello appena visto, sta nel momento in cui David parla alla sua parte razionale (che, in lingua originale, si esprime con un divertentissimo accento britannico) e ripercorre la sua infanzia scoprendo — e facendo scoprire — la sua genesi e il suo passato.
Come ho ripetute in altre occasioni, la serie è densissima di riferimenti cinematografici sia sotto forma di citazioni di pellicole precise che di rimandi a stili particolari. In questo settimo episodio, ad esempio, vediamo due sequenze consecutive e collegate che danno questa sensazione. La prima vede protagonista Oliver intento a suonare le linee dimensionali come fossero strumenti musicali, intonando una versione distorta — al limite del dubstep –del Bolero. La canzone prosegue poi nella seconda sequenza, questa volta in bianco e nero (colore usato per distinguere ciò che è reale e fittizio nel piano astrale) e costruita come un film slapstick, con un chiaro richiamo ai Maestri del cinema come Charlie Chaplin e Buster Keaton, mutando completamente i personaggi e limitando i dialoghi a pannelli in sovraimpressione.

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Legion ep. 8 — “Guerra o Pace”

Il capitolo finale della prima stagione di Legion. La conclusione di un primo ciclo di episodi densi di spunti riflessivi sia a livello di storia che di messa in scena televisiva. Questa ottava puntata ci ricatapulta nel primo episodio con un personaggio che lo spettatore dava completamente per disperso: ricordate l’interivstatore della Divisione 3 che David faceva esplodere nella piscina della Clockworks? È tornato, vuole la sua vendetta sui mutanti di Summerland e completare il lavoro che l’agenzia delle Nazioni Unite per cui lavorano ha affidato a lui e a The Eye. Un settore dell’ONU impegnato a sradicare la crescente minaccia mutante prima che essa possa prendere consapevolezza del suo potere.
Ma non è l’unica minaccia che i protagonisti dovranno affrontare in questa fase conclusiva: Farouk, infatti, è intenzionato a scappare dal luogo in cui David ha cercato di rinchiuderlo alla fine della puntata precedente, e per farlo è disposto a uccidere il protagonista. Questo è quello che il Re delle Ombre, sotto forma di Lenny, comunica a Syd prima che i vari personaggi di Summerland si avventurino nel tentativo di liberare meccanicamente David da Farouk. Syd e David, in otto episodi, hanno sviluppato un rapporto che da idealizzato e astratto è diventato concreto e sentito. Non è quindi difficile capire perché la ragazza scelga di liberare il Re delle Ombre cambiando il suo corpo con quello di David mentre Farouk tenta di distruggerlo dall’interno: per amore, amore finalmente vero. Ne consegue una sequenza ricchissima di azione e dai toni sempre più marcatamente supereroistici, in cui Farouk esce dal corpo di Syd per entrare in quello della combattiva Karry e chiudere i conti sospesi con David in un combattimento piuttosto tipico per il genere e infarcito di effetti speciali e rallentamenti.
Il combattimento, però, non va a finire come sperato e Farouk riesce a fareun ultimo, disperato sforzo gettandosi nel corpo di Oliver. Il nostro poeta beat si accorge dell’avvenuta possessione e, dopo una significativa scena cantata, abbandona Summerland in compagnia di una piacevole partner, Lenny.


Così si chiude, dopo la classica scena post-titoli di coda tipica delle produzioni cinematografiche e televisive della Casa delle Idee, l’ottava puntata e la prima stagione di Legion. Molti gli interrogativi in sospeso e altrettanti gli spunti sui quali gli spettatori possono fare teorie per cercare di capire cosa potrebbe attendere loro l’anno prossimo nella seconda stagione.

 

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Legion ep.5: “Parassita”

Siamo giunti al giro di boa per Legion, la serie televisiva prodotta da Fox in collaborazione con Marvel che racconta le vicende del mutante David Haller secondo la visione personale del produttore e showrunner Noah Hawley, famoso per la notevole serie antologica Fargo.

