The Town of Light – Il terrore dei ricordi

All’uscita di Battlefield, ambientato durante la Prima guerra mondiale, alcuni esponenti del corpo degli Alpini si ribellarono alla presenza della Battaglia del monte Grappa all’interno del videogioco, definendo la scelta degli sviluppatori come offensiva nei confronti di chi aveva dato la vita per difendere i suoi ideali e la patria. Ovviamente, il mondo videoludico ha risposto in maniera compatta e indignata, ricordando a tutti che anche altri media si appoggiano e sfruttano eventi storici, e che Battlefield ripropone la Prima guerra mondiale «restituendo l’epicità del conflitto». Ma, come spesso accade, entrambe le fazioni hanno parzialmente torto: se da un lato le critiche alla semplice riproduzione della battaglia sono ingiustificate, dall’altro i videogiochi solitamente utilizzano i contesti storici non per analizzarli, ma per sfruttarli, riuscendo al massimo a garantire una credibilità estetica e di ambientazioni valida, e poco più. Nel caso specifico, “restituire epicità” alle morti dei soldati non può essere un obiettivo raggiungibile (nel caso in cui avesse un senso farlo in questo modo) in un videogioco che fa della morte e della rinascita il perno centrale delle sue meccaniche, e di certo l’assenza di molte caratteristiche di quella guerra (trincee, fango, malattie, lunghe pause tra un attacco e l’altro, ecc.) non può neanche lontanamente restituire le sensazioni del conflitto, ma al massimo insegue la classica onnipotenza testosteronica ricercata in quasi ogni sparatutto bellico pubblicato sino ad oggi. È difficilissimo infatti coniugare le esigenze ludiche con quelle narrative, e probabilmente è ancora più arduo farlo quando ci si appoggia a eventi passati, ben caratterizzati, storicizzati, e da cui non è facile districarsi.

Ma le eccezioni, come sempre, esistono. Guarda caso, proprio lo studio italiano LKA.it decide di analizzare un momento buio della storia del Bel Paese: quello del Fascismo. Lo fa da un punto di vista atipico, quello di un paziente del manicomio di Volterra, un vero incubo vivente nelle memorie del nostro paese. Lo fa con The Town of Light.

Meticolosa ricostruzione degli ambienti in The Town of Light

La meticolosità nella ricostruzione degli ambienti è eccellente, e rende giustizia ai ricordi di chiunque abbia vissuto eventi così tragici.

Nell’ospedale psichiatrico di Volterra, venne rinchiusa la giovane Renée, per motivi ignoti a noi e a lei, almeno all’inizio della storia. Oggi, come se fossimo una sorta di coscienza lucida e sveglia, accompagniamo Renée all’interno del manicomio abbandonato, ricostruito in maniera meticolosa rispetto alla struttura fatiscente ancora oggi visitabile (sono presenti persino i dettagli dei graffiti). Sin dal primo momento, dunque, veniamo “divisi” da Renée e dai suoi pensieri: nessuno potrebbe infatti prendere il suo posto, tanti sono stati gli orrori e le atrocità subite, e che noi vivremo senza poterci mai appellare, senza mai intervenire. Da qui inizia quindi un percorso a ritroso tra ricordi e memorie che fanno male nella loro crudezza, sia visiva che contenutistica. L’ignoranza della fede, la violenza di chi avrebbe dovuto proteggere i pazienti, il buio come momento di quite da contrapporre alla confusionaria, invadente e imperante luce che acceca la nostra protagonista e le impedisce di riposare, di vivere serenamente: The Town of Light racconta la storia di Renée con un’inclemenza tale da colpire fino in fondo, e a volte porta a distogliere lo sguardo nel suo tentativo di renderci partecipi di eventi così forti da guardare e accettare.

Ma nel raccontare la sua storia, non dimentica l’altra, quella di un Paese in guerra, con realtà abbadonate a sé stesse (come quella dell’ospedale psichiatrico), prive di fondi, spazi, cure e risorse: medici impotenti, pratiche ignoranti ed eventi tenuti nascosti ai burocrati erano all’ordine del giorno. Il gioco riesce a raccontare tutto ciò attraverso un design dei livelli che non viene sacrificato sull’altare del divertimento, e che rifiuta una componente ludica più marcata per garantire al giocatore un’interazione più ricca di significato, ritmi più concisi (il gioco dura poche ore) e diretti. Anche la varietà delle situazioni che vivremo accanto a Renée lascia senza fiato: scelte multiple, cinematiche interattive, esplorazione funzionale e mai banale, intervallata al massimo da legittimi momenti di confusione, data l’alternanza tra le zone chiuse del manicomio e le aree aperte all’esterno, in cui orientarsi è difficile in alcuni casi.

realtà e finzione in The Town of Light

In The Town of Light, sarà drammaticamente difficile distinguere la realtà dalla finzione.

Sono tanti gli altri piccoli dettagli che rendono The Town of Light un gioiello: la cura nelle animazioni con la bambola (vera e propria seconda protagonista del gioco) è senza eguali anche nel panorama Tripla A, sviluppata non per soddisfare le necessità di realismo dell’utenza, ma per arricchire e inspessire la debole e tormentata psiche di Renée. I richiami al contesto storico e sociale sono eccellenti, mai invadenti e scontati (e dire che col Fascismo, sarebbe stato molto facile), ma onnipresenti a un giocatore attento: confesso di aver avuto un sussulto di stupore, prima quasi divertito e poi orripilato, nel sentire la filastrocca di Madama Dorè accompagnare Renée nell’ennesima discesa negli inferi della sua mente.

Ricordi frammentati di vite spezzate, memorie urlanti di incubi viventi, violenza, ignoranza, decenza sociale a qualsiasi costo. The Town of Light non si risparmia nel proporre riflessioni su questi e altri temi, momenti ed eventi che fanno male, che sfidano il giocatore non ludicamente ma mentalmente, chiedendogli di partecipare emotivamente al dipanarsi di una vicenda grottesca ma, purtroppo, assolutamente verosimile.

 

Ho potuto giocare The Town of Light in versione Steam grazie a un codice inviatoci dagli sviluppatori.

Claudio Cugliandro

Anche se ama parlare solo di titoli indipendenti e di dissonanze, in realtà il suo passatempo preferito è sparare agli alieni insieme agli amici. Fondatore di Deeplay.

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