Analisi #Cinema

Legion ep.5: “Parassita”

Siamo giunti al giro di boa per Legion, la serie televisiva prodotta da Fox in collaborazione con Marvel che racconta le vicende del mutante David Haller secondo la visione personale del produttore e showrunner Noah Hawley, famoso per la notevole serie antologica Fargo.

In quattro episodi abbiamo potuto saggiare gli intenti della produzione: la volontà di spostarsi in maniera netta dalle atmosfere dei vari universi cinematografici e televisivi, compreso quello dei mutanti di proprietà dello stesso gruppo che supervisiona la nostra serie. Il fatto che si sia scelto di allontanarsi da quelle atmosfere e dai modi con cui la stessa Fox, Netflix e Marvel Studios usano l’audiovisivo e il suo linguaggio, non significa però che non ci sia un profondo rispetto per ciò che gli altri prodotti rappresentano; soltanto, probabilmente, non vedremo mai James McAvoy nel ruolo di Charles. Una distanza stilistica che, quindi, più che di presunzione e di rifiuto di mischiarsi con il resto parla di spazio di azione e mancanza di obblighi.

Ma è per parlare del quinto episodio e di alcuni suoi spunti che sto scrivendo queste righe, per cui, senza altri indugi, spostiamoci nel piano astrale e iniziamo il nostro cammino dentro Parassita, quinto episodio di Legion.

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Sono l’uomo delle magie

Tornato dal piano astrale, David sembra fortemente determinato e convinto delle sue capacità già dai primi minuti della puntata. Il protagonista di Legion, infatti, pare avere riacquisito consapevolezza grazie all’incontro con Oliver, il marito di Melanie intrappolato da oltre vent’anni all’interno della dimensione. Si fanno più chiari i rapporti tra lui e Lenny/Benny/il diavolo dagli occhi gialli — personaggio interpretato da una Aubrey Plaza sempre più in stato di grazia, che rende il ruolo il vero fiore all’occhiello della serie — che, in scene come al solito tinte da una intensa luce rossa, sembra voler cooperare con il mutante per salvare Amy (che, come sappiamo dalla scorsa puntata, non è la vera sorella di David ma soltanto sua sorella adottiva).

La determinazione e la sicurezza recuperate sono presentate allo spettatore anche attraverso altri momenti: torna, ad esempio, una forte attenzione per il ruolo dell’audio, che permette allo spettatore di decifrare i momenti in cui il protagonista sta comunicando telepaticamente con gli altri personaggi mediante un filtro eco sovraimpresso alle voci degli attori in maniera, questa volta, più disinvolta, diretta e controllata. Ma, tra tutti, sono altri due i momenti in cui la convinzione del personaggio raggiunge il suo apice: le scene ambientate nella “stanza bianca” e nelle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso della Divisione 3, durante il salvataggio di Amy.

Nel primo caso ci viene presentato il risultato di uno dei poteri di David e del crescente controllo che quest’ultimo ha su di esso: con la telepatia il mutante ha potuto creare un luogo fittizio in cui i collegamenti sinaptici permettono a lui e Sydney di allontanarsi dalla realtà e, finalmente, celebrare il loro amore senza troppo preoccuparsi del potere della ragazza. Un ambiente asettico e innaturale, completamente arredato e dipinto di bianco, in cui i due si muovono in maniera distaccata, finta, come a enfatizzare la natura non reale (e non realistica) della stanza. Interessanti sono i momenti in cui David entra ed esce di scena da parti opposte della inquadratura, oltre che piccoli dettagli, come la variazione delle colorazioni o la presenza di parassiti in una coppa di fragole. Questi momenti aiutano ad anticipare lo sviluppo narrativo della puntata. In questo luogo, poi, il personaggio si prende anche la libertà di giudicare Melanie, Carey e il lavoro che compiono a Summerland, chiedendosi perché i “dotati”, anche quando visti in maniera positiva, vengano trattati come malati o armi parafrasando la canzone Rainbow Connection del film dei Muppets.