In quattro episodi abbiamo potuto saggiare gli intenti della produzione: la volontà di spostarsi in maniera netta dalle atmosfere dei vari universi cinematografici e televisivi, compreso quello dei mutanti di proprietà dello stesso gruppo che supervisiona la nostra serie. Il fatto che si sia scelto di allontanarsi da quelle atmosfere e dai modi con cui la stessa Fox, Netflix e Marvel Studios usano l’audiovisivo e il suo linguaggio, non significa però che non ci sia un profondo rispetto per ciò che gli altri prodotti rappresentano; soltanto, probabilmente, non vedremo mai James McAvoy nel ruolo di Charles. Una distanza stilistica che, quindi, più che di presunzione e di rifiuto di mischiarsi con il resto parla di spazio di azione e mancanza di obblighi.

Ma è per parlare del quinto episodio e di alcuni suoi spunti che sto scrivendo queste righe, per cui, senza altri indugi, spostiamoci nel piano astrale e iniziamo il nostro cammino dentro Parassita, quinto episodio di Legion.

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Sono l’uomo delle magie

Tornato dal piano astrale, David sembra fortemente determinato e convinto delle sue capacità già dai primi minuti della puntata. Il protagonista di Legion, infatti, pare avere riacquisito consapevolezza grazie all’incontro con Oliver, il marito di Melanie intrappolato da oltre vent’anni all’interno della dimensione. Si fanno più chiari i rapporti tra lui e Lenny/Benny/il diavolo dagli occhi gialli — personaggio interpretato da una Aubrey Plaza sempre più in stato di grazia, che rende il ruolo il vero fiore all’occhiello della serie — che, in scene come al solito tinte da una intensa luce rossa, sembra voler cooperare con il mutante per salvare Amy (che, come sappiamo dalla scorsa puntata, non è la vera sorella di David ma soltanto sua sorella adottiva).

La determinazione e la sicurezza recuperate sono presentate allo spettatore anche attraverso altri momenti: torna, ad esempio, una forte attenzione per il ruolo dell’audio, che permette allo spettatore di decifrare i momenti in cui il protagonista sta comunicando telepaticamente con gli altri personaggi mediante un filtro eco sovraimpresso alle voci degli attori in maniera, questa volta, più disinvolta, diretta e controllata. Ma, tra tutti, sono altri due i momenti in cui la convinzione del personaggio raggiunge il suo apice: le scene ambientate nella “stanza bianca” e nelle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso della Divisione 3, durante il salvataggio di Amy.

Nel primo caso ci viene presentato il risultato di uno dei poteri di David e del crescente controllo che quest’ultimo ha su di esso: con la telepatia il mutante ha potuto creare un luogo fittizio in cui i collegamenti sinaptici permettono a lui e Sydney di allontanarsi dalla realtà e, finalmente, celebrare il loro amore senza troppo preoccuparsi del potere della ragazza. Un ambiente asettico e innaturale, completamente arredato e dipinto di bianco, in cui i due si muovono in maniera distaccata, finta, come a enfatizzare la natura non reale (e non realistica) della stanza. Interessanti sono i momenti in cui David entra ed esce di scena da parti opposte della inquadratura, oltre che piccoli dettagli, come la variazione delle colorazioni o la presenza di parassiti in una coppa di fragole. Questi momenti aiutano ad anticipare lo sviluppo narrativo della puntata. In questo luogo, poi, il personaggio si prende anche la libertà di giudicare Melanie, Carey e il lavoro che compiono a Summerland, chiedendosi perché i “dotati”, anche quando visti in maniera positiva, vengano trattati come malati o armi parafrasando la canzone Rainbow Connection del film dei Muppets.

Per quanto riguarda il secondo esempio, invece, la disinvoltura del protagonista raggiunge livelli tali da diventare perdita di controllo. David decide di lasciare totale libertà a Lenny lanciandosi in un attacco sulla carta semisuicida ma che il nostro svolge in maniera fin troppo agevole. I combattimenti contro le guardie che proteggono gli edifici in cui The Eye tiene in ostaggio Amy sono coregrafati in modo da dare l’impressione che il personaggio danzi, con una disinvoltura  quasi paradossale e parodistica.

Libertà e potere però hanno un prezzo, e su questo Lenny ha le idee piuttosto chiare: riportare tutti i personaggi coinvolti nelle fasi finali dell’episodio, compreso The Eye, a quella che sembra essere la Clockworks in cui l’alter ego di David ricopre il ruolo di una improbabile e serissima psicologa.

