The Darkness – Risplendere di oscurità

L’oscurità arrivò in un momento particolare. Gli sparatutto in prima persona, fino a quel momento ideali da giocare quasi esclusivamente con mouse e tastiera, cominciavano a invadere il mercato console, e metà di quanto arrivava sugli scaffali in quel periodo possedeva un’anima horror: Clive Barker’s Jericho, F.E.A.R., Bioshock, Condemned e molti altri. The Darkness riuscì a differenziarsi agli occhi di chi lo giocò principalmente per la sua componente narrativa.

Tratto dall’omonimo fumetto statunitense, The Darkness narra le vicende di Jackie Estacado, un giovane appartenente a una famiglia mafiosa che, nel giorno del suo ventunesimo compleanno, si vede condannato a morte dallo zio per un presunto tradimento. Anziché morire però, Jackie viene salvato dalla Tenebra, un’oscura entità che dimora dentro di lui e che si tramanda di generazione in generazione fra i suoi avi. Questa entità, inutile dirlo, possiede poteri inimmaginabili che rendono il protagonista quasi immortale. A caro, carissimo prezzo, ovviamente.

l'oscurità permea tutto The Darkness

Jackie non è mai solo.

Inizia così la storia di una vendetta, che acquisisce sempre più ragione di essere quando lo zio di Jackie si macchierà di crimini ancora peggiori per infliggere dolore all’irrispettoso nipote. L’oscurità che permea l’intera storia, avvertibile aggirandosi tra i vicoli e la metropolitana di una New York mai resa così bene in un videogioco, riflette prima di tutto l’oscurità interiore del protagonista stesso. Il buio dell’anima si fa buio nelle strade, le parole spezzate di un senzatetto che ci chiede di recuperare l’armonica a bocca che gli è stata sottratta divengono un imperativo morale. Le voci di Jackie e degli sconosciuti che incontreremo generano una calda sensazione di dissonanza: risplendono negli ambienti così freddi che le ospitano. Mai come in The Darkness il doppiaggio ruba la scena (grazie anche all’immenso contributo di Mike Patton) e dimostra quanto dannoso possa essere, se non ben calibrato.

Fra una carneficina a base di armi da fuoco e un massacro condotto dai tentacoli della Tenebra — sempre supportata dai piccoli darkling pronti a sventrare chi si parerà loro di fronte — e un pasto a base dei caldi cuori delle vittime (utili per incrementare le abilità di Jackie), è possibile muoversi piuttosto liberamente fra gli scenari in cui si ambienta la vicenda. Mai nulla di troppo esteso o dispersivo, la componente free roaming di The Darkness permette di vivere al meglio l’esperienza offerta. Aiutare uno sconosciuto o un collega o salvare un passante aggredito non si pone come mero incremento della longevità: piuttosto offre al giocatore l’occasione di plasmare Jackie secondo la propria sensibilità. Nessuna missione secondaria sarà necessaria per arrivare ai titoli di coda; in un’antesignana forma di quella che nei giochi di oggi viene corrisposta da convalida e da apparente conseguenza, la scelta sarà appannaggio del giocatore.

Camminando fra strade ricoperte di immondizia e lungo muri soffocati dai graffiti, a riempire l’aria saranno le composizioni originali di Gustaf Grefberg (Brothers: A Tale of Two Sons). Alle semplici melodie al pianoforte nei momenti più toccanti si alterneranno lunghi brani di metal sinfonico negli attimi più tesi e cruenti, per poi tornare nuovamente a un violino dipinto fra le gallerie della metropolitana e all’armonica a bocca di chi nell’oscurità ha sempre vissuto.

in The Darkness per sopravvivere bisognare stare nell'oscurità

La ferocia della Tenebra aumenterà sempre di più.

A imprimere nei ricordi l’esperienza di The Darkness non sarà lo sterminio dei gangster che vogliono farci la pelle e che, mirando alla vendetta come fine ultimo dell’esistenza, spazzeremo via come foglie in una ventosa giornata d’autunno; sarà, invece, l’amore di Jackie per Jenny, sua amica e salvezza fin dall’infanzia passata insieme in orfanotrofio. All’oscurità penetrante di Jackie, Jenny contrappone la propria luce accecante, capace di risplendere anche nell’assenza. Leggermente diverso rispetto al fumetto, il rapporto fra i due viene qui reso più affiatato, come uno strumento che li tiene a galla in una quotidianità tetra e inamovibile che solo la presenza reciproca, un sorriso, una piccola torta mangiata insieme in un minuscolo appartamento, possono riscattare. Accade all’inizio della vicenda, ma gli attimi che i due passeranno insieme ve li porterete fino alla fine e anche oltre e, arrivati ai titoli di coda, forse sarete svuotati al punto da non riuscire ad alzarvi per un po’.

Messo in piedi dagli svedesi Starbreeze Studios (il cui designer Jens Andersson aveva già lavorato a The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay), The Darkness recò con sé un approccio al genere e alla narrazione videoludica che nel 2007 non aveva eguali. La sua forza non risiedeva nell’opera originale, ma nella sua rielaborazione, attuata da Mikael Säker e Paul Jenkins, autore del fumetto, e nella sua attuazione pratica. The Darkness rinunciava alla componente cinematografica che cominciava ad andare per la maggiore e, visto il carisma alla base del protagonista, rinunciava anche all’eroe muto di tanti sparatutto in prima persona. La storia veniva raccontata dall’ambiente, dai monologhi che Jackie teneva durante le fasi di caricamento, e dai dialoghi fra i personaggi, solo in alcuni casi presentati mediante campo e controcampo.

in The Darkness II c'è ancora più oscurità

Nel secondo capitolo, aumentano a dismisura gli effetti cruenti.

La sensibilità che rende “calda” l’oscurità del primo The Darkness scema leggermente nel secondo capitolo, uscito nel 2012 e sviluppato dai veterani Digital Extremes. Scritto stavolta unicamente da Paul Jenkins e ideato da Tom Galt, questo seguito rinuncia alla leggera componente free roaming e agli ambienti aperti per proporre una progressione più lineare, breve e senza fronzoli, in cui sarà comunque possibile dialogare, fra una missione e l’altra, con i numerosi comprimari, per conoscere meglio i retroscena e per conoscere meglio loro.

Dotato di una pulita veste grafica in cel shading ben più caratteristica del primo capitolo, The Darkness II possiede a sua volta dei momenti efficaci e toccanti, ma manca di quella sensibilità lieve e pacata e di quella cura assoluta per i dettagli che aveva invece dimostrato Starbreeze Studios.

La vendetta di Jackie prosegue, gli ambienti che attraversa divengono sempre più malsani e degradati, il massacro che si lascia alle spalle si fa sempre più crudele e feroce, e la luce irradiata da Jenny a stento riesce a trattenere l’oscurità che ha deciso di divorare il cuore del protagonista. E così finisce la storia, in attesa del seguito che verrà a tirarci fuori dall’inferno in cui siamo rimasti imprigionati.

Roberto Grussu

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