Tornare indietro: i giochi da tavolo su licenza videoludica

Descrivere e raccogliere sotto un’unica definizione i prodotti su licenza è sempre molto difficile perché ci sono troppe variabili che influiscono sulla possibile bontà del progetto.
L’idea di usare un brand proveniente da un altro mezzo di comunicazione per creare, innanzitutto, è di per sé un rischio poiché si può incappare nell’eventualità di deludere le aspettative dei fan di tal proprietà intellettuale. Altro problema può essere quello della scarsa compatibilità tra il brand e la piattaforma su cui vogliamo farlo approdare. Infine, può semplicemente succedere che quello che abbiamo pensato non sia un prodotto buono nel panorama del medium che abbiamo scelto, ma semplicemente un grande nome appiccicato con lo sputo a un qualcosa che il grande pubblico già conosce o, ancora peggio, a un prodotto blando che non ha nessuna qualità che lo fa spiccare nel “mondo” che abbiamo scelto.
Dove sta il limite, quindi, tra un buon prodotto su licenza e uno che non è nient’altro che un macchina da soldi volta a spolpare il portafoglio dei fan ingenui? Proverò, con questo articolo, a fare una piccola storiografia di due mondi a me cari — i videogiochi e i giochi da tavolo —, appuntando i momenti in cui si sono incontrati, e concentrandomi in particolare sulle versioni “in scatola” di diversi giochi elettronici.

giochi da tavolo

[rumore di dadi e grida dei razziatori di sottofondo]

È pur sempre gioco — Influenza reciproca

Prima di immergerci completamente nel tema dell’articolo va fatta una digressione sulle influenze che il gioco da tavolo ha avuto sul videogioco (e viceversa).
È evidente che i videogiochi, in un certo senso, siano una estensione digitale delle esperienze riscontrabili con i giochi da tavolo, ed è anche evidente che, con il passare degli anni, questi si siano distinti acquisendo dignità propria. Badate bene che con “giochi da tavolo” intendo qualunque esperienza ludica analogica che prevede la presenza di una superficie su cui allestire la partita: dai giochi astratti come gli scacchi ai giochi in scatola come Monopoly, dai giochi di miniature come Warhammer ai giochi di ruolo come Dungeons & Dragons, dai giochi di carte collezionabili come Magic: The Gathering ai giochi di abilità come Crokinole. Va quindi da sé che le possibili influenze di questi giochi sul gioco digitale siano molteplici: suggestioni estetiche che vanno a concretizzarsi qualora si ha la possibilità di introdurre la sfera visiva, meccaniche e interazioni che si estendono grazie alle possibilità (e ai limiti) della macchina con cui si opera durante una sessione videoludica. Ci sono, poi, tantissimi giochi da tavolo che hanno avuto una controparte digitale (solo su Steam sono oltre un centinaio e in giro per gli altri store digitali ne sono presenti almeno altrettanti) e videogiochi che hanno pescato a piene mani dal gioco da tavolo, come Hearthstone e Armello.
Dall’altro lato della barricata, in tempi recenti, troviamo giochi da tavolo — specialmente giochi in scatola — che stanno sempre più pescando dal videogioco per impostazioni e stile. Troviamo giochi, come ad esempio Boss Monster, che usano l’immaginario del videogioco — adattato seguendo particolari stilemi che invece sono tipici del gioco in scatola moderno — o altri che integrano porzioni di videogioco nell’esperienza utilizzando supporti digitali, basti pensare a World Of Yo-Hogioco che ci vede usare i nostri smartphone al posto delle pedine da muovere sulla plancia di gioco.
C’è quindi una costante influenza reciproca tra i due mezzi, voluta anche dal fatto che spesso chi crea in un medium è appassionato anche dell’altro.

La scatola base e quella dell'espansione di Boss Monster non lasciano all'immaginazione l'evidente influenza che i videogiochi hanno dato al progetto.

La scatola del gioco base e quella dell’espansione di Boss Monster non lasciano all’immaginazione l’evidente influenza che i videogiochi hanno dato al progetto.

Non solo Monopoly — I giochi da tavolo contemporanei

Altra digressione necessaria è relativa alla tendenza avviata circa trent’anni fa nel gioco da tavolo. Lontani dalle logiche del gioco dalla grande distribuzione, infatti, molti designer hanno iniziato un lavoro progressivo e stratificato di progettazione del gioco da tavolo, che ha portato alla creazione di un settore più hobbystico che, a sua volta, ha generato due grosse categorie di giochi: quelli alla europea e quelli alla americana.
I primi derivano principalmente dai giochi astratti e ne estraggono l’essenza (basso quantitativo di fortuna, alto tasso strategico/matematico) aggiungendoci bassa o nulla interazione conflittuale o di eliminazione tra i giocatori. I secondi, completamente opposti agli europei, derivano dai wargame e dai giochi di miniature, importandone quindi l’alta importanza del caso (mitigata da meccanismi e scelte offerti al giocatore) e dell’ambientazione con un forte accento sul conflitto e sul confronto.
Stili di gioco che a vederli così paiono agli antipodi ma che, con il tempo, hanno iniziato a restringere i confini e ad avvicinarsi.

giochi da tavolo

Tom Vasel è attualmente il critico di giochi da tavolo più riconosciuto a livello mondiale. Quella dietro di lui è parte della sua collezione, che vanta in totale 350-400 giochi, quasi tutti usciti nell’ultimo ventennio. Chiedetevi perché quella in cui viviamo ora viene chiamata età dell’oro del gioco da tavolo.