Appendice — Questione di stile

Poiché il paragrafo precedente riassume la quinta puntata di Legion, ho preferito condensare tutti i dettagli in una postilla a margine. Nello specifico, voglio concentrarmi su una scelta musicale e, dato che non l’ho fatto prima, parlare dei costumi scelti per David nel corso delle puntate.
Come ho spesso fatto notare nelle altre analisi, nella serie, il rapporto tra musica e girato è denso e va ben oltre il semplice gusto di chi ha curato la colonna sonora, sia che si parli di quella su licenza che di quella composta ad hoc. Un esempio presente qui lo abbiamo nel lungo montaggio musicale che mette in scena il viaggio di Melanie, Syd, Ptonomy e Karry da Summerland alla Divisione 3, accompagnato dal brano The Daily Mail della band britannica Radiohead. Un brano quasi completamente composto da una traccia vocale sovrapposta a una di piano, e il cui testo racconta, nel tipico stile del gruppo, di una distopia intestina che più che tirannia è dilemma interno al narratore. Una scelta che, oltre a incontrare il mio gusto personale, trovo estremamente azzeccata per il momento in cui viene posizionata sia per il suono che per il testo.

Ma veniamo agli abiti scelti per David nelle corso delle puntate. Abbandonata la divisa della Clockworks, infatti, il protagonista di Legion sfoggia una serie di T-shirt, solitamente bicromatiche, con forme geometriche astratte che ci danno aiutano tantissimo a comprendere la storia e il significato specifico di ciascun episodio. Procediamo con ordine:

  • Nel secondo episodio, che ripercorre il passato del mutante scavando nei suoi ricordi, vediamo una maglietta nera con un cerchio in cui è iscritto un quadrato che ne crea un buco, indice dell’incompletezza delle informazioni;
  • Nero è il colore del capo indossato da David anche nel terzo episodio, con la stampa di una freccia arancione con linee spezzate su uno dei due vertici, come a indicare che la puntata serve a sviluppare la narrazione, sebbene questa rimanga frammentata;
  • Per la quarta puntata è stata scelta una maglia color ghiaccio con una stampa che ricorda la forma, stilizzata, di un iceberg. Evidente è il riferimento al piano astrale e alla prigione di ghiaccio in cui è rinchiuso Oliver;
  • Nella quinta puntata il personaggio sfoggia una T-shirt nera con un triangolo giallo iscritto in un cerchio: è chiaro il riferimento al raggiungimento di una consapevolezza del protagonista, come è chiaro che la scelta cromatica del triangolo, dalle linee spigolose in contrapposizione all’armonia del cerchio, rappresenti Lenny e il suo essere parassita dentro il corpo del giovane.

Nel ricordare a tutti i lettori che le puntate per questa prima stagione sono 8, ci ritroveremo presto per l’analisi delle successive.

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Legion ep.4: “The Eye”

Questo quarto appuntamento con Legion, serie televisiva della Fox dedicata a uno dei più bizzarri personaggi che popolano il mondo degli X-Men, segna il raggiungimento della metà sia del percorso che Noah Hawley sta tracciando per raccontare la sua visione di David Haller, sia di quello di analisi avviato su queste pagine. Quattro episodi, con quello di cui vi parlerò fra poche righe, che hanno lasciato non pochi interrogativi agli spettatori: a causa della quantità di informazioni criptate riproposte via via in maniera pressoché identica, si è palesato il rischio di una ridondanza e di una scarsità di idee.
Questa scelta, però, assume un senso maggiore a fronte dell’annuncio che FX, il canale di Fox che trasmette la serie negli Stati Uniti, ha fatto al suo pubblico la scorsa settimana: una seconda stagione di Legion non solo è confermata ma è in lavorazione. Si è taciuto sul dubbio che, rimanendo una miniserie, la narrazione potesse risultare eccessivamente dilatata e circolare.
Ma in che modo si conclude la prima metà di questa prima stagione? Che porte lascia aperte la quarta puntata? Quali sono i suoi temi? E, ammesso che lo faccia, in che modo porta a termine le tendenze degli episodi precedenti?