Per quanto riguarda il secondo esempio, invece, la disinvoltura del protagonista raggiunge livelli tali da diventare perdita di controllo. David decide di lasciare totale libertà a Lenny lanciandosi in un attacco sulla carta semisuicida ma che il nostro svolge in maniera fin troppo agevole. I combattimenti contro le guardie che proteggono gli edifici in cui The Eye tiene in ostaggio Amy sono coregrafati in modo da dare l’impressione che il personaggio danzi, con una disinvoltura  quasi paradossale e parodistica.

Libertà e potere però hanno un prezzo, e su questo Lenny ha le idee piuttosto chiare: riportare tutti i personaggi coinvolti nelle fasi finali dell’episodio, compreso The Eye, a quella che sembra essere la Clockworks in cui l’alter ego di David ricopre il ruolo di una improbabile e serissima psicologa.

Appendice — Questione di stile

Poiché il paragrafo precedente riassume la quinta puntata di Legion, ho preferito condensare tutti i dettagli in una postilla a margine. Nello specifico, voglio concentrarmi su una scelta musicale e, dato che non l’ho fatto prima, parlare dei costumi scelti per David nel corso delle puntate.
Come ho spesso fatto notare nelle altre analisi, nella serie, il rapporto tra musica e girato è denso e va ben oltre il semplice gusto di chi ha curato la colonna sonora, sia che si parli di quella su licenza che di quella composta ad hoc. Un esempio presente qui lo abbiamo nel lungo montaggio musicale che mette in scena il viaggio di Melanie, Syd, Ptonomy e Karry da Summerland alla Divisione 3, accompagnato dal brano The Daily Mail della band britannica Radiohead. Un brano quasi completamente composto da una traccia vocale sovrapposta a una di piano, e il cui testo racconta, nel tipico stile del gruppo, di una distopia intestina che più che tirannia è dilemma interno al narratore. Una scelta che, oltre a incontrare il mio gusto personale, trovo estremamente azzeccata per il momento in cui viene posizionata sia per il suono che per il testo.

Ma veniamo agli abiti scelti per David nelle corso delle puntate. Abbandonata la divisa della Clockworks, infatti, il protagonista di Legion sfoggia una serie di T-shirt, solitamente bicromatiche, con forme geometriche astratte che ci danno aiutano tantissimo a comprendere la storia e il significato specifico di ciascun episodio. Procediamo con ordine:

  • Nel secondo episodio, che ripercorre il passato del mutante scavando nei suoi ricordi, vediamo una maglietta nera con un cerchio in cui è iscritto un quadrato che ne crea un buco, indice dell’incompletezza delle informazioni;
  • Nero è il colore del capo indossato da David anche nel terzo episodio, con la stampa di una freccia arancione con linee spezzate su uno dei due vertici, come a indicare che la puntata serve a sviluppare la narrazione, sebbene questa rimanga frammentata;
  • Per la quarta puntata è stata scelta una maglia color ghiaccio con una stampa che ricorda la forma, stilizzata, di un iceberg. Evidente è il riferimento al piano astrale e alla prigione di ghiaccio in cui è rinchiuso Oliver;
  • Nella quinta puntata il personaggio sfoggia una T-shirt nera con un triangolo giallo iscritto in un cerchio: è chiaro il riferimento al raggiungimento di una consapevolezza del protagonista, come è chiaro che la scelta cromatica del triangolo, dalle linee spigolose in contrapposizione all’armonia del cerchio, rappresenti Lenny e il suo essere parassita dentro il corpo del giovane.

Nel ricordare a tutti i lettori che le puntate per questa prima stagione sono 8, ci ritroveremo presto per l’analisi delle successive.

