Anteprime

Pokémon Sole e Luna: pronti per Alola?

Me l’hanno fatta ancora. Per l’ennesima volta Game Freak ha giocato con i miei sentimenti, li ha presi, strapazzati, frullati e, una volta fatto, mi ha guardato diritto negli occhi, quasi mi stesse chiedendo perché avessi deciso di mollare la presa e abbandonarli dopo tutto questo tempo.

Ebbene sì, il videogioco che più bramo in questo 2016 sfolgorante è solo uno: Pokémon Sole e Luna.
Se una nuova regione da visitare, una marea di nuovi pokémon, nuove forme di vecchi pokémon e il ritorno, come minigioco, di Pokémon Snap non vi bastasse, magari un’analisi nel dettaglio vi farà cambiare idea (svoltandovi la giornata).

Infradito ai piedi e ukulele in mano

L'arcipelago di Alola in tutta la sua bellezza.

L’arcipelago di Alola in tutta la sua bellezza.

La nuova regione che esploreremo ossessivamente risponde al nome di Alola, un arcipelago composto da quattro isole naturali (l’isola Melemele e l’isola Akala sono state annunciate ufficialmente) più una quinta isola artificiale, chiamata Aether Island.
Grazie a una veste grafica rinnovata, con un uso del 3D decisamente migliore rispetto a quello utilizzato per l’accoppiata XY/Rubino Omega e Zaffiro Alpha, il primo scopo di Sole/Luna pare quello di coinvolgerci ulteriormente, calandoci in un mondo coloratissimo. Spazio dunque a spiagge dalla sabbia bianchissima, allo scrosciare incessante delle onde, a grotte e cavarne scavate nella roccia e lambite dal mare. Innovativo anche il sistema della gestione dello scorrere del tempo: quando in Sole sarà giorno, in Luna sarà notte fonda, con una differenza annunciata di dodici ore.
Le varie novità della regione di Alola si sommano al nuovo sistema di progressione che dovrebbe rimpiazzare le palestre. Ogni isola sarà caratterizzata dalla presenza di alcune Sfide, quest secondarie che dovrebbero comportare la ricerca di oggetti o la risposta ad alcune domande. Superata la Sfida, si avrà a che fare con il Pokémon Totem, una forma più grande e grossa capace di evocare altri pokémon a dargli man forte. Infine, come ultima prova, a sancire la nostra crescita, ci sarà la Grande Sfida (Grand Trial) contro il Kahuna (mega-supremo Capopalestra?) dell’isola: solo allora potremo avanzare verso l’isola seguente e proseguire con il gioco.

Nuovo stile per nuovi Pokémon

Erba, Fuoco, Acqua. Come sempre, da sempre.

Erba, Fuoco, Acqua. Come sempre, da sempre.

Se i tre starter (Rowley, Litten e Poppilo) sono il fil-rouge che collega la tradizione al nuovo, con il loro disegno dalle curve morbide e quella tenerezza tipica capace di vendere una tonnellata di peluche, l’arrivo dei due pokémon leggendari caratterizzanti il titolo mi ha assestato un colpo non da poco all’altezza della bocca dello stomaco. Solgaleo e Lunala non sono pokémon, nascondersi dietro un dito è inutile, ma devono molto al tratto maturo e più complesso dei cugini dimenticati dei pocket monsters: i Digimon. Il pokémon-sole ricorda alla lontana un mecha dal corpo in metallo indistruttibile, mentre il pokémon-luna un demone pipistrello pronto a essere sconfitto dall’eroe di turno: entrambi i disegni, però, si distaccano dalla tradizione pokémon regalandoci qualcosa di nuovo, come se Game Freak, in accordo con Nintendo, fosse conscia che il suo pubblico sta crescendo assieme al brand e, ormai, non è più composto solamente da ragazzini. Anzi.
L’opera iniziata con Solgaleo e Lunala, dunque, continua con altri pokémon “diversi” che, per disegno e stile, tracciano una nuova via: è il caso di Sandygast e Palossand, pokémon Sabbia/Spettro, che non è null’altro che un castello di sabbia infestato; di Wishiwashi, lacrimoso pesciolino la cui abilità peculiare gli permette di cambiare forma (da Solo form a School form) e diventare leggermente più spaventoso (tanto spaventoso da far scappare pure Gyarados, secondo il pokédex); ma la vera svolta l’ho notata con Type: Null: è con lui che si nota maggiormente la nuova strada, sia per il nome, se di nome si può parlare, sia per il design non-pokémon e, se teniamo conto che questa è la settima generazione, ciò non è necessariamente negativo.