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Empatia e paura

Come di consueto, anche il primo paragrafo di questa analisi sarà dedicato alla sequenza di apertura dell’episodio. I primi minuti della puntata, questa volta, si aprono con la voce di un personaggio che abbiamo imparato a conoscere nella precedente, Oliver il marito scomparso di Melanie, che dona colore a tutte le macchine presenti a Summerland. Ci viene presentato come una guida per lo spettatore, ruolo che ricoprirà con il progredire della narrazione, svolgendo lo stesso ruolo per David nella dimensione in cui entrambi sono imprigionati (e che, di conseguenza, possono controllare e plasmare). Ritorna quindi un modo di raccontare che abbiamo già visto le scorse settimane: lo show dialoga con chi lo guarda, facendo intuire porzioni della storia con il linguaggio della serialità. In questo caso, trasformando il classico riepilogo in una parte integrante e significativa della trama.
Interessante è poi la metafora che permea tutte le scene ambientate nel piano astrale — la dimensione in cui sono intrappolati Oliver e David — oltre alla pungente ironia del nuovo personaggio: tutto ruota intorno al ghiaccio, alla sensazione di stasi obbligata, come trappola ma anche come bolla per proteggere (e proteggersi). Ed è per questo che trovo molto corretta la scelta di rendere tutta l’effettistica di queste sequenze estranea al resto della messa in scena: staccare così nettamente gli attori dagli sfondi, in maniera marcatamente artificiosa, è un modo per rimarcare il concetto di estraneo e opprimente, non ordinario.

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Contorno

Sebbene le parti analizzate nel paragrafo precedente risultino interessanti e diano un seppur minuscolo ragguaglio su dove i poteri possano portare David, i momenti più interessanti, nonché più trattati, della puntata sono quelli che riguardano i personaggi secondari e i co-protagonisti di Legion. Ad esempio, conoscere, tramite scelte registiche azzeccatissime, la storia delle «due persone in un solo corpo», Carey e Karry, dà uno stacco alla ripetitività, dando alla puntata un respiro più ampio.
Grazie a questa scelta, la serie non solo compie un balzo dal punto di vista del ritmo o dell’immagine, che chiarisce quali dei ricordi di David che abbiamo visto in precedenza sono reali e quale è la causa delle incongruenze e delle visioni che il giovane mutante ha avuto negli anni. Importante è il ruolo di Ptonomy, che diventa telecamera e sala di montaggio, intenta a inquadrare gli elementi sotto altri punti di vista, incollando tra loro le pellicole della realtà e della finzione.

Per concludere, quindi, questo quarto episodio si pone come pietra angolare dell’intera struttura seriale di Legion. Un momento di riposo dovuto e meritato per tutti quanti, un tempo brevissimo per riordinare le idee seguito in maniera repentina da nuovi dubbi. Era necessario che la serie si prendesse una libertà simile per evitare che lo spettatore, inevitabilmente, si stancasse, qualora la stesura e la composizione delle scene si fosse arenata su tutto quello che ormai eravamo abituati a vedere.

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Legion ep.3: “Nelle pieghe della mente”

Prosegue l’appuntamento settimanale con Legion, la nuova serie da otto episodi prodotta per Fox da Noah Hawley (già responsabile della serie ispirata al film dei fratelli Cohen, Fargo) e dedicata al personaggio Marvel di Chris Claremont. Negli scorsi appuntamenti (che potrete recuperare qui e qui), ho ragionato insieme a voi su alcuni simboli sparsi nei due episodi, che possono suggerirci quale direzione vogliono far seguire al loro prodotto i creatori della serie. Questa volta, però, adottare lo stesso approccio — ossia cercando di contestualizzare semioticamente gli elementi delle puntate — è molto meno immediato: infatti il terzo episodio, in italiano Nelle piaghe della mente e in inglese semplicemente Chapter 3, è più strettamente narrativo, e ci dà una più palese chiave di lettura delle vicende legate a David Haller. Nello specifico, collocando in maniera più chiara su una ipotetica linea temporale alcuni passaggi che finora risultavano quasi incomprensibili. Un episodio, quindi, più semplice a livello di comprensione del testo e della storia; quasi come se la serie volesse premiarci per la fiducia riposta in essa proponendoci un episodio che funge da riepilogo dei precedenti e che ne chiarisce la trama.

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«Possiamo cominciare?»