Analisi #Cinema

Legion ep.4: “The Eye”

Questo quarto appuntamento con Legion, serie televisiva della Fox dedicata a uno dei più bizzarri personaggi che popolano il mondo degli X-Men, segna il raggiungimento della metà sia del percorso che Noah Hawley sta tracciando per raccontare la sua visione di David Haller, sia di quello di analisi avviato su queste pagine. Quattro episodi, con quello di cui vi parlerò fra poche righe, che hanno lasciato non pochi interrogativi agli spettatori: a causa della quantità di informazioni criptate riproposte via via in maniera pressoché identica, si è palesato il rischio di una ridondanza e di una scarsità di idee.
Questa scelta, però, assume un senso maggiore a fronte dell’annuncio che FX, il canale di Fox che trasmette la serie negli Stati Uniti, ha fatto al suo pubblico la scorsa settimana: una seconda stagione di Legion non solo è confermata ma è in lavorazione. Si è taciuto sul dubbio che, rimanendo una miniserie, la narrazione potesse risultare eccessivamente dilatata e circolare.
Ma in che modo si conclude la prima metà di questa prima stagione? Che porte lascia aperte la quarta puntata? Quali sono i suoi temi? E, ammesso che lo faccia, in che modo porta a termine le tendenze degli episodi precedenti?

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Empatia e paura

Come di consueto, anche il primo paragrafo di questa analisi sarà dedicato alla sequenza di apertura dell’episodio. I primi minuti della puntata, questa volta, si aprono con la voce di un personaggio che abbiamo imparato a conoscere nella precedente, Oliver il marito scomparso di Melanie, che dona colore a tutte le macchine presenti a Summerland. Ci viene presentato come una guida per lo spettatore, ruolo che ricoprirà con il progredire della narrazione, svolgendo lo stesso ruolo per David nella dimensione in cui entrambi sono imprigionati (e che, di conseguenza, possono controllare e plasmare). Ritorna quindi un modo di raccontare che abbiamo già visto le scorse settimane: lo show dialoga con chi lo guarda, facendo intuire porzioni della storia con il linguaggio della serialità. In questo caso, trasformando il classico riepilogo in una parte integrante e significativa della trama.
Interessante è poi la metafora che permea tutte le scene ambientate nel piano astrale — la dimensione in cui sono intrappolati Oliver e David — oltre alla pungente ironia del nuovo personaggio: tutto ruota intorno al ghiaccio, alla sensazione di stasi obbligata, come trappola ma anche come bolla per proteggere (e proteggersi). Ed è per questo che trovo molto corretta la scelta di rendere tutta l’effettistica di queste sequenze estranea al resto della messa in scena: staccare così nettamente gli attori dagli sfondi, in maniera marcatamente artificiosa, è un modo per rimarcare il concetto di estraneo e opprimente, non ordinario.

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Contorno

Sebbene le parti analizzate nel paragrafo precedente risultino interessanti e diano un seppur minuscolo ragguaglio su dove i poteri possano portare David, i momenti più interessanti, nonché più trattati, della puntata sono quelli che riguardano i personaggi secondari e i co-protagonisti di Legion. Ad esempio, conoscere, tramite scelte registiche azzeccatissime, la storia delle «due persone in un solo corpo», Carey e Karry, dà uno stacco alla ripetitività, dando alla puntata un respiro più ampio.
Grazie a questa scelta, la serie non solo compie un balzo dal punto di vista del ritmo o dell’immagine, che chiarisce quali dei ricordi di David che abbiamo visto in precedenza sono reali e quale è la causa delle incongruenze e delle visioni che il giovane mutante ha avuto negli anni. Importante è il ruolo di Ptonomy, che diventa telecamera e sala di montaggio, intenta a inquadrare gli elementi sotto altri punti di vista, incollando tra loro le pellicole della realtà e della finzione.

Per concludere, quindi, questo quarto episodio si pone come pietra angolare dell’intera struttura seriale di Legion. Un momento di riposo dovuto e meritato per tutti quanti, un tempo brevissimo per riordinare le idee seguito in maniera repentina da nuovi dubbi. Era necessario che la serie si prendesse una libertà simile per evitare che lo spettatore, inevitabilmente, si stancasse, qualora la stesura e la composizione delle scene si fosse arenata su tutto quello che ormai eravamo abituati a vedere.