Nuova forma, vecchia sostanza

La nuova forma di Exeggutor ha già generato una quantità fuori-scala di meme.

La nuova forma di Exeggutor ha già generato una quantità fuori-scala di meme.

Ed è qui che Game Freak, e Nintendo, hanno sganciato la bomba rendendomi veramente euforico. Mentre assaporavo la notizia, sorseggiando un ottimo cognac davanti al mio caminetto immaginario, mi sono immaginato l’intero consiglio di amministrazione delle due società sopracitate, seduto a un tavolo, gli occhi abbassati e le braccia conserte. Dal nulla un’affermazione: «Si aspettano qualcosa da noi, qualcosa di grosso». Borbottii di risposta, sedie che scricchiolano, denti che digrignano. Qualcuno alza la mano. «Potremmo forse…». Uno schiaffo come risposta, sguardi come colpi di pistola. «No, non lo faremo». Poi il grave silenzio. Sino a quando non si sono accese le luci, tra strette di mano e abbracci. Qualcuno, in un momento imprecisato, aveva partorito questo.
Ebbene, questo, è diventato all’istante il motivo per cui la mia fiducia nei confronti di pokémon Sole/Luna è aumentata esponenzialmente.
Le nuove forme di Alola rilanciano quei pokémon più sfortunati, snobbati sin da sempre e mai utilizzati come vere risorse nel corso del gioco. Tranne Marowak, ovviamente, la cui nuova versione Fuoco/Spettro lo rende la definitiva controparte di Batman nel mondo pokémon.
Spazio dunque al nuovo Vulpix e al nuovo Ninetales che, diventando Ghiaccio, potrebbero stravolgere le carte in tavola soprattutto in ambito competitivo; ai nuovi Shandshrew e Sandslash che, diventando Ghiaccio/Acciaio, diventano la condanna a morte dei Draghi da qui all’eternità; alla nuova versione di Meowth, se possibile ancora più sordida e snob; per concludere con la versione hawaiana di Raichu che, senza un motivo valido, usa la sua coda come surf e acquisisce il tipo Psico.

Cattivi con il fiocco — Z-Moves e Ultra Beast

Snorlax vi cercherà, vi troverà e vi...

Snorlax vi cercherà, vi troverà e vi…

Come ogni gioco Pokémon che si rispetti, anche Sole e Luna avranno il loro cattivissimo team nemico che, con la malvagità tipicamente ingenua del gioco, capace di strapparci più d’una volta un ghigno soddisfatto, tenterà in tutti i modi di metterci i bastoni tra le ruote.
Dismessa l’associazione para-mafiosa del Team Rocket, sconfitto il nazi-ecologismo del Team Magma/Aqua e la valentiniana eleganza del Team Flare, questa volta dovremo scontrarci contro il Team Skull, un gruppetto di felloni pronto a rubare pokémon altrui e a commettere ogni tipo di nefandezza (tra cui vestirsi come a un festival EDM) pur di adempiere ai loro scopi.
Se nel delineare il team nemico risulta quasi impossibile rintracciare una qualsivoglia vena di originalità o novità, nell’ambito delle tecniche qualcosina cambia: per la prima volta nella storia del brand potremo utilizzare le Z-Moves.
Prendendo spunto dalle Mega-Evoluzioni, vera novità del precedente capitolo, le Z-Moves, sono mosse che necessitano d’un bracciale (Z Ring) e d’un cristallo (Z Crystal, che dovrebbe essere uno per pokémon), per essere attivate. Per via della loro devastante potenza, queste tecniche potranno essere utilizzate, ahimè, una sola volta per combattimento, dando nuova linfa vitale all’ambito competitivo.
Ultima novità degna di essere considerata sono le Ultra Beast, delle nuove forme di vita annunciate nell’ultimo aggiornamento del 6 settembre. Non si sa ancora nulla a riguardo, se non che sono degli essere così potenti da costituire una minaccia reale sia per l’umanità che per i pokémon.