La preistoria — Il caso USAopoly

Chiamarla preistoria, in realtà, è errato dato il fatto che l’azienda in questione continua tutt’ora a produrre questo tipo di giochi in scatola, ma serve per portare avanti un determinato concetto. USAopoly è una casa di produzione che si occupa generalmente di creare versioni su licenza di giochi molto famosi.
Scartabellando il sito, è possibile trovare versioni di Monopoly, Risiko, Cluedo, Trivial Pursuit, Yathzee dedicate a, tra gli altri, The Legend Of ZeldaHalo, e più o meno ogni altra licenza geek e nerd vi possa venire in mente e che abbia avuto negli ultimi anni un minimo di eco. Questo, a un occhio meno attento, può risultare una cosa simpatica, un modo carino per estendere la propria affezione a un brand. Ma è esattamente così?
Ci sono diversi motivi per cui bisognerebbe interrogarsi sull’effettiva qualità di questi prodotti. Il primo è che i temi scelti sono esclusivamente estetici, applicati più sulla veste grafica che nel gioco in sé, che non varia moltissimo dalle versioni a cui tutti abbiamo giocato almeno una volta nella vita — e questo comporta il puntare sulla facilità di utilizzo rispetto a un gioco nuovo pensato attorno al tema. Secondariamente, ci troviamo davanti a prodotti pensati con l’unico scopo di vendere a gente poco informata, convinta che la cosa che sta comprando sia qualcosa di più di una semplice azione commerciale neanche troppo ispirata. Infine il punto più importante: questi giochi rubano spazio a prodotti su cui gli autori hanno costruito un percorso specifico per la proprietà intellettuale che hanno avuto in licenza e da cui i potenziali giocatori/fan si allontanano perché preferiscono orientarsi su cose che già conoscono su cui è stato appoggiato un velo del proprio videogioco preferito.
Non fraintendetemi, se vi piace Monopoly e volete avere tonnellate di versioni di questo gioco, non sono nessuno per impedirvelo. Però, se invece siete fan del prodotto con cui è stato rivestito il gioco, permettetemi di dirvi che esistono prodotti che, oltre ad avere questa o quell’altra licenza, sono anche ben fatti.

giochi da tavolo

Chissà che bello che deve essere Parco della Vittoria a Hyrule.

Il presente — L’influenza del videogioco sul gioco da tavolo moderno

Completamente contrapposto al modello USAopoly esiste un mondo sconfinato di giochi da tavolo basati su videogiochi creati intorno a essi ma che integrano, in maniera il più possibile tematica, meccanismi unici del gioco da tavolo. Potremmo trovare società che cercano di rendere Doom un gioco da tavolo semi-cooperativo in cui un team di quattro persone esplora un dungeon riempito di ogni possibile schifezza demoniaca dal quinto giocatore, o che portano il mondo di XCOM e BioShock Infinite su piani non esplorati dal videogioco originale ma che comunque sono coerenti con il tema. Insomma, esistono moltissimi giochi da tavolo, realizzati da designer più o meno esperti con risultati più o meno efficaci, nei quali si può trovare coerenza tra tema e meccaniche di gioco andando oltre la semplice sovrastruttura estetica.

giochi da tavolo

Il gioco da tavolo tratto da Doom è stato talmente importante da definire le basi per un genere di successo, i dungeon crawler.

Il futuro — Kickstarter e il caso Dark Souls

Esattamente come per i videogiochi, ma in maniera decisamente più estesa, il crowdfunding rappresenta una realtà importantissima per i giochi da tavolo. Realizzare un gioco da tavolo costa tantissimo, specialmente se lo si vuole rifinire dal punto di vista della produzione con componenti e grafiche di livello: perciò, affidarsi al finanziamento del pubblico è una strada percorsa da sempre più aziende dedite alla produzione di questo tipo di giochi.
Tra queste vi è anche Steamforged Games, casa di produzione di giochi di miniature che ha deciso di lanciarsi nella produzione di giochi in scatola con un titolo dall’eco prevedibile: sto, ovviamente, parlando del gioco dedicato a Dark Souls, entrato nella storia per essere il progetto Kickstarter che più rapidamente ha sbloccato tutti gli obiettivi inseriti nella campagna.
Sembrerebbe una cosa positiva, tanto per i ragazzi di Steamforged quanto per il panorama in generale, no? No. È abbastanza evidente che i soldi a questo progetto siano arrivati da persone attratte dalla licenza più che dall’idea di giocare un gioco da tavolo di stampo contemporaneo e magari estendere la propria conoscenza del mezzo.
Conoscenza, altro punto spinoso. Leggendo e guardando varie interviste, infatti, sembra che la conoscenza del gioco da tavolo delle persone che hanno creato Dark Souls: The Board Game sia molto bassa, a livelli di mera passione più che di approfondita ricerca. Sarò contentissimo di essere smentito se poi il gioco sarà di qualità elevatissima e rifinito in ogni dettaglio ma, ad oggi, mi sento di dire che questo gioco ha solo una buona licenza e un ottimo supporto dal pubblico. Senza contare che iniziative come questa rischiano di oscurare prodotti che invece hanno la rifinitura necessaria, come il recente Bloodborne, realizzato da Eric M, Lang, uno dei designer più in voga del momento, per Cool Mini Or Not, la casa responsabile di quel fenomeno che è Zombicide.

Luca Parri

Videogiocatore anomalo: più interessato al contesto che al contenuto. Perde ore a guardare i caratteri usati e l'HUD in un videogioco. Ossessionato dalla teoria GNS.

Website:

Post a Comment