Sebbene la natura di questo episodio di Legion sia legata alla narrazione più pura e lineare, non mancano momenti che si possono leggere in chiave simbolica. Tra questi, che sono molto pochi, il più significativo è la sequenza iniziale.
I primi minuti riprendono esattamente da dove avevamo lasciato Amy: catturata da The Eye dopo il tentativo di recuperare, invano, notizie sulla scomparsa del fratello nella clinica in cui era ricoverato all’inizio della storia, la Clockworks (una delle tante citazioni a Kubrick che puntellano gli episodi visti fino ad adesso). Sfruttando l’espediente dell’interrogativo che The Eye pone alla donna — «Possiamo cominciare?» —, la regia alterna, con una serie varia di tecniche di montaggio (dalla dissolvenza incrociata al finto raccordo sull’asse usando il nero ai bordi delle due inquadrature unite) sequenze utili per ricostruire la vicenda. Si passa da un momento dell’infanzia di David, che gioca con il suo cane, a una scena che vede il protagonista a Summerland, con un semplice raccordo sul nero che crea una situazione di continuità narrativa. Il montaggio, come spesso accade per i tecnicismi nella produzione Fox, diventa spunto per raccontare.

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Ricostruire i pezzi

Ovviamente gli spunti di riflessione non mancano ma, come dicevo prima, analizzare nello stesso modo in cui ho trattato i precedenti due anche questo episodio mi viene piuttosto difficile. Senza contare che i pochi simboli che possono portare a delle interpretazioni non vanno oltre il dettaglio, e ripercorrono la stessa strada vista finora, come le simmetrie che dividono la scena in due emisferi a indicare quale parte del cervello di David è più attiva in un dato momento. Altre scelte, come ad esempio rendere nota la funzione del mutante da bambino come rappresentazione della irrazionalità senza freni del protagonista, serve a decifrare il resto. Tutta la puntata è un costante chiarimento, un posizionamento preciso e chirurgico di eventi conosciuti e non in un contesto. Il passato del giovane inizia a essere più chiaro, anche se non è escluso un ulteriore tentativo da parte degli autori di sviare gli spettatori.
Interessante, poi, è lo spazio dedicato a Melanie che, oltre a darci un riferimento piuttosto chiaro sull’epoca storica in cui è ambientata la serie, delinea un profilo psicologico più fragile e sfaccettato di quanto non apparisse prima.
Resta da vedere se queste scelte siano solo legate alla chiusura di un ipotetico ciclo o se invece le prime due puntate volessero strabiliare, cosa che per inciso, per quanto ben fatto, questo terzo episodio non riesce a fare appieno, gettando lo spettatore in un turbine di narrazioni non lineari e sovrapposizioni temporali in cui era chiaro che mancassero delle informazioni. Per ora, però, l’appuntamento è alla settimana prossima.

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Legion ep. 2: “Summerland”

Benvenuti nel secondo di otto appuntamenti settimanali dedicati alla nuova serie, prodotta da Fox, dedicata a un personaggio facente parte dell’universo Marvel, Legion. Lunedì scorso ho portato alla luce alcuni segni cercando di descriverne quelle che, secondo me, sono i significati o almeno ciò che i suggerimenti forniti dagli autori hanno attivato nel mio cervello. Cercherò di fare la stessa cosa con questo secondo episodio ponendo l’enfasi su tre aspetti: la gestione dell’infanzia di David Haller, il dialogo autore-spettatore e l’uso del suono.

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Passato e zone d’ombra

Grossa parte dei 64 minuti proposti questa settimana si concentra su due momenti piuttosto specifici della vita di David: la sua infanzia e il periodo in cui era in cura da uno psicologo, periodo che coincide con una profonda tossicodipendenza condivisa con Lenny.
Grazie alle abilità di Ptonomy, infatti, David ha la possibilità di rivedere porzioni della sua vita. Parti che risultano confuse, con interruzioni e i visi di persone chiave per la vita del protagonista, come i genitori, con volti oscurati o mai inquadrati.
Sul padre, in particolare, lo stesso David ricorda (o sa) molto poco: a malapena ricorda che fosse un astronomo, una «persona che parlava con le stelle». E qui il collegamento con le abilità del personaggio principale viene quasi da sé. Che sia un modo per avvicinare i fan dei fumetti originali, suggerendo che il padre è lo stesso che loro ricordano? O forse è l’ennesimo tentativo di sviare? Altro punto fumoso, oltre all’identità, è il ruolo del padre, collegato a un libro che leggeva al piccolo David e che sembrerebbe essere parte del motivo per cui il demone con gli occhi gialli vive e si alimenta della mente del mutante.