In conclusione

La carne al fuoco è tantissima e, pur non avendo ancora rivelato gran parte del nuovo (e vecchio) poster, pur non avendo spiegato praticamente nulla delle nuove meccaniche, pur dandoci succose informazioni con il contagocce, Game Freak (accompagnata dall’alma mater Nintendo), sta producendo un gioco destinato a far discutere. Per quanto il design dei nuovi pokémon mi entusiasmi, e non poco, si sono già fatte sentire le prime critiche nei confronti di questo ultimo, forse per un’eccessiva originalità unita a un taglio troppo netto con il passato.
Queste critiche, unite all’annoso problema di “more of the same” che ammorba la saga da tempo immemore, potrebbero far pagare un scotto (in)previsto al brand.
Se prendiamo però in considerazione le nuove forme di Alola, l’arrivo di nuove tecniche capaci di ribaltare le sorti di uno scontro e un mondo di gioco mai parso così vivo Pokémon Sole/Luna, in coda al successo interplanetario di Pokémon Go, potrebbe essere, sia per il pubblico casual che per quello hardcore, un successo non da poco.

Approfondimenti

Pokémon GO – Girovagando per il mondo

Più che l’estate del 2016, sembra che quella in cui ci siamo addentrati da un mese sia piuttosto l’estate del 1996. Uno dei motivi principali è — manco a dirlo — il rilascio della seconda applicazione supervisionata e distribuita da Nintendo, Pokémon GO.

Sviluppata da Niantic — la start-up ora indipendente ma che una volta era proprietà di Alphabet (e quindi di Google) che si occupa di sviluppare applicazioni basate sulla realtà aumentata che integrano gli strumenti open-source di Google come Maps — in collaborazione con The Pokémon Company e interamente supervisionata da Nintendo, Pokémon GO negli ultimi giorni ha scosso le fondamenta della nostra società, diventando un fenomeno quasi incontrollabile e incalcolabile nel suo enorme successo. Ma qual è la formula che sta dietro tutto questo? Quali sono le capacità ludiche del titolo e da che cosa derivano? Quali sono, e saranno, le conseguenze a livello sociale e fisico sui giocatori e sulle persone che li circondano? È possibile quantificare i guadagni immediati che le parti coinvolte stanno ottenendo ed è possibile fare una stima della durata del successo? Provo a fare un tentativo, sapendo che sarà molto difficile e che probabilmente quanto leggerete varrà ora, ma tra pochi giorni sarà completamente smentito.

Pokémon

Esempi di schermata di gioco.

La componente ludica: la versione leggera e solitaria di Ingress?

Come già detto il gioco proviene da una collaborazione tra tre parti, due delle quali assimilabili tra loro: The Pokémon Company, Nintendo e Niantic. Ciascuna di esse dà il proprio contributo diretto all’applicazione, con The Pokémon Company che si occupa dell’inserimento e della gestione del brand all’interno del software, Nintendo impegnata nella gestione del coordinamento del progetto e della distribuzione, e Niantic (supportata da The Pokémon Company) allo sviluppo pratico.
Parlando di Pokémon GO, viene facile quindi cercare di fare dei paragoni con i lavori passati dello studio che si è occupato e si sta occupando del grosso della realizzazione, Niantic. Senza dilungarmi troppo, vi dico che il più grande successo della start-up, prima dell’uscita del fenomeno di cui stiamo parlando, era Ingress, un software molto simile a Pokémon GO, con il quale condivide l’impostazione basata sulla realtà aumentata e sulla navigazione con il supporto di Google Maps.
È quindi possibile dire che Pokémon GO sia la versione a tema di Ingress, come sembrerebbe a un primo e poco attento sguardo? Assolutamente no, sarebbe anzi più corretto dire che quella a cui ci troviamo davanti è una versione alleggerita e resa “solitaria” della precedente; quasi una sorella minore. I motivi sono tantissimi: Pokémon GO non ha interazioni dirette, componenti ludiche che effettivamente orientano il giocatore e il suo gioco tra i vari giocatori — per esempio — e mancano completamente tutta una serie di avvertimenti e notifiche sulle azioni degli altri utenti (e di conseguenza della fazione, tra le tre disponibili, di cui questi fanno parte) della zona. Sembra di essere continuamente soli, con l’unico obiettivo di completare un album di figurine in realtà aumentata e, ogni tanto, interagire con dati salvati su un server da altri giocatori.
Badate bene: questo per me non è affatto un male. Mi importa poco della difficoltà al limite dell’incomprensibilità di Ingress, e mi sta bene avere Pokémon GO esattamente così com’è. Senza contare che, al momento, Niantic ha già annunciato di essere al lavoro su una componente di combattimento e di scambio di pokémon tra giocatori che dovrebbe rendere il tutto più interattivo.

