The Last of Us è il gioco più brutto di sempre?

Cos’è esattamente il clickbait? Forse scomporre la parola può venirci in aiuto: in inglese, infatti, il significato di bait è “esca”. Dunque un articolo o un titolo clickbait sono testi pensati per adescare il lettore e attirare click. Agiscono spesso sulla psiche degli utenti, stimolandone la curiosità ma nascondendo il vero contenuto all’interno dell’articolo, portando di conseguenza al click, che genera introiti tramite pubblicità. Ovviamente, anche nel settore del giornalismo videoludico questa tecnica banale e immorale viene utilizzata per ottenere visualizzazioni e utenti, anche se a lungo andare non può che risultare una scelta negativa per la redazione, che difficilmente potrebbe mantere un bacino di utenza affezionato.

Ma la curiosità purtroppo non è l’unico strumento utile per che ricorre al clickbait.
Come il titolo di questo articolo suggerisce, stimolare rabbia e frustrazione, soddisfazione o apprezzamento tramite testi perentori e dalle velleità oggettive, spinge molto spesso un videogiocatore a intervenire, criticando aspramente l’autore o confermandogli il suo apprezzamento. Quasi sempre, questo accade senza aver letto il testo, a volte senza neanche aver aperto il collegamento. Ed è indicativo notare come la maggior parte delle volte gli articoli con più interazioni e condivisioni siano corredati da titoli fortemente ironici, e aperture di post con nette prese di posizione e domande retoriche. Titoli che mirano a creare una divisione nel dialogo, non un incontro.

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Il teorico scoppio di un conflitto mondiale è dovuto a una premonizione Maya, secondo libero. Ma lo si scoprirà all’interno dell’articolo. Fonte: VICE.com

La domanda sorge spontanea: perché? Perché ridursi a qualcosa di così degradante e immorale? E perché rischiare di allontare una fetta d’utenza interessata alla qualità? Anche la risposta ci sembra semplice e immediata: click, e quindi soldi. Ma chi li genera, i click? Li generiamo noi, noi giocatori.

Nel settore videoludico, forse in maniera più evidente di ogni altro medium al mondo, la minoranza rumorosa che popola il web si arroga il diritto di detenere le chiavi del potere decisionale sul come e sul perché si faccia un videogioco, come debba essere valutato e analizzato, e che caratteristiche debba avere per essere un capolavoro, un buon gioco o un pessimo titolo. E attenzione, non si intende in senso positivo: non si instaura un dialogo nella comunità, non c’è apertura, non c’è rispetto. C’è solo una guerra costante tra fautori di una fazione o un’altra, tra i “prima il gameplay” e quelli che “voglio la storia”, tra i “vogliamo il competitive” e i  sostenitori dei “giochi poetici”. Questo spinge spesso un articolista a cercare di creare uno scontro, non un confronto. Spingere una delle fazioni contro le altre, porta interazioni, condivisioni, click. L’esca perfetta.

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Il web.

E l’utenza sguazza, nuota, quasi affoga in questo marasma. A volte inconsapevolmente, altre volte si tuffa a pesce. Spesso, prima di vedere videoconfronti dai siti specializzati, prima di leggere classifiche su esclusive temporali o di sistema (elementi e dati comunque potenzialmente utili per studiare il settore), sono gli utenti stessi a crearli, nei gruppi e nelle pagine social, per il gusto di mostrare quanto la loro console pisci più lontano di quella degli altri. Il ragionamento, spesso, è il seguente: “io sono più potente di voi perché ho comprato la console con più esclusive”. In quanto giocatori, non tentiamo dunque di soddisfare la nostra necessità di sentirci potenti solo attraverso i videogiochi, ma cerchiamo addirittura conferme in chi dovrebbe offrirci una lettura più sfaccettata e ricca del medium, qualcuno che invece contribuisce a costruire divisioni, in un’utenza già immatura, a partire dalla stessa scelta della console, o dell’appartenenza di un gioco a un determinato genere. Ed è così dunque che si instaura un circolo vizioso, che porta il pessimo recensore o l’articolista a sfruttare questi schieramenti.

Le alternative esistono. Ci sono siti, giornalisti e autori che fanno lavori eccezionali, e spesso un’intera redazione viene condannata dai cosiddetti “veri giocatori” per il singolo, banale errore di qualche elemento. Ma prima di cercare una risposta nei siti e nei lavoratori del settore, dovremmo cercare di migliorare noi in quanto comunità. Rispettando prima di tutto le opinioni altrui, tentando di approfondire il medium, non solo vantandoci dei nostri “quarant’anni di videogiochi” alle spalle, ma leggendo, variando la nostra dieta ludica, sia nei generi che nei siti o nelle riviste da cui ci informiamo. Possiamo migliorare relazionandoci con rispetto anche e soprattutto verso i videogiochi e chi lavora nel settore, rinunciando alla condivisione di rumor scarsamente attendibili, eliminando dai siti meritevoli quelli che ricorrono più spesso a queste becere tecniche.
E combattendoli con le loro stesse armi, come questo articolo si prefigge di fare.

Ogni volta che stiamo per scatenere la nostra rabbia da videogiocatore, fermiamoci a riflettere per cinque secondi, solo cinque. Abbiamo la possibilità di migliorare la nostra più grande passione: non aprire o condividere un link non è poi un così grande sacrificio.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici. Fondatore di Deeplay.

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2 Comments

  1. Andri89 7 luglio 2016 16:56

    articolo meraviglioso,semplicemente da applausi in alcuni punti(la parte che parla dei cosiddetti “veri videogiocatori”è un capolavoro)che dovrebbe essere letto e compreso da tante,tantissime persone.Sempre stato contro un certo modo di discutere e”vivere”,se vogliamo,il videogioco,che più che migliorarlo(per me)finisce per svilrlo e diminuirne la “magia”.D’accordo quindi al 100% con voi:è una battaglia che va combattuta,per il bene stesso del medium.per me

    • Claudio Cugliandro
      Claudio Cugliandro 14 luglio 2016 17:12

      Grazie Andri, lo apprezzo molto.
      Speriamo di essere sempre di più a combattere questa battaglia.

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