Drizzare le orecchie

L’audio, il rapporto tra l’uomo e l’udito è senza ombra di dubbio, dopo l’infanzia di David, il secondo tema principale dell’ episodio. Il proseguire della narrazione ci fa scoprire che David è capace di raggiungere una persona con il pensiero, telepaticamente, focalizzandosi sulla sua voce. Qui gli autori ci propongono una metafora: la mente del protagonista funziona come un amplificatore. Ruotando una manopola nella sua testa, il mutante può concentrarsi su qualcuno in particolare. La mente, però, ci gioca brutti scherzi, e ciò viene rappresentato tramite distorsioni. Voci che rallentano, velocizzano, cambiano di nota, ci fanno vedere come David possa interpretarle nel suo cervello.
Come per creare una continuità, poi, Summerland, titolo scelto per la versione italiana di questo episodio di Legion, si apre con una canzone del passato. A differenza del primo episodio però, qui, Road To Nowhere non viene proposta nella versione dei Talking Heads. Piuttosto, si preferiscono alla voce di David Byrne quelle dei componenti del cast che si riuniscono in una esibizione corale, che ricorda (come già nell’originale) quelle dei gospel americani. Gli attori descrivono quindi con le parole che intonano la situazione in cui personaggi si trovano: «Sappiamo dove stiamo andando, ma non sappiamo dove eravamo», recita il primo verso. Ma è realmente così? O forse, come è accaduto per la questione delle personalità multiple, gli autori ci stanno allontanando dalla realtà?

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Guidare o sviare?

Tutto l’episodio è pervaso da un rapporto tra chi guarda e chi mette in scena. Chi ha scritto Legion, questa volta, vuole prenderci per mano e rassicurarci. Veniamo accompagnati nel passato del protagonista seppur, come abbiamo visto prima, tenendo alcune cose molto distanti, con le figure di Melanie e Ptnonomy a enfatizzare che David, che in questo caso rappresenta lo spettatore, debba fidarsi di ciò che vede come se fosse la verità. Siamo sicuri che sia così? Davvero quelli sono i ricordi di Haller? O forse, ancora, Hawley e compagni ci spingono al dubbio? Per questo non possiamo che attendere le prossime puntate.

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Legion ep.1: “Realtà o Illusione”

Potrei aprire l’articolo snocciolando una serie di informazioni facilmente reperibili da chiunque su Legion, la serie di FX curata e ideata da Noah Hawley, che ha visto la sua prima italiana lunedì scorso, ma sarebbe tedioso. Preferisco quindi pensare che sappiate già con quale ragionamento è stata pensata la serie e da dove prende spunto, e da lì partire creando un compendio, a cadenza settimanale, per ciascun episodio pubblicato da qui alle prossime otto settimane, piuttosto che ripetere nozioni che avreste potuto leggere in altri lidi, senza che io ve le riproponessi. Anzi, meglio ancora, parto dal presupposto che voi la puntata l’abbiate già vista, in modo tale da avviare un ipotetico dialogo volto a risolvere i dubbi e spiegare i simboli che lo show usa per comunicare determinati messaggi e narrazioni.
Do quindi per scontato che sappiate chi sia David Haller, e quale sia il vero volto della sua schizofrenia. Mi sposto dunque sui modi con cui l’episodio ci racconta e ci accompagna attraverso il suo straordinario potere. Sequenze, musiche, luci, colori, movimenti di macchina che ci orientano e disorientano in un turbine di oggetti sbalzati in aria e simmetrie asfissianti.

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Evoluzione della specie

I primi minuti dell’episodio ci riassumono, sulle note di Happy Jack dei The Who, gli anni della vita di David prima dell’inizio della storia raccontata in Legion. La carrellata che vede il protagonista crescere, con i fotogrammi iniziale e finale, ci dà dei minuscoli dettagli riguardo la realtà dei fatti: quello che ha trasformato il giovane da allegro e pestifero a insicuro e impaurito non è semplice schizofrenia. Rami d’albero e folle che si avventano sul suo corpo vengono usati per indicare le personalità multiple che si annidano nella sua psiche e che vanno al di là di una comune malattia. Viene quindi automatico capire il riferimento biblico del titlo dell’opera, quel Legione che ospita le anime di svariati demoni dentro sé, e comprendere come è la percezione delle cose delle persone a cambiare prospettive: ciò che per alcuni potrebbe essere inteso come un dono, David lo vive come una condanna, a causa di coloro i quali gli stanno intorno. Una evoluzione, una regressione, una costrizione dovuta da ambienti poco confortevoli? Non è dato saperlo, per il momento. Piuttosto, Hawley ci propone la prima delle scene ricorrenti dell’episodio: oggetti di vario tipo vengono proiettati dappertutto e rimangono sospesi. Queste scene vengono proposte a conclusione di un percorso di conoscenza del personaggio, quasi come se lo spettatore conoscendone un pezzetto in più possa capire meglio l’esplosione che chiude ciascun momento di approfondimento della/e sua/e psiche.