Pokémon

Mi spiace per i sognatori, ma catturare in Pokémon GO è decisamente meno entusiasmante di così.

 

Pokémon GO e la società: uniti (ma sempre un po’ soli)

Se nel gioco in sé sembra sempre di essere soli in un mondo vastissimo che tenta di farci collegare con l’esterno, basta cercare informazioni e/o notizie sul tema per entrare in un mondo attivo, condiviso, “vivo”. Le comunità nate nell’ultima settimana, sia a livello locale che globale, sono un’infinità, e con livelli di approfondimento molto variegati: c’è chi prende l’applicazione come un semplice pokédex in realtà aumentata, e chi invece guarda al futuro pronto a prepararsi per le prossime implementazioni. Ma ci sono anche risvolti sociali, effetti che l’esplosione di download si sta portando dietro.
Minacce a persone che si sono espresse contro il gioco (che l’abbiano fatto in maniera ironica o meno ha poca importanza), presunti effetti psicofisici dell’applicazione sui giocatori, incidenti, cadaveri scoperti, raduni di migliaia di appassionati, e le immancabili teorie del complotto che guardano al software come a uno strumento di controllo. La lista dei riscontri che questo gioco sta avendo sul nostro modo di vivere, anche di chi non gioca, è interminabile. Ma in cosa si traduce tutto questo?
Come sempre, è una questione di punti di vista, e io non voglio entrare nel merito e dare giudizi. Piuttosto, mi sento di poter confermare la mia ammirazione per tutto quello che sta accadendo. Tutto ciò è semplicemente incredibile, inaspettato, ed è la cartina di tornasole dell’affezione che il mondo ha verso il brand, del suo inattaccabile successo anche tra chi non vi si è mai avvicinato.

Pokémon

I fan di Pokémon GO in un raduno a Sydney, fonte.

Parliamo di soldi: le cifre di Pokémon GO

Va da sé che successo equivale a guadagno e che guadagno equivale a prospetto futuro. Attualmente l’applicazione ha infranto ogni record, diventano quella che più velocemente ha raggiunto la vetta dei download, avendo lo stesso quantitativo di utenti del decennale social network Twitter. Da un punto di vista monetario, i risultati confermano questa tendenza: a Nintendo l’applicazione fa guadagnare 1.6 milioni di dollari al giorno (da ripartire con gli altri attori coinvolti), e il valore dell’azienda in borsa ha avuto un’impennata quasi senza precedenti (ricordiamo tutti quanti il Wii, no?).
C’è chi dice, però, che il successo del gioco non è destinato a durare, e che in massimo quattro mesi soltanto una minuscola nicchia di persone continuerà a giocarci. Che tipo di dato è questo? Negativo? Positivo? Nessuno dei due: sebbene sia un dato plausibile, poiché la fruizione dei prodotti è estemporanea e estremamente usa e getta in questo periodo, non è un dato che decreta il fallimento del secondo esperimento mobile di Nintendo. Anzi, si può dire che è solo una conferma della bontà delle strategie della società di Kyoto.

Pokémon

L’andamento delle azioni Nintendo nell’ultimo mese, fonte MSN Money.

 

Conclusioni: fenomenologia di un successo virale

Seguire un fenomeno come questo è entusiasmante, non tanto per il prodotto in sé, quanto per gli effetti che sta avendo sulle persone. Vedere l’enorme successo di un gioco che ludicamente ha poco da offrire, ma che spinge su altro — sull’affezione e sulla diffusione ad esempio —, è indice di come, a volte, non basta focalizzarsi sul giocare per creare un gioco perfetto.