Interessanti, poi, sono i momenti che seguono questa sequenza: la stanza in cui si svolge la scena di dialogo tra i due fratelli Haller è ricoperta da una serie di traduzioni in diverse lingue della parola “benvenuti”. La serie ci accoglie tra le sue braccia, presumibilmente, in maniera amichevole, senza curarsi troppo degli effetti che quanto staremo per vedere potrà avere su di noi; non interessa a nessuno se ci inquieteremo o se non saremo a nostro agio durante l’ora e poco più che ci attende a seguire. Interessa, piuttosto, che siamo lì presenti ad ascoltare la storia che si vuole raccontare.

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Dipingere sensazioni

Un altro punto su cui questo pilota di Legion punta fortemente è rappresentare in maniera grafica e visiva le sensazioni che David prova. Colori, movimenti di macchina e formati sono usati per enfatizzare ciò che il mutante (perché, ricordiamoci, che stiamo parlando di un X-Men) prova in un dato momento. Ad esempio: tingere di rosso e usare la figura ricorrente del “demone con gli occhi gialli” – una allucinazione ricorrente del protagonista – serve ad anticipare allo spettatore che sta per succedere qualcosa di spiacevole.
Ma è sull’idealizzazione degli altri personaggi maturata da Haller che si nota la maggiore influenza di Hawley. Prendiamo come esempio Sydney Barrett, la “fidanzata” – che di fatto David non conosce – con un nome che strizza l’occhio ad un certo musicistada cui la serie eredita un certo gusto e fascino per la psichedelia oltre che dare, insieme alle scelte musicali, piccoli indizi sull’epoca storica in cui si potrebbero svolgere i fatti. Come già detto, i due non si conoscono affatto nel momento in cui si fidanzano e si giurano amore, ed è per ciò che, nelle scene immediatamente successive, le soggettive dal punto di vista del ragazzo hanno una luce che oscura quasi completamente il volto della ragazza. David è quindi innamorato dell’idea che ha di Sydney, piuttosto che di quello che lei realmente è, senza curarsi troppo della riluttanza che la donna ha nei confronti del contatto fisico e finendo dunque per strapparle un bacio, rivelando a chi guarda il motivo di tale rifiuto: il rischio di scambiare la propria personalità con quella di colui che la tocca. Un’idealizzazione totalizzante e opprimente che David si autoinfligge, una persuasione ipnotica che sfocia in un balletto alla Bollywood che serve a sottolineare la natura ideologica della relazione tra i due.
Oltre che con i colori, poi, gli stati d’animo e le emozioni vengono comunicate anche attraverso il formato dell’inquadratura. Il momento in cui Sydney rivela a David la caratteristica del suo potere, e il conseguente ritorno di ciascuno nel proprio corpo, avviene con un cambiamento del rapporto di aspetto che diventa, per una solo scena, a 16:9, per enfatizzare il valore risolutivo di quella sequenza, incastonandola tra le due bandelle nere come segno di importanza.

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Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei simboli e dei mezzi che la nuova serie FX usa per raccontare la storia del personaggio ideato da Chris Claremont in questo episodio pilota, di quelli con tutte le carte in regola per diventare la base del prodotto su licenza Marvel più originale e distante dalla concezione comune di supereroismo offertaci fino a oggi. Non è un caso, quindi, che la produzione abbia voluto specificare più volte la lontananza dai circuiti classici delle produzioni cinematografiche e televisive sui personaggi della casa delle idee.
Io, personalmente, non vedo l’ora di immergermi nuovamente nella mente di questo personaggio ,e di lasciarmi abbandonare nel turbine disorientante che sembra poter essere